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TOSSICODIPENDENZA

Relazione annuale 2017: ancora
in aumento l’uso di cannabinoidi

Il fenomeno droghe subisce repentini cambiamenti fronteggiati solo in parte dall’attuale sistema di allerta. Sono quindi necessari nuovi strumenti di analisi e interventi dinamici

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Relazione annuale 2017: ancorain aumento l’uso di cannabinoidi

Nel corso degli ultimi anni è cambiato in maniera sostanziale lo scenario nazionale relativo al consumo di stupefacenti. Da un lato, l’utilizzo di alcune sostanze particolarmente diffuse durante gli ultimi 10 anni si è stabilizzato o in certi casi è diminuito, mentre si è ridotto il rischio di contagio di malattie infettive e la relativa mortalità grazie ad azioni efficaci di prevenzione e a trattamenti adeguati. Dall’altro lato, registra un notevole incremento l’alternarsi sul mercato di sostanze psicoattive sempre nuove e prontamente sostituite da altre sostanze più recenti. Contemporaneamente sono aumentati gli interventi delle Forze di Polizia volti a contrastare la diffusione delle sostanze stupefacenti nel nostro Paese e destinati alla neutralizzazione di ogni tipologia di droga il cui traffico e commercio sono vietati dalla legge. Nonostante l’intensificazione delle operazioni, sono diminuiti i quantitativi di sostanze sequestrate, specie nelle zone di frontiera: alcune di esse, infatti, non sono facilmente individuabili attraverso metodi di ricerca tradizionali. E’ quanto si evince dalla Relazione annuale 2017 sui dati relativi allo stato delle tossicodipendenze in Italia, il documento ufficiale governativo redatto, ai sensi dell'art. 131 del D.P.R. n. 309/90, dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Tale Relazione, contenente i dati dell'anno 2016, è frutto di una concertazione tra i Ministeri competenti e gli Enti cui la legge assegna compiti di prevenzione e contrasto in materia di droga e rispecchia le indicazioni dell'Osservatorio Europeo per le droghe e tossicodipendenze European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction (Emcdda).

La cannabis rappresenta la sostanza dominante all’interno del mercato nazionale, potendo contare su un solido traffico internazionale e su un cospicuo aumento della produzione interna. I quantitativi di sostanza sequestrati corrispondono, infatti, ad oltre il 90 per cento del totale dei sequestri. Inoltre, le segnalazioni per detenzione di cannabis per uso personale rappresentano l’80 per cento del totale, dato in aumento rispetto agli anni precedenti. La cannabis è la sostanza psicoattiva più diffusa sia tra la popolazione adulta che tra i giovanissimi. Circa un terzo della popolazione ne ha sperimentato gli effetti almeno una volta nel corso della propria vita, oltre un quarto degli studenti delle scuole superiori ne ha fatto uso nel 2016. Si osserva inoltre un aumento della disponibilità di prodotti derivati della cannabis, con un’alta variabilità di principio attivo. Le foglie di cannabis, possono avere un alto potere stupefacente assumendo un ruolo potenzialmente preoccupante in termini di salute pubblica. Ancora più preoccupante se si pensa che circa 90 mila studenti riferiscono un uso pressoché quotidiano della sostanza e che quasi 150 mila studenti sembrerebbero farne un uso problematico.

Tuttavia l’utenza in carico ai servizi per cannabis rappresenta l’11 per cento del totale dell’utenza trattata, ed i ricoveri ospedalieri da imputare a questa sostanza rappresentano il 12 per cento di quelli droga correlati. I cannabinoidi sintetici, conosciuti genericamente come Spice, rappresentano il più largo gruppo di sostanze monitorate in Europa dai sistemi di allerta nazionale. Tali prodotti sono di natura totalmente chimica, sono composti da una mistura di erbe, producono lo stesso effetto della cannabis pur non derivando da essa e sono facilmente reperibili tramite web. I cannabinoidi sintetici sono sostanze caratterizzate da una grande varietà di composizioni chimiche, elemento che oltre ad aumentarne la pericolosità contribuisce a renderle difficilmente identificabili. Inoltre, quando uno di questi composti sta per essere messo al bando come sostanza illegale, un prodotto sostitutivo, con una composizione chimica leggermente modificata, è già disponibile per il mercato. Gli effetti che la Spice può avere sulla salute sono ancora da stabilire con chiarezza, ma è importante sottolineare che il suo utilizzo sia solo secondo rispetto alla cannabis tra gli studenti (l’11 per cento ne ha fatto uso). Il commercio di queste sostanze attraverso circuiti alternativi rispetto a quelli tradizionali, è confermato anche dal fatto che sono pochi i quantitativi che le Forze di Polizia riescono ad intercettare.

