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LOTTA AI TUMORI

Più di sei pazienti su dieci
oggi sconfiggono il tumore

Grazie ai progressi in termini di cure e diagnosi precoci il ‘male del secolo’ sta diventando una patologia sempre più cronica. Manca però tra la popolazione una corretta cultura della prevenzione

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Più di sei pazienti su diecioggi sconfiggono il tumore

Sono confortanti i dati presentati in occasione dell’incontro ‘Il male curabile, le ultime frontiere contro il cancro’, tenutosi nei giorni scorsi al Caffè della Versiliana a Marina di Pietrasanta (Lucca) sugli sviluppi nella lotta ai tumori con il professor Francesco Cognetti, presidente della fondazione ‘Insieme contro il cancro’ e il professor Michele Maio, direttore dell’immunoterapia oncologica e del centro di immuno-oncologia dell'azienda ospedaliera universitaria senese. Ogni anno, oltre 365 mila italiani sono colpiti da tumore (circa mille nuovi casi al giorno): 6 pazienti su 10 riescono a sconfiggere la patologia e si calcola che circa un milione e 900 mila persone possono considerarsi guarite per aver superato la soglia dei 5 anni dalla diagnosi. “Nonostante il 46 per cento dei cittadini ancora ritenga che il cancro sia una patologia inguaribile – sottolinea Cognetti – in realtà si tratta di una malattia che sta diventando sempre più cronica. Di contro, manca un’adeguata cultura della prevenzione”. Quello che è stato definito come il 'male del secolo’ sta diventando, quindi, una malattia sempre più cronica: “Questo comporta tutta una serie di nuove sfide che l’intera collettività deve saper affrontare – aggiunge il professore – ritorno al lavoro, desiderio di diventare genitori, possibilità di accedere ai servizi fondamentali come tutti gli altri cittadini sono solo alcune delle esigenze di una persona che lotta (o che ha lottato) contro una neoplasia. Oltre a questi risultati incoraggianti dobbiamo però anche constatare che in Italia manca una vera e propria cultura della prevenzione oncologica. Alcuni comportamenti scorretti sono infatti ancora troppo diffusi e interessano anche i giovani. Per esempio, fuma regolarmente il 22 per cento della popolazione e le donne con questo vizio sono aumentate di oltre 1 milione nell’ultimo anno. Anche l’adesione ai programmi di screening è insufficiente. La ricerca del sangue occulto nelle feci è in grado di individuare precocemente il tumore del colon-retto, il più diffuso tra gli italiani. Il 20 per cento dei pazienti colpiti però presenta, al momento della diagnosi, la malattia già in stadio avanzato. Servono quindi più campagne informative per aumentare il livello di consapevolezza tra i cittadini su questo delicato tema”.

Un altro argomento importante trattato durante il meeting versiliano è stato quello relativo alle novità terapeutiche a disposizione dei clinici e dei pazienti. “L’ultima frontiera dell’oncologia è l’immunoterapia – sostiene Michele Maio – basata sul principio che il nostro sistema immunitario se opportunamente stimolato può contrastare l’avanzata di un tumore. Il melanoma è stata la prima neoplasia trattata efficacemente e adesso esistono farmaci immunoterapici anche per il tumore del polmone e del rene, e nuovi incoraggianti risultati si sono registrati anche contro i tumori della testa e del collo, della vescica, dei mielomi e di alcuni linfomi. Questa tipologia di trattamento ‘anti-cancro’ è stata la protagonista indiscussa dell’ultimo congresso internazionale degli oncologi statunitensi, l'Asco a Chicago. Sono stati presentati molti studi interessanti su diverse patologie: si associa alla chemioterapia, alle terapie target e alla radioterapia con risultati davvero insperati fino a pochissimi anni fa”. “A livello di ricerca medica, resta ancora molta strada da percorre soprattutto per quanto riguarda certe forme di cancro particolarmente insidiose – conclude Cognetti – ma abbiamo sempre di fronte l’annoso problema della sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Attualmente, in Italia, registriamo percentuali di sopravvivenza più alte rispetto alla media europea per molte neoplasie: se vogliamo continuare ad avere questo importante primato a livello continentale e a garantire un buon livello di assistenza ai pazienti servono nuovi investimenti soprattutto per quanto riguarda la prevenzione. Il numero di nuovi casi di tumore è destinato a salire a causa dell’invecchiamento generale della popolazione – conclude l’oncologo – dobbiamo riuscire il più possibile ad aumentare i comportamenti salutari tra i cittadini e anche il numero delle diagnosi precoci”. (FEDERICA BARTOLI)

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