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STATISTICHE SANITARIE

Assistenza domiciliare integrata
Ecco l’identikit di ‘Italia Longeva’

Presentati agli ‘Stati Generali dell’assistenza a lungo termine’ del ministero della Salute i risultati di una survey di Italia longeva' condotta dal Censis e sostenuta da Mediolanum Farmaceutici

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Assistenza domiciliare integrataEcco l’identikit di ‘Italia Longeva’

Una sala gremita in ogni ordine di posti per entrambe le giornate del ‘Long terme care two’, l’Edizione 2017 degli ‘Stati Generali dell’Assistenza a lungo termine’ che si sono tenuti  presso il ministero della salute. Obiettivo del meeting voluto dal presidente di 'Italia Longeva' Roberto Bernabei accendere e puntare i riflettori sulla sempre più pressante problematica dei pazienti con patologie a lungo decorso – e che quindi necessitano di assistenza ‘long-term’ - e proporre un ripensamento dei modelli di organizzazione sanitaria. Il motivo è molto semplice: nel corso dell’evento sono stati presentati i risultati dell’indagine sull’Assistenza domiciliare Integrata (Adi) in Italia, condotta dal Censis con il sostegno di Mediolanum Farmaceutici. “Un campione di servizi domiciliari reali e rappresentativi di diverse zone geografiche è stato dissezionato in lungo e in largo – ha detto nell’introduzione Roberto Bernabei – per avere le dimensioni della popolazione assistita, il numero di personale dedicato, i criteri di ingaggio, l’organizzazione del ‘day by day’ e molto altro. L’obiettivo è quello capire cosa stiamo facendo. E come”.

La survey sull’Adi. Pur essendo l’alternativa più efficace ed economicamente sostenibile all’attuale modello che ruota attorno all’ospedale, l’assistenza domiciliare per la cura a lungo termine degli anziani fragili o con patologie croniche ad oggi è pressoché un privilegio: ne gode infatti solo il 2,7 per cento degli ultrasessantacinquenni residenti in Italia (in alcuni Paesi del Nord Europa sono assistiti in casa il 20 per cento degli anziani), e le prestazioni, le ore dedicate a ciascun assistito, la natura pubblica o privata degli operatori e il costo pro capite dei servizi sono i più differenti e variegati, a seconda delle aree del Paese. In particolare, sono assistiti a domicilio nel nostro Paese solo 370 mila over 65, a fronte di circa 3 milioni di persone che risultano affette da disabilità severe, dovute a malattie croniche, e che necessiterebbero di cure continuative. In particolare, i dati regionali sono di fonte ministeriale, mentre 'Italia Longeva' ha sviluppato un’analisi di dettaglio volta a comprendere in concreto come siano organizzati i servizi di assistenza a domicilio in 12 Aziende Sanitarie Locali presenti in 11 Regioni italiane: un campione distribuito in modo bilanciato tra nord e centro-sud, relativo ad Aziende che offrono servizi territoriali a 10,5 milioni di persone, ossia quasi un quinto della popolazione italiana. Tutti questi dati sono stati presentati al Ministero della Salute nel corso della seconda edizione degli 'Stati Generali dell’assistenza a lungo termine' (Long Term Care Two), organizzati da 'Italia Longeva'. Quel che più sorprende è che il nostro Paese – da anni alla ricerca di una vera alternativa al modello basato sulla centralità dell’ospedale per la cura di pazienti anziani, cronici e fragili – dedichi all’assistenza domiciliare sforzi e risorse pressoché risibili: basti pensare che dedichiamo in media, a ciascun paziente, 20 ore di assistenza domiciliare ogni anno, e che non mancano nazioni europee che garantiscono le stesse ore di assistenza in poco più di un mese.

