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PATOLOGIE RESPIRATORIE

Asma e Bpco, arriva l’estate
“Attenti a non sottovalutarle”

Chi soffre di patologie respiratorie come l’asma, soprattutto nelle formi più gravi, e la broncopneumopatia cronico-ostruttiva (Bpco) è importante che si prepari ad affrontare la stagione estiva

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Asma e Bpco, arriva l’estate“Attenti a non sottovalutarle”

Non per tutti l’estate è sinonimo di mare, vacanze e divertimento: l’asma e la Bpco colpiscono infatti milioni di italiani, sia bambini nel primo caso, che adulti. E nel periodo estivo l’afa e il caldo rendono ancora più insostenibili i problemi respiratori, complici anche l’accumulo di inquinanti che si può verificare nell’aria e le maggiori concentrazioni di ozono. E’ questo un tema a cui sono interessati oltre 50 mila italiani con Asma Allergico Grave (Aag) sui circa tre milioni di asmatici, e più di tre milioni di persone con Bpco. A evidenziare l’importanza di un comportamento adeguato nella gestione delle patologie durante il periodo estivo sono gli specialisti a margine dell’evento ‘Breathing’, convegno organizzato la scorsa settimana a Roma con la sponsorizzazione di Novartis, che ha ospitato, grazie alle più innovative tecnologie, contributi di pneumologi da Parigi, Sofia e Birmingham. Abbiamo raccolto, sul tema delle novità terapeutiche dell’asma e della Bpco, l’opinione di due esperti: Paola Rogliani, professoressa di Malattie dell’apparato respiratorio dell’Università di Roma ‘Tor Vergata’ e direttrice dell’ Unità Operativa di Malattie Respiratorie del Policlinico Tor Vergata e Andrea Rossi, professore di Medicina Respiratoria presso l’Università di Verona.

Intervista con la professoressa Paola Rogliani

Perché queste patologie respiratorie, in particolare asma e Bpco, sono in aumento? Peggiorano le condizioni generali della popolazione oppure questo avviene solo perché oggi disponete di una diagnostica più affinata?

C’è una crescita sia in termini di morbilità che di mortalità, soprattutto per la componente Bpco: e una delle motivazioni penso sia di tipo sociale, perché non viene percepita come malattia – forse anche l’uso dell’acronimo non aiuta il soggetto ad individuare chon chiarezza la malattia di cui è affetto – e questo problema non è solo italiano, ma di livello mondiale. Lo stesso Istituto di sanità americano ha lanciato il mese di novembre come il mese dell’awerness, della ‘consapevolezza’ sull’Bpco, proprio per cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica su questo gruppo di patologie che sembrano semplici ma che in realtà sono estremamente complesse. Non per nulla sono considerate dall’Oms come malattie non comunicabili da diagnosticare, curare e trattare.

Un po’ come avviene per il diabete, malattia grandemente sottostimata e ritenuta ‘non grave’, soprattutto da chi ne soffre…

E’ vero, ancher se il diabete è molto, molto più temuto e considerato della Bpco, dove i pazienti comunque si curano di più e muoiono molto meno che per la Bpco. Anche se questa patologia respiratoria, a differenza dello stesso diabete, è molto più trattabile e soprattutto prevenibile, se non altro perché in gran parte dipende dall’abitudine al fumo. Se già il paziente smettesse di fumare farebbe un grandissimo passo avanti, e questo è un problema sul quale dobbiamo riflettere tutti, come società in generale e noi come medici.

Quindi tutto il problema passa sulle spalle dei medici: oggi disponete di trattamenti terapeutici che possano incidere in maniera sostanziale questa patologia?

L’espressione ‘in maniera sostanziale’ è un po’ forte: abbiamo dei farmaci che sono sintomatici, però dobbiamo considerare che il sintomo principale è la dispnea, l’affanno e la sensazione di ‘mancanza di respiro’ durante le attività del vivere quotidiano. I farmaci a nostra disposizione – i broncodilatatori, soprattutto quelli a lunga durata d’azione – vanno ad impattare proprio sulla qualità di vita del soggetto: riducendo il sintomo principale consentiamo oggi di andare a prendere figli o nipoti a scuola, a ballare… Un impatto che non è terapeutico ma che ha un impatto rilevante sul sintomo che caratterizza la patologia.

