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CHIRURGIA PLASTICA E RICOSTRUTTIVA

Curare le ferite croniche
Con il sistema biofotonico

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Guarire da una ferita è un processo complesso che coinvolge tutto l'organismo. Quando qualcosa in questo processo non funziona a dovere per svariati motivi possono insorgere le cosiddette ferite 'difficili' o le ulcere, un problema sanitario ad oggi misconosciuto e affrontato in modo spesso erroneo. Sembra tuttavia essere all'orizzonte una nuova soluzione terapeutica: si tratta di una tecnologia sviluppata dall'azienda farmaceutica Klox Technologies - il sistema biofotonico Lumiheal - che consente di ottenere grandi miglioramenti sulle ferite croniche. Tale tecnologia si basa sulla capacità di una luce Led di colore blu di attivare, a  specifiche lunghezze d'onda, un gel vettore di molecole foto-assorbenti che innescano una serie di reazioni biologiche. Grazie al fenomeno della fluorescenza, ovvero della proprietà di alcune sostanze di assorbire la luce e di riemetterla a lunghezze d'onda diverse, la luce Led agisce su di un gel di colore arancio acceso, applicato preventivamente sul letto della ferita, provocandone il cambiamento di colore in arancio/rosa. Tale variazione cromatica è dovuta all'emissione da parte del gel di 3 tipi di lunghezze d'onda parallele: blu (581-600nm) la più superficiale, in grado di distruggere la flora batterica presente sulla ferita e di stimolare i globuli bianchi; verde (501-590nm) di media lunghezza, che stimola la produzione di fibroblasti, cellule incaricate di produrre il collagene che andrà a risanare i tessuti; arancio chiaro (601-620nm), che va in profondità e provoca la contrazione della ferita sollecitando la formazione di nuovi vasi sanguigni. "È un approccio rivoluzionario - racconta il professor Giovanni Scapagnini, docente di biochimica clinica all'Università del Molise - si tratta di una tecnologia apparentemente semplice, soprattutto nel suo utilizzo, e senza effetti collaterali che però nasconde una incredibile sofisticazione, tale da permettere di comunicare con le cellule e di far ripartire un processo, quello di guarigione, che normalmente è bloccato e cambiare totalmente la traiettoria del percorso di guarigione di ferite che di norma non rispondono ai trattamenti. Il medico così è facilitato moltissimo nella gestione di pazienti, anche di pazienti difficili come i diabetici, purtroppo molto soggetti a simili cronicizzazioni delle lesioni".

Tale tecnologia ha ottenuto ottimi risultati, stando ai dati emersi da uno studio clinico multicentrico effettuato in 12 centri italiani su 100 pazienti con ferite difficili, presentati al Convegno europeo della Associazione cura lesioni cutanee (Ewma). Per capire la portata del problema ferite difficili e, conseguentemente, la necessità di sviluppare e offrire ai pazienti soluzioni occorre capire esattamente di che cosa si sta parlando: una lesione si cronicizza se entro sei settimane non è scattato il processo di guarigione. Questo avviene per diversi motivi, poiché l'eziologia può essere vascolare (ovvero possono esserci condizioni patologiche nel sistema circolatorio), meccanica (come nel caso delle piaghe da decubito oppure dell'attrito delle scarpe sul piede nei pazienti diabetici), sistemica (se l'organismo è troppo debilitato per reagire in modo appropriato, a causa della vecchiaia o di altri fattori) o post-chirurgica. Stando a dati Istat del 2014 il trattamento di queste lesioni costituisce circa il 4 per cento dei costi annuali del Servizio sanitario nazionale, pari a circa un miliardo di euro l'anno di cui il 15-20 per cento è costituito da spese per i materiali. Sono circa 2 milioni gli italiani che sono affetti da una ferita cronica, di questi il 5 per cento è costituito da ultranovantenni, il 3,6 per cento da persone con più di 65 anni. Ci sono tuttavia nel novero circa 30mila bambini. La gestione dei pazienti e gli approcci terapeutici attualmente sono disomogenei, ne consegue che i numeri siano probabilmente più alti in realtà e che non sia possibile effettuare studi clinici a riguardo, poiché mancano gruppi di controllo uniformi. Questi sono i dati emersi nel corso di un incontro a Roma, presso Palazzo Giustiniani, che è stato l'occasione per presentare per la prima volta in Italia il sistema biofotonico, che promette di ottimizzare i costi nella risoluzione della cura di piaghe e ferite difficili. "Vogliamo cambiare il sistema, non c'è stata innovazione negli ultimi 20 anni e questa nuova tecnologia cambierà davvero il modo in cui queste lesioni vengono trattate - commenta Francesco Bellini, presidente della Klox Technologies - abbreviando i tempi di guarigione e riducendo le ospedalizzazioni speriamo di ammortizzare la spesa per questi pazienti e di restituire loro una qualità di vita migliore".  (MATILDE SCUDERI)

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