Una sfida altrettanto impegnativa per le politiche nazionali consiste nell’individuare il modo di fornire una risposta efficace al mercato dinamico e in costante evoluzione di tutto il mondo delle sostanze psicoattive che imitano gli effetti delle sostanze illegali: le cosiddette New psychoactive substances (Nps), che comprendono ad esempio catinoni sintetici, quali il mefredone, ketamine, fenetilamine e oppiacei sintetici. Sono infatti disponibili informazioni molto limitate sui loro consumi. Un dato, seppur preliminare dell’indagine Ipsad, rilevato per la prima volta nel 2017, descrive la diffusione delle Nps nella popolazione generale. Dietro alla loro larga diffusione, un ruolo molto importante è giocato dall’uso di internet. Nel complesso in Europa, così come nel nostro Paese, le Nps risultano più diffuse di altre sostanze più comuni come amfetamine, ecstasy, cocaina o Lsd, per le quali si rilevano percentuali di consumo più basse. La difficoltà di individuare questi tipi di nuove sostanze è confermata dai quantitativi di sostanze sequestrate, che nel 2016 rappresentano lo 0,1 per cento del totale. Si evidenzia dunque la necessità di approfondire e sviluppare il monitoraggio delle nuove droghe che vengono quotidianamente immesse sul mercato.

L’Italia si è per lungo tempo contraddistinta in Europa per il suo sistema di trattamento delle tossicodipendenze: il consolidato e capillare sistema di SerD e la sinergia con la rete dei servizi del Privato sociale accreditato, nonostante significative differenze interregionali, hanno permesso di fare grandi progressi nel trattamento delle dipendenze da eroina e cocaina. Sono infatti diminuiti i decessi droga correlati, sia per intossicazione acuta che quelli con causa iniziale droga correlata. Significativi progressi sono stati osservati anche per quanto riguarda i danni correlati al consumo di droghe: negli ultimi anni si è infatti assistito ad una diminuzione del numero di casi di epatite virale acuta soprattutto di epatite B e C, e contestualmente sono diminuiti i nuovi casi di Hiv e Aids tra gli utilizzatori per via iniettiva di sostanze psicotrope. Questo quadro riguarda tuttavia l’ambito delle cosiddette ‘droghe tradizionali’. Nonostante la diffusione di nuove sostanze e l’incremento nei consumi, osservato anche fra i giovanissimi, la maggior parte dell’utenza presa in carico per trattamento da parte dei Servizi per le Dipendenze è in cura per uso di eroina ed ha un’età media di 39 anni. Sappiamo tuttavia che, soprattutto tra le fasce di popolazione più giovani, una percentuale crescente di soggetti fa uso di droghe sintetiche e in generale di quelle che vengono definite ‘nuove droghe’. Spesso, i giovani che ne fanno uso sembrano non interessarsi troppo a conoscere ciò che stanno consumando né le relative conseguenze, mettendo in atto quindi comportamenti estremamente rischiosi per la salute. L’insieme di queste informazioni, se incrociate con quelle riguardanti offerta e domanda, sembra dunque indicarci come il fenomeno droghe stia assumendo rapidamente nuovi profili, e come l’attuale sistema di interventi riesca solo in parte a farvi fronte. In quest’ottica, sembra dunque rendersi necessario lo sviluppo e l’affiancamento di strumenti di analisi e intervento dinamici, in grado tener conto e adattarsi alla rapida evoluzione dei vari aspetti. (FEDERICA BARTOLI)

 

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