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CHICAGO. SPECIALE ‘ASCO 2017’

Tumore del polmone: super-risposte
con pembrolizumab e chemioterapia

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La combinazione di immuno-terapia e chemioterapia in prima linea nel tumore del polmone è più efficace della sola chemioterapia: è quanto emerge dallo studio di fase IIKEYNOTE-021G su 123 pazienti colpiti da tumore del polmone non a piccole cellule non squamoso metastatico (indipendentemente dall’espressione di PD-L1), presentato al 53° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) che chiude oggi i battenti a Chicago. La combinazione di pembrolizumab, nuovo farmaco immuno-oncologico, con un regime chemioterapico comunemente usato (pemetrexed e carboplatino) ha dimostrato un tasso di risposta obiettiva del 57 per cento, quasi raddoppiato rispetto alla sola chemioterapia a base di pemetrexed e carboplatino (30 per cento). Inoltre, la combinazione pembrolizumab più chemioterapia determina una riduzione del rischio di progressione di malattia di circa il 50 per cento; ad un anno il tasso di sopravvivenza libera da progressione è il 56 per cento rispetto al 34 per cento della sola chemioterapia e il tasso di sopravvivenza globale è pari al 76 per cento rispetto al 69 per cento con la chemioterapia, con una riduzione del rischio di morte di più del 30 per cento. “Lo studio presentato all’ASCO è un aggiornamento dei risultati che hanno portato all’approvazione della combinazione in prima linea da parte dell’ente regolatorio americano, la Food and Drug Administration (FDA), aggiungendo 5 mesi di osservazione – spiega il professor Filippo de Marinis, direttore della Divisione di Oncologia Toracica all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano – Con i cinque mesi addizionali di follow up la combinazione pembrolizumab e chemioterapia in prima linea continua a dimostrare un sostanziale incremento dell’efficacia da un punto di vista clinico per i pazienti con malattia non squamosa avanzata, con quasi il doppio della percentuale di risposta obiettiva e un miglioramento della sopravvivenza stimata a un anno”.

Complessivamente nel 2016 sono state registrate in Italia oltre 41 mila nuove diagnosi di questa neoplasia (più del 30 per cento fra le donne). Il tumore del polmone non a piccole cellule non squamoso (adenocarcinoma) rappresenta circa il 60 per cento dei casi, l’istotipo non a piccole cellule squamoso il 20-25 per cento, il carcinoma a piccole cellule (microcitoma) circa il 15 per cento. “è recente la decisione dell’agenzia regolatoria italiana (AIFa) che ha approvato pembrolizumab in prima linea per i pazienti colpiti da carcinoma polmonare non a piccole cellule in fase avanzata che esprimono il biomarcatore PD-L1 – sottolinea De Marinis – Lo studio KEYNOTE-021G che ha portato all’approvazione della combinazione della nuova molecola immuno-oncologica con la chemioterapia negli Stati Uniti apre nuove prospettive per il trattamento in prima linea anche dei pazienti che non esprimono PD-L1. Questo studio inoltre è il primo dato relativo alla combinazione di una molecola immuno-oncologica con la chemioterapia che indica la superiorità rispetto allo standard di cura”. (MARTINA BOSSI)

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