E i nuovi broncodilatatori a doppia azione?

L'ultima generazione di broncodilatatori a lunga durata d’azione, farmaci che vengono somministrati per via inalatoria, agiscono direttamente sui bronchi, dotati di una parete muscolare che contraendosi riduce la portata delle vie aeree: entrando meno aria il paziente respira peggio,  e questi farmaci sono molto efficaci e quelli oggi a disposizione hanno veramente cambiato la gestione della Bpco. E questo il paziente ‘lo sente’, percepisce di respirare meglio e quindi è più incline a seguire la terapia.

Il medico è libero di utlilizzarli a propria discrezione o esistono vincoli da parte del Ssn?

Un po’ certamente siamo vincolati, tant’è vero che l’associazione di doppia bronco dilatazione dipende dall’utilizzo di un piano terapeutico specialistico, per cui è indispensabile recarsi presso una struttura pneumologia, mentre altri farmaci possono esser prescritti direttamente dal medico di medicina generale. Da un lato questa precauzione è giusta, perché così facendo il paziente viene inquadrato nella maniera più opportuna, dall’altro però limita il ricorso a queste terapie che potrebbero essere utilizzate e dare giovamento ad una fetta più ampia di popolazione affetta da questa patologia.

Intervista con il professor Andrea Rossi

L'asma è sempre ‘uguale’ tutto l’anno o d'estate ha caratteristiche ‘diverse’?

Una ‘bella’ domanda: diciamo che è sostanzialmente tutta uguale, nella media, e senza fare discorsi come quello dei ‘due polli di Trilussa’. Se parliamo dell'asma come ‘malattia’ è sempre uguale, poi ci sono soggetti che hanno l'asma prevalentemente stagionale e quindi ne risentono maggiormente nel periodo estivo, e soggetti che sono più sensibili alle infezioni virali e quindi ne risentono di più nel periodo invernale: essendoci in inverno più infezioni virali si assiste di norma ad una maggiore quota di riacutizzazioni. Diciamo che il soggetto asmatico, siccome si tratta di una malattia con una forte componente genetica, è sempre esposto a problemi, e magari non è allergico d’inverno mentre d'estate, di fronte ad un aumento dei PM10 e dell'inquinamento va incontro ad una riacutizzazione. D'estate, poi, ci sono i temporali, ed è noto che questi sono seguiti di norma da un aumento della concentrazione degli allergeni. Diciamo che l'asmatico è sempre l'asmatico, poi ci sono asmatici più sensibili durante la stagione estiva e asmatici più sensibili durante la stagione invernale. Ma la maggioranza degli asmatici ‘patisce’ allergie perenni e quindi è esposta tutto l'anno a questa patologia.

La situazione oggi è in peggioramento o in miglioramento rispetto al passato? Il numero di asmatici in Italia e nel mondo cresce o è sostanzialmente stabile nel tempo?

Il numero di asmatici è sicuramente in aumento e lo è in tutto il mondo, fondamentalmente per due motivi: nei paesi in via di sviluppo perché grazie all'acqua potabile, alla catena del freddo e all’introduzione delle vaccinazioni in paesi che prima non le avevano c'è stata una riduzione incredibile della mortalità infantile, e aumentando il numero di bambini fisiologicamente aumenta il numero assoluto di casi delle malattie largamente diffuse. Il secondo motivo è la cosiddetta ‘teoria igienica’, cioè il fatto che il nostro sistema immunitario essendo meno ‘sfidato’ dalle infezioni – pensiamo ad esempio alla tubercolosi, dove oggi è difficile che un bambino entri in contatto con la tubercolosi mentre quelli nati durante o subito dopo la Guerra avevano molte occasioni di contagio – si è ‘liberato’ di alcuni attacchi e questo ha provocato lo spostamento delle sue competenze verso le allergie. Ecco quindi che complessivamente c'è un aumento dell'asma.