Roberto Bernabei. “I dati Istat – commenta il professor Roberto Bernabei – ci dicono che quasi un italiano su 4 ha più di 65 anni, e che questo rapporto salirà a 1 su 3 nel 2050. Al contempo noi non auspichiamo, né saremmo in grado, di curare tutte queste persone in ospedale, e proprio da questa evidenza nasce il nostro sforzo, che si sostanzia anche nel dibattito animato da questi Stati Generali della Long Term Care, per individuare un modello alternativo. Però oggi scopriamo che assistiamo a domicilio meno di 3 anziani su 100. Tutti gli altri? A intasare i pronto soccorsi, nella migliore delle ipotesi, oppure rimessi alle cure ‘fai da te’ di familiari e badanti, quando non abbandonati all’oblio di chi non ha le risorse per farsi assistere. A mio avviso – prosegue Bernabei – questi dati dovrebbero rappresentare non solo per i professionisti della salute, ma anche per i cittadini e per la politica, un campanello di allarme non più trascurabile”. “Questa fotografia – commenta ancora Bernabei – non ci serve per stilare una classifica delle Regioni o delle Asl più virtuose, ma piuttosto per evidenziare un dato di fondo: l’Italia non ha ancora dato una risposta univoca, né ha individuato un modello condiviso, per la gestione della più grande emergenza demografica ed epidemiologica del presente e del futuro. La nostra indagine dice anzitutto che l’assistenza domiciliare in Italia è una vera e propria Babele, nella quale ogni area del Paese parla una lingua diversa e sembra non esserci nessun dialogo. Tuttavia – prosegue Bernabei – da questa disomogeneità emergono due tendenze, che possono suggerire altrettante strategie per la domiciliarità che abbiamo il compito e la responsabilità di costruire: anzitutto, tranne rare eccezioni,le prestazioni sono quasi sempre insufficienti nelle aree in cui è meno sviluppata l’integrazione fra servizio sanitario e operatori sociali dei Comuni; in secondo luogo, il costo annuo per assistito a domicilio non cresce in maniera proporzionale al numero di ore dedicate a ogni paziente: al di sopra di una certa soglia diminuiscono le successive richieste di assistenza e quindi sembra innescarsi un’economia di scala, che fa decrescere i costi marginali. In altre parole, al di sopra di un certo numero di ore ‘di qualità’, che devono essere considerate quelle ottimali, gli anziani iniziano a stare meglio, e l’assistenza domiciliare si conferma un ottimo investimento collettivo sulla salute dei nostri padri e dei nostri nonni”.

Alessandro Del Bono. “In Mediolanum Farmaceutici siamo convinti che soprattutto i pazienti anziani possano essere curati al proprio domicilio meglio che in qualsiasi altro luogo – sostiene Alessandro Del Bono, AD di Mediolanum Farmaceutici, azienda che ha sostenuto l’indagine sviluppata da Italia Longeva e dal Censis – perché là dove si trovano gli affetti, gli interessi e i legami più profondi, risiede anche il principio fondamentale di ogni cura, che è il desiderio e il gusto di vivere. Questa presa di coscienza deve indurre anche le aziende farmaceutiche a ripensare radicalmente uno degli elementi costitutivi della propria mission, e cioè il concetto di innovazione: innovare, al giorno d’oggi, significa anche sviluppare prodotti più sicuri, maneggevoli e aperti al monitoraggio da remoto, quindi più facilmente utilizzabili in un setting domiciliare, e meglio ancora se direttamente dal paziente. Con questo tipo di innovazione e con una partecipazione sempre più attiva all’organizzazione dell’assistenza domiciliare, le aziende farmaceutiche possono contribuire fattivamente a colmare le lacune che l’indagine di 'Italia Longeva' ha fotografato fra le Asl italiane, e così stringere un’alleanza ancor più solida e concreta con il servizio sanitario”. Lo studio ha rivelato che il tratto caratteristico della sanità domiciliare nelle regioni italiane è senza dubbio la disomogeneità. “Differenze, nell’organizzazione dei servizi e nell’erogazione delle prestazioni – conclude Del Bono – che hanno tuttavia un tratto comune: il diffuso intervento del terzo settore, a sussidio della struttura apprestata dal servizio sanitario, e la partecipazione crescente di player privati, tra i quali anche il mondo del pharma si deve inserire con proattività crescente”. (EUGENIA SERMONTI)

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