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CHICAGO. SPECIALE ‘ASCO 2017’

Risultati ottimi con pembrolizumab
nel melanoma metastatico avanzato

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Confermati i benefici a lungo termine dell’immuno-terapia nel melanoma, tumore della pelle particolarmente aggressivo che nel 2016 ha fatto registrare nel nostro Paese 13.800 nuovi casi. Al 53° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) che chiude oggi a Chicago sono stati presentati i risultati relativi al beneficio a lungo termine di pembrolizumab, nuova molecola immuno-oncologica. Lo studio di fase III KEYNOTE-006 ha coinvolto 834 pazienti colpiti da melanoma in stadio III inoperabile o IV avanzato non trattati in precedenza o che avevano già ricevuto una terapia in prima linea. Dopo quasi tre anni (33,9 mesi) il 50 per cento dei pazienti trattati con pembrolizumab è vivo rispetto al 39 per cento dei pazienti che avevano ricevuto ipilimumab. Non solo, pembrolizumab ha anche più che raddoppiato il tasso di sopravvivenza libera da progressione (31 per cento rispetto al 14 per cento) e le risposte obiettive hanno raggiunto il 42 per cento con pembrolizumab rispetto al 16 per cento con ipilimumab. “La metà dei pazienti è vivo dopo quasi tre anni, si tratta di un risultato molto importante che conferma il miglioramento della sopravvivenza con pembrolizumab e i benefici di questa molecola nel trattamento del melanoma in fase avanzata – spiega il professor Paolo Ascierto, direttore Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione ‘G. Pascale’ di Napoli - E’ stata anche condotta una sottoanalisi per valutare l’outcome dei pazienti (104) che avevano completato i due anni di trattamento: in questa sottopopolazione, dopo un follow-up mediano di 10 mesi dalla sospensione, il 91 per cento dei pazienti non presenta progressione di malattia. Siamo di fronte all’unico dato di sopravvivenza a lungo termine anche dopo l’interruzione di un trattamento con un farmaco immuno-oncologico anti-PD1 in questa patologia. Questi dati sono di fondamentale importanza anche al fine della definizione della durata della terapia, uno dei quesiti più importanti nel trattamento dei pazienti con checkpoints inhibitors. Abbiamo finalmente dei dati in uno studio prospettico di prima linea”. (LAURA FUSILLO)

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