Eppure oggi viene curata molto meglio e molto di più

E’ vero, oggi viene curata di più ma in maniera ancora molto insoddisfacente, come dimostrano le troppe morti per asma: perché si muore di asma, e perché sono quasi tutti giovani quelli che muoiono di asma? Perché soprattutto i giovani non si curano. Il giovane asmatico, passata la crisi, passato un mese, due mesi che non ha attacchi, non vuole sentirsi diverso dagli altri, non vuole pensare di avere una malattia cronica: finché è sotto il controllo della mamma continua comunque la terapia, ma non appena con l'adolescenza sfugge da questo controllo diventa un soggetto che non si cura. Molti ancora pensano che l'asma sia una malattia legata al momento dell'acuzie e non invece alla cronicità: come pensare che uno che è diabetico oggi domani non lo sarà più. E invece purtroppo non è così...

Professore, un ‘consiglio per l'estate’ per il paziente asmatico

Il primo consiglio, ma più che consiglio direi quasi un ‘ordine’ per i pazienti asmatici, è che debbono mettersi in testa che hanno l'asma - come uno ha i capelli neri rispetto ad uno che invece ha i capelli biondi - sono così, sono nati così, hanno questa patologia genetica e quindi debbono necessariamente ‘farci i conti’ e curarsi. Questa è la cosa più importante da mettere in evidenza. Perché una volta che l'asmatico si cura può fare quello che vuole: andare a giocare a pallone, al mare, fare il bagno, andare fuori con i temporali... l'importante è che si curi e quindi che porti sempre con sé quelle medicine che gli vengono prescritte. Io dico sempre ai soggetti asmatici – soprattutto ai giovani ma fondamentalmente a tutti – dimettersi sempre in tasca due compresse di cortisone da 25mg: “se per caso state male, con due compresse vi salvate la vita, perché vi danno quelle 24 ore di tempo indispensabili per raggiungere qualunque ospedale". Poi saranno pochi quelli che dovranno avere sempre appresso la fiala d'adrenalina perché allergici alle api - agli imenotteri – come ci sono casi ancor più pericolosi, ma sono limitati; resta il fatto che il soggetto asmatico con in tasca il suo spray o il suo inalatore con dentro la terapia e si porta sempre dietro due pastiglie di cortisone a dosaggio alto è certo che si salverà sempre la vita.

E la terapia a doppia inalazione di Novartis rappresenta una svolta risolutiva?

Stiamo parlando dei due livelli di terapia dell'asma: esiste una terapia dell'asma con gli spray e gli inalatori, che va bene per tutti. Poi c'è la terapia biologica che va ad agire su bersagli ben precisi: in questo caso, per esempio la terapia con omalizumab, va ad agire sugli anticorpi dell'asma e quindi blocca la reazione allergica proprio al suo inizio. Ed è una terapia efficacissima...

Ed è una terapia di cui possono usufruire tutti?

Per problemi fondamentalmente di spesa si tende a confinare queste terapie biologiche ai casi più gravi: quindi se una persona ha un controllo completo dell'asma con le terapie a basso costo non necessita di queste innovative, se invece non ha un controllo completo dell'asma e ha degli attacchi gravi allora deve assolutamente farvi ricorso. Il soggetto ‘non controllato’ è quello che non sta bene al cento per cento, e quindi secondo me la quantità di individui che potrebbe beneficiare delle terapie biologiche è maggiore. E allora dico: noi medici dovremmo pensare prima a quello che va bene per il paziente e lasciare a chi ne ha competenza il controllo e la razionalizzazione della spesa, che non può essere solo ottenuto solo con la ‘penalizzazione’ delle moderne terapie efficaci. Il controllo della spesa è certamente importante, ma quello che è certo è che questo tipo di terapie personalizzate ancorchè più costose e mirate sono molto efficaci e vanno utilizzate. (ANDREA SERMONTI)

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