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FUTURO IN ROSA

Tumori femminili sempre più curabili
Sì, ma la ricerca non si può fermare

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“Negli ultimi anni, rispetto ai tumori femminili si sono registrati maggiore sopravvivenza, più agevole accesso alle cure e migliore qualità della vita delle pazienti - ha dichiarato il senatore Lucio Malan - ma la ricerca sta aprendo ulteriori prospettive, sia nella prevenzione che nella cura: i tumori femminili saranno sempre più curabili. Bisogna mettere le strutture sanitarie in grado di recepire e attuare i grandi progressi fatti dalla ricerca". Un invito, dunque, a non adagiarsi sugli allori da parte del senatore, che ha promosso e aperto la discussione nella tavola rotonda 'Futuro in rosa', tenutasi negli scorsi giorni in Senato con il sostegno non condizionato di Daiichi Sankyo. L'incontro ha cercato di fare il punto sullo stato della prevenzione e della ricerca sui tumori femminili in Italia con lo scopo di promuovere la collaborazione tra istituzioni, medici, aziende e pazienti.

Negli ultimi dieci anni i casi di tumore nel mondo sono aumentati del 33 per cento, un trend in continua crescita, dovuto anche al generale invecchiamento della popolazione. Il cancro è ancora la seconda causa di morte nel mondo dopo le malattie cardiovascolari e, per le donne, il tumore più comune resta quello al seno, che solo nel 2015 ne ha colpite 2,4 milioni. “Le malattie croniche, trasmissibili o non trasmissibili come i tumori, sono patologie in cui permangono intollerabili diseguaglianze in termini di accesso alla salute e ai servizi sanitari, aspettativa di vita e mortalità, tanto più intollerabili in quanto molte di queste malattie sono oggi prevenibili e curabili – ha spiegato il professor Stefano Vella, direttore del centro per la salute globale dell’Istituto superiore di sanità (Iss) - per affrontare questi problemi è cresciuto il concetto di salute globale, un'area emergente e intersettoriale di studio, ricerca e azione, orientata al miglioramento della salute di tutta l'umanità, superando le prospettive, gli interessi e le possibilità delle singole nazioni”.  Anche in Italia l’incidenza dei tumori femminili è in aumento, solo nel 2016 sono stati registrati 50 mila nuovi casi di tumore della mammella. Questo dato, strettamente legato alla decisione di alcune regioni di ampliare la fascia di screening mammografico, ha rivelato un aumento significativo dell’incidenza tra i 45 e i 49 anni. Grazie alla prevenzione, però, la sopravvivenza delle pazienti è mediamente più elevata rispetto al resto d'Europa: nel tumore al seno la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi si avvicina al 90 per cento, e al 68 per cento per il tumore alla cervice uterina, percentuali ancora più elevate quando la malattia viene diagnosticata nel suo stadio precoce. I programmi di prevenzione, quindi, contribuiscono a ridurre significativamente la mortalità nel nostro paese, che è in testa alla classifica europea sulla sopravvivenza per quasi tutti i tumori. Si potrebbe tuttavia fare di più: alcuni studi scientifici, infatti, dimostrano che se una donna si affida a strutture specializzate come le Breast unit, ha una percentuale di sopravvivenza più alta del 18 per cento rispetto a coloro che si rivolgono a strutture non specializzate.  Anche se i più moderni approcci terapeutici hanno portato ad un forte miglioramento della prognosi, ancora oggi troppi fattori di rischio non vengono sufficientemente considerati: cattiva alimentazione, fumo, mancanza di attività fisica. A queste cattive abitudini va naturalmente aggiunto l’elemento umano psicologico della paura che rallenta o frena l’esecuzione dei dovuti controlli, e che può essere affrontato con adeguate campagne che esaltino il ruolo delle associazioni nell’informazione, prevenzione e assistenza fisica e psicologica alle pazienti e alle famiglie colpite da questo tipo di patologie.  “Affrontare il cancro significa affrontare un cammino lungo che inizia con la diagnosi e prosegue con le terapie e i controlli periodici fino alla guarigione o cronicizzazione della malattia, soprattutto per quanto riguarda i tumori femminili. Ma alcuni effetti collaterali possono perdurare anche dopo la conclusione delle terapie e altri possono manifestarsi a distanza di mesi o anni ed in molti casi chi ha avuto un tumore presenta un rischio maggiore, rispetto alle persone sane, di svilupparne un secondo. E' importante che si investa anche in ricerca e prevenzione terziaria per completare il processo di cura che consenta di ricominciare a vivere dopo il cancro, ritornare alla normalità, trovare nuovi equilibri, accettare e valorizzare le mutate capacità ed abilità relazionali, lavorative, psicofisiche - ha dichiarato Elisabetta Iannelli, vice presidente  dell'Associazione italiana malati di cancro (Aimac) e segretario generale della Federazione associazione di volontariato in oncologia  (Favo) – la Favo e le organizzazioni dei malati oncologici affermano con forza e convinzione l'importanza del sostegno psicologico, dell'adesione agli screening ed ai corretti stili di vita, dell'inclusione socio-lavorativa nella consapevolezza che, solo in questo modo, si potrà vincere la sfida della sopravvivenza al cancro e che alla guarigione clinica possa realmente corrispondere quella sociale”.

Il progresso della scienza dipende strettamente dalle risorse che in essa vengono investite: se scienziati e ricercatori disponessero di maggiori finanziamenti, la vittoria contro il cancro sarebbe più veloce e sempre più vicina. Investire quindi cifre importanti di denaro nella ricerca scientifica non è solo una scelta di importanza vitale per il bene comune, ma anche una strategia lungimirante e conveniente per il sistema sanitario ed economico dell’intero paese. L’Italia sta già agendo in questa direzione, infatti il governo ha appena stanziato 500 milioni per farmaci innovativi nella cura del cancro.  “Siamo molto felici di aver sostenuto la realizzazione di questo importante incontro. La mission di Daiichi Sankyo è  da sempre ‘Passione per l’innovazione e considerazione per i pazienti’ e ci impegniamo ogni giorno a tradurlo in realtà, rispondendo ai bisogni non ancora soddisfatti dei pazienti, non solo attraverso lo sviluppo di terapie farmacologiche innovative per il miglioramento della loro qualità di vita, ma anche offrendo il nostro contributo nell’aumentare l’attenzione alla prevenzione e alla diagnosi precoce, due aspetti di vitale importanza, per i quali serve la collaborazione di tutti   – ha concluso Massimo Grandi, presidente e amministratore delegato di Daiichi Sankyo Italia, spiegando il motivo per cui l’azienda farmaceutica giapponese ogni anno investe circa il 23 per cento del suo fatturato globale in ricerca e sviluppo e contribuisce in modo incondizionato a iniziative di disease awareness.  Eventi come quello di oggi nascono proprio per rafforzare la partnership tra istituzioni, associazioni e privati al fine di raggiungere questo comune obiettivo, una migliore sensibilizzazione su queste patologie”. (MATILDE SCUDERI)

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