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FARMACI PER IL CUORE

Eventi cardiovascolari: a diminuire
sono le morti non il numero di casi

Un convegno, tenutosi all'università di Chieti, ha affrontato i principali fattori che conducono patologie cardiache e ha discusso anche dei farmaci utili per contrastarle. Tra questi, l'aspirina

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Eventi cardiovascolari: a diminuire sono le morti non il numero di casi

Nei paesi industrializzati si muore sempre di meno a causa di eventi cardiovascolari. La buona notizia è tuttavia in parte offuscata da un altro dato, ovvero la frequenza ancora elevata di patologie come la cardiopatia ischemica, l’ictus ischemico e l’arteriopatia periferica. Tali malattie, normalmente conseguenti a colesterolo in eccesso, ad aterosclerosi - malattia vascolare cronica che colpisce le arterie di medio e grosso calibro, infiammandole e irrigidendole a causa del deposito di grassi e globuli bianchi nella loro parete - e alla trombosi - processo che porta alla formazione di coaguli di sangue, all’interno dei vasi sanguigni che ostacolano la normale circolazione del sangue - sono tuttora fra le maggiori cause di morte prematura e invalidità permanente nella popolazione europea. Le cause di queste patologie sono multifattoriali, alcune modificabili con gli interventi sullo stile di vita - come intraprendere un'attività fisica ed eliminare il fumo e le cattive abitudini alimentari - altre anche con un trattamento farmacologico. Delle principali cause di malattia cardiovascolare e delle sue conseguenze si è parlato al congresso dal titolo 'International summit on atherothrombosis', organizzato all’università di Chieti da Raffaele De Caterina, del dipartimento di cardiologia all’università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara e da Carlo Patrono, del dipartimento di  farmacologia all’università Cattolica di Roma, e promosso dalla Fondazione internazionale Menarini.

"Fino a poco tempo fa era disponibile soltanto un tipo di anticoagulanti orali per il trattamento a lungo termine di pazienti dopo un infarto, gli antagonisti della vitamina K (Vka). Farmaci efficaci, che però erano utilizzati raramente perché di difficile amministrazione e che richiedevano un continuo aggiustamento del dosaggio - ha spiegato spiega De Caterina - la situazione è cambiata con l’introduzione dei nuovi anticoagulanti orali non-Vka che possono essere somministrati più semplicemente, perché a dose fissa, senza dover monitorare continuamente la coagulazione per ogni paziente. Il coinvolgimento della coagulazione nella genesi della trombosi arteriosa conferma l’utilità dei farmaci anticoagulanti nella prevenzione dell’infarto. Diversi studi hanno dimostrato l’utilità dell’utilizzo di un’associazione di due farmaci, un antipiastrinico e un antiaggregante. È importante però definire correttamente il dosaggio dei farmaci per una terapia a lungo termine, il momento ideale in cui iniziare la terapia e l’ottimale combinazione tra i farmaci. È inoltre necessario stabilire con accuratezza quale farmaco abbia minori effetti collaterali, primo tra tutti il sanguinamento, conseguenza conosciuta nell’utilizzo a lungo termine di farmaci come l’aspirina".

L’aspirina è un farmaco che ormai ha comunque trovato una propria collocazione nella prevenzione secondaria degli eventi cardiovascolari. Una vera e propria rivoluzione nell’impiego tradizionale dell’aspirina è stata infatti lo sviluppo e l’utilizzo del basso dosaggio nei pazienti affetti da cardiopatia ischemica o malattia cerebrovascolare, che si associa a una consistente e significativa riduzione della mortalità e della ricorrenza di eventi aterotrombotici maggiori. "Oggi è sempre più evidente l’esistenza di strategie di prevenzione che agiscono su più apparati garantendo una protezione globale -  ha aggiunto Carlo Patrono - un esempio tipico è quello della dieta mediterranea che è stata inizialmente apprezzata per la capacità di assicurare una migliore prognosi cardiovascolare. Queste osservazioni cliniche hanno poi trovato una spiegazione scientifica nella dimostrazione del ruolo che i radicali liberi dell’ossigeno svolgono nella patogenesi di molti tipi di malattia, ragion per cui una dieta ricca di antiossidanti riesce a svolgere un effetto favorevole ad ampio raggio. Ancora meno prevedibile era la possibilità che un farmaco, sintetizzato per combattere soprattutto i sintomi dell’infiammazione, potesse svolgere un effetto protettivo di ampio spettro. Ci siamo dovuti perciò abituare all’idea che l’aspirina, che eravamo stati abituati fin da bambini a utilizzare come antipiretico e analgesico, fosse in grado di ridurre la mortalità per infarto se somministrata subito dopo l’insorgenza del dolore stenocardico e dovesse essere assunta quotidianamente per cercare di ridurre il ripetersi di episodi cardiaci, sfruttando il suo effetto di inibizione dell’aggregazione piastrinica". (ANDREA SERMONTI)

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