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POLITICA SANITARIA

“Bisogna applicare l’Hta
per la salute dei cittadini”

L’Health Technology Assessment come strumento di valutazione degli interventi sanitari. Secondo Americo Cicchetti: “alcuni screening e tutti i vaccini hanno un costo-efficacia positivo”

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Il professor Americo Cicchetti

Il professor Americo Cicchetti

Vaccini, accesso alle cure e-big: questi alcuni dei temi al centro del XIV annual meeting Health Technology Assessment international, a Roma, dal titolo ‘Hta as a human right’, l’Hta come un diritto umano, visto che oggi la valutazione delle tecnologie in sanità  viene considerata a livello internazionale uno strumento efficace per assicurare a tutti i cittadini una sanità equa e al passo con il progresso scientifico. “Consideriamo – ha detto Americo Cicchetti, presidente della Società Italiana di Health Technology Assessment (Sihta) – l’Hta un diritto umano e un diritto di tutti accedere alle cure possibili tenendo presente che le risorse per ottenerle sono di ciascuno di noi. “L’Hta – ha precisato Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto Superiore di Sanità – è un diritto umano perché dove ci sarà il rispetto di questo diritto ci sarà anche una buona assistenza. Dove invece non verrà rispettato, riuscirà ad avere assistenza solo chi sarà in grado di pagarla”. “Credo – questo il parere di Guy Maddern, presidente della Htai – che sia un diritto dell’umanità sapere quali sono i trattamenti efficaci o non efficaci. La sfida oggi per l’Hta è spiegare ai governi e alle popolazioni perché è necessario assumere decisioni con lo strumento della valutazione per mantenere nei prossimi anni le migliori cure. In Italia c’è una lunga tradizione nella HTA ma probabilmente così come in altri Paesi i politici dovrebbero interessarsene di più. La criticità – ha commentato Maddern – del Servizio sanitario nazionale italiano è che in ogni regione ci sia un sistema diverso”.

Screening come investimento per la produttività. Sulle politiche di prevenzione, l’Hta gioca un ruolo fondamentale per indirizzare le decisioni. “Per esempio – ha spiegato Americo Cicchetti – l’evidenza scientifica è robusta sul fatto che alcuni screening e tutto il mondo vaccinale, rispetto ai relativi trattamenti, hanno un profilo di costo-efficacia estremamente favorevole. Da una parte, tuttavia, il modello allocativo non è mai stato in grado di premiare la prevenzione e, dall’altra, ci sono delle risorse che vengono investite immediatamente durante l’anno fiscale. Studi recenti, fra cui uno dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari (Altems), pubblicato sull’International Journal of Technology Assessment, dimostrano che, nel caso delle coperture vaccinali per adulti, se estendessimo la vaccinazione alle persone non a rischio (i lavoratori fra i 50 e i 64 anni), per ogni euro speso, ci sarebbe un risparmio di 10 euro, in termini di perdita di produttività sul lavoro e un risparmio di tutti quegli impegni fiscali e contributivi che ricadono sull’Inps e sulle imprese. Si tratterebbe di prendere un po’ di risorse, che oggi dedichiamo al capitolo previdenza, e investirle per un anno sul capitolo assistenza sanitaria, per ottenere dei risultati colossali. In assenza di studi come questo, è difficile convincere la politica a prendere certe decisioni”.

Strategie contro il rischio infezioni. Un altro esempio di come usare l’Hta deriva dallo studio dell’impiego dei nuovi fili di sutura antibatterici. “Recenti studi di Hta – ha aggiunto Cicchetti – dimostrano come l’uso di queste suture abbiano un effetto positivo per ridurre le infezioni chirurgiche. Sapendo la difficoltà della resistenza agli antibiotici e la mancanza in futuro della capacità di fronteggiare le infezioni, queste innovazioni sono delle potenziali soluzioni per la riduzione della spesa molto rilevanti. É chiaro però che all’inizio rappresentano investimenti importanti. Stesso discorso vale per la gestione dei pazienti in sala operatoria. In questo caso, sappiamo che alcune tecnologie accelerano la dimissione dopo l’operazione chirurgica”.

Doctor Watson e i Big Data. Una parte significativa del meeting internazionale è stata dedicata all’uso dei big data per la gestione dell’assistenza sanitaria e la valutazione dell’impatto delle tecnologie. “Questo – ha osservato Cicchetti - è un tema strategico su cui sarebbe necessario investire. Nel Regno Unito il servizio sanitario ha sviluppato un accordo strategico pluriennale con Google per l’applicazione delle tecnologie cosiddette ‘Doctor Watson’, quindi di fatto gli algoritmi sviluppati prima da Ibm e poi passati a Google, per raccogliere, integrare e sfruttare i dati delle cartelle cliniche elettroniche di tutti i pazienti inglesi. Questo investimento, nel rispetto del diritto alla privacy, sarebbe necessario anche nel nostro Paese. Non a caso, ciò avviene nel Regno Unito perché l’accesso ai servizi informativi è molto più maturo rispetto all’Italia. Da un lato, suggerisce che un ritorno alla centralizzazione del sistema sanitario porterebbe ad alcuni benefici, come poter governare e standardizzare le basi di dati, dall’altro, garantirebbe la possibilità di avere informazioni per curare meglio i pazienti e per prendere decisioni migliori. Cosa che oggi  – ha concluso - implica lo sviluppo di studi ad hoc molto più costosi e su basi di dati più limitati”. (PIERLUIGI MONTEBELLI)

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