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CHICAGO. SPECIALE ‘ASCO 2017’

Le metastasi vertebrali migliorano
con una sola seduta di radioterapia

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La compressione del midollo spinale causata da una metastasi vertebrale è una frequente complicanze delle persone affette da tumore in fase avanzata e comporta un grave scadimento della qualità di vita. Spesso per questo problema si fa ricorso alla radioterapia, che è in grado di alleviare il sintomo dolore. Ma non esiste uno schema di trattamento definito. Uno studio di fase 3 presentato al congresso annuale dell’ASCO dimostra che una singola seduta di radioterapia è altrettanto efficace di un’intera settimana di trattamenti. “Il nostro studio – commenta l’oncologo Peter Hoskin del centro oncologico Mount Vernon di Middlesex (Gran Bretagna) – stabilisce che una  singola seduta di radioterapia può essere considerata dunque il trattamento standard per i pazienti con compressione metastatica del canale spinale, almeno per quelli con una breve aspettativa di questa. E questo significa non doversi recare giorno dopo giorno in ospedale per essere sottoposti a radioterapia, avendo al contrario più tempo da passare con la famiglia”.

Lo studio ha interessato 688 pazienti con metastasi da tumore della prostata (44 per cento), del polmone (18 per cento), della mammella (11 per cento) e gastro-intestinali (11 per cento). L’età media dei pazienti era di 70 anni e il 73 per cento era di sesso maschile. I pazienti sono stati sottoposti a radioterapia in dose singola (8 Gy) o in 5 sedute giornaliere (per un totale di 20 Gy). Il principale endpoint dello studio era la capacità di tornare a camminare, misurata in una scala a 4 punti (grado 1: possibilità di camminare normalmente; grado 2: possibilità di camminare con una stampella o un deambulatore; grado 3 difficoltà a camminare anche con gli ausili; grado 4: i sedia a rotelle). All’inizio dello studio il 66 per cento dei pazienti era in stadio 1 o 2. A distanza di 8 settimane dal trattamento il 69,5 per cento dei pazienti sottoposti ad una singola seduta di radioterapia e il 73,3 per cento di quelli trattati per 5 giorni erano in stadio 1 o 2, risultato questo che dimostra che entrambi i regimi di trattamento erano validi per permettere ai pazienti di continuare a poter camminare. “Il riconoscimento precoce e il tempestivo trattamento dei sintomi da compressione del midollo spinale – commenta Hoskin – sono di importanza critica per ottenere i migliori risultati con la radioterapia. Di certo, prolungare il trattamento può avere una maggior efficacia nel rallentare la crescita del tessuto tumorale; per questo, uno schema di trattamento a più sedute potrebbe essere preferibile nei pazienti con una maggiore aspettativa di vita, ma anche questo andrà confermato da ulteriori studi”.

Quando i tumori danno metastasi alle ossa, molto spesso vanno ad interessare anche le vertebre e questo può causare una compressione del midollo spinale (succede in un paziente su 10 di quelli affetti da tumori solidi) che a sua volta è causa di dolori importanti, di alterazioni della sensibilità e di difficoltà a camminare. In alcuni casi di compressione spinale, si può ricorrere anziché alla radioterapia ad un intervento di chirurgia vertebrale. (MARIA RITA MONTEBELLI)

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