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TEST DIAGNOSTICI

Tumore del seno, un test predice
se serve proprio la chemioterapia

Un test molecolare è in grado di predire sulle pazienti operate per cancro del seno le probabilità che la chemioterapia sia efficace e di prognosticare un’eventuale ricaduta a 10 anni dalla diagnosi

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Tumore del seno, un test predicese serve proprio la chemioterapia

Non sarà più obbligatorio, per almeno un quarto delle 48 mila donne cui ogni anno in Italia viene diagnosticato un tumore del seno, sottoporsi ai cicli di chemioterapia adiuvante. L’intervento chirurgico al quale larga parte delle pazienti è sottoposta è seguito infatti, almeno nel 50 per cento dei casi, da cicli di chemioterapia adiuvante i cui effetti non necessariamente si rivelano risolutivi. Oggi finalmente l’eventuale efficacia del trattamento chemioterapico può essere prevista attraverso un test genomico, tramite il quale è inoltre possibile verificare il probabile ripresentarsi della patologia entro 10 anni, e le pazienti per le quali la chemioterapia non è necessaria sono così preservate dal subirne i gravosi effetti collaterali, senza contare il ridimensionamento dei costi per il Servizio sanitario nazionale (Ssn). Il programma di sperimentazione  PONDx, intrapreso a febbraio dello scorso anno, consente alle pazienti eleggibili di effettuare gratuitamente il test. Nel Lazio sono 11 i centri in cui è possibile sottoporsi al test, tra cui l’Istituto Nazionale Regina Elena di Roma dove sono state analizzate 60 delle oltre 600 pazienti esaminate nell’intera regione. I dati sperimentali saranno presentati nei prossimi mesi.

«Il test Oncotype DX ci aiuta a individuare meglio le pazienti che hanno una prognosi più sfavorevole e ci dice quali di queste possono giovarsi di un trattamento chemioterapico in aggiunta all’ormonoterapia sia in pre che in post-menopausa – afferma Francesco Cognetti, direttore dell’Oncologia Medica dell'Istituto Nazionale Regina Elena di Roma – In particolare, il test fornisce informazioni su pazienti con tumore invasivo della mammella, linfonodi negativi o positivi fino a un massimo di 3, con recettori ormonali positivi, pazienti che in base ai prelievi anatomo-clinici e biologici sono in una zona di confine, in una fase in cui si può includere o escludere con certezza il trattamento chemioterapico rispetto alla sola ormonoterapia». Oncotype DX, incluso nelle linee guida di pratica clinica europee e internazionali, è stato valutato all’interno di 6 studi che hanno coinvolto circa 4000 pazienti con cancro mammario. Il test consente di risalire all’origine biologica del cancro del seno permettendo dunque di procedere alla formulazione di un piano terapeutico specifico e personalizzato.

«Questo test è in grado, in una percentuale abbastanza consistente di pazienti, di evitare la chemioterapia: secondo le evidenze disponibili un quarto delle pazienti che sarebbero state sottoposte a chemioterapia sulla base dei criteri finora utilizzati possono evitarla mentre in circa l’8 per cento di queste pazienti viene aggiunta la chemioterapia rispetto alla sola indicazione di ormonoterapia», continua Francesco Cognetti. I pesanti effetti collaterali della chemioterapia si ripercuotono profondamente su numerosi ambiti della vita delle pazienti: caduta dei capelli, amenorrea e sterilità, nausea, vomito, leucopenia, fatigue, anemia, astenia, mucosite, diarrea, cardiotossicità che può sfociare in circa il 5 per cento delle pazienti anche in insufficienza cardiaca. «Questo test rappresenta una grande opportunità per le nostre pazienti e, secondo noi oncologi, dovrebbe essere offerto dal Ssn perché è conveniente anche in termini di gestione delle risorse: evita l’uso di farmaci che non servono e riduce la frequentazione delle pazienti presso i nostri ospedali, dando loro la possibilità di vivere una vita normale, anche dal punto di vista sociale e lavorativo – conclude Francesco Cognetti – una serie di vantaggi che una politica saggia e lungimirante dovrebbe considerare rispetto al costo di un unico test». (FEDERICA BARTOLI)

Centri in cui è attivo il programma PONDx nella regione Lazio

·         Policlinico Umberto I - Roma

·         Policlinico Agostino Gemelli - Roma

·         Istituto Nazionale Regina Elena - Roma

·         Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini - Roma

·         Ospedale Nuovo Regina Margherita - Roma

·         Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata - Roma

·         Università Campus Bio-Medico - Roma

·         Ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli - Roma

·         Ospedale ‘Fabrizio Spaziani’ – Frosinone

·         Ospedale Belcolle - Viterbo

 

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