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MADRID SPECIALE ESMO 2017

Pembrolizumab ok contro i tumori
di polmone, stomaco e vie urinarie

Dal congresso europeo di oncologia a Madrid (ESMO 2017) fino a venerdì grandi speranze dall’utilizzo dell’immunoterapia per arrivare nei tempi più brevi possibili a sconfiggere il cancro

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Pembrolizumab ok contro i tumori di polmone, stomaco e vie urinarie

Madrid è in questi giorni la capitale mondiale dell’oncologia con gli oltre 22 mila specialisti convenuti nella capitale spagnola da tutte le parti del mondo per assistere ai lavori del congresso nazionale della European Society of Clinical Oncology (Esmo). Una babele di volti e idiomi (nonostante la società si definisca ‘europea’, come ricorda il presidente dell’Esmo Fortunato Ciardiello, il maggior numero di iscritti è americano e un’importante percentuale proviene da Paesi asiatici) con un obiettivo comune: combattere e forse un giorno arrivare a sconfiggere il cancro. Novità assolute e conferme stanno ‘sfilando’ a Madrid davanti a questa variegata platea di specialisti che ha contribuito al successo di questa edizione con oltre 1.736 presentazioni. Numerosissimi anche quest’anno gli studi nel campo dell’immunoterapia, come quelli che hanno avuto come oggetto il pembrolizumab, un immunoterapico già impiegato anche nel nostro Paese contro il melanoma e il tumore del polmone. E’ inoltre di appena qualche giorno fa la notizia che questo immunoterapico stelle-e-strisce ha ricevuto l’approvazione dell’autorità regolatoria europea (Ema) anche per i carcinomi uroteliali (vescica). E intanto questo nuovo farmaco, che sta tagliando importanti traguardi di ricerca e di pratica clinica, continua ad essere oggetto di studio in un programma di trial clinici impressionante: sono attualmente oltre 550 quelli in corso.

Tumore del polmone. Si allunga la sopravvivenza dei pazienti con tumore del polmone in fase avanzata, trattati con pembrolizumab in aggiunta alla chemioterapia (pemetrexed + carboplatino). A 18,7 mesi di follow-up, oltre la metà dei pazienti trattati con l’associazione chemioterapia-immunoterapia, rispetto ad appena un terzo di quelli trattati con sola chemioterapia, mostra una risposa al trattamento e un buon controllo dei sintomi. In più, prolungare la durata del trattamento con pembrolizumab non si associa ad un aumentato rischio di tossicità. I dati vengono dallo studio di fase II KEYNOTE-021G e riguardano non solo i pazienti con una buona espressione del PD-L1 (il biomarcatore che individua i pazienti a maggiore probabilità di risposta a questo immunoterapico), ma anche quelli con bassa espressione di PD-L1. “Un dato questo che, se confermato da altri studi – afferma la professoressa Silvia Novello, ordinario di Oncologia Medica presso l’Università di Torino e presidente dell’associazione Women Against Lung Cancer in Europe (Walce) -  potrebbe portare a rivedere le attuali indicazioni prescrittive. In una patologia come il tumore del polmone in fase avanzata – prosegue l’oncologa – avere una conferma di superiorità di efficacia a più di 18 mesi è già un risultato importante. Ma i dati più eclatanti di questo studio sono l’ulteriore riduzione del rischio di progressione e morte in oltre il 40 per cento nei soggetti trattati con pembrolizumab in aggiunta alla chemioterapia tradizionale.  “Il tumore del polmone – commenta Roger Dansey, senior vice president and therapeutic area head, oncology late-stage development, Merck Research Laboratories – è tra i tumori più frequenti (in Italia se ne registrano oltre 42 mila nuovi casi l’anno) e aggressivi. Questi ulteriori dati confermano che la combinazione di pembrolizumab con la chemioterapia può avere un impatto significativo sulla vita di questi pazienti”.

Tumore della vescica. Lo studio Keynote – 045 uno studio di fase III,  dimostra che i pazienti affetti da carcinoma uroteliale trattati con pembrolizumab, dopo l’iniziale trattamento con chemioterapia, vivono più a lungo di quelli trattati solo con chemioterapia. Si tratta di un consolidamento dei dati prodotti lo scorso anno, che sono stati accolti con grande soddisfazione dagli oncologi visto che questa forma di tumore è estremamente aggressiva e mortale quando arriva a dare metastasi. “In più ricorda il professor Sergio Bracarda, direttore dell’Oncologia Medica di Arezzo – molto spesso questi pazienti sono anziani e con una cattiva funzionalità renale, per cui non è possibile trattarli con la chemioterapia tradizionale che, oltre ad essere scarsamente efficace può risultare gravata anche da importante tossicità. Trovare nuove strade di trattamento per i pazienti con carcinoma uroteliale (la forma più frequente di tumore della vescica) è dunque davvero molto importante (ogni anno in Italia se ne registrano23.940 nuovi casi). In questo studio, condotto su 542 pazienti che avevano mostrato una progressione di malattia durante o dopo chemioterapia tradizionale (carboplatino o cisplatino), sono stati confrontati i risultati del trattamento con pembrolizumab o con chemioterapia (paclitaxel, docetaxel o vinflunina). Dopo 22,5 mesi di follow-up i soggetti trattati con l’immunoterapia mostravano in vantaggio di sopravvivenza di tre mesi, rispetto a quelli trattati con una seconda linea di chemioterapia (sopravvivenza media 10,3 mesi contro 7,4 mesi). Nei soggetti trattati con pembrolizumab il rischio di morte è risultato ridotto del 30 per cento  (ma fino al 42, per cento in quelli che esprimevano il biomarcatore PD-L1) e la qualità di vita è risultata significativamente migliore rispetto ai pazienti trattati con chemioterapia. “Questi risultati – commenta Bracarda – confermano l’efficacia dell’immunoterapia nel trattamento dei tumori uroteliali e associano ai vantaggi sulla sopravvivenza anche una buona tollerabilità, importante in questa popolazione di pazienti spesso anziani, fragili e con insufficienza renale. Finalmente risultati importanti per una patologia che fino a 2 anni fa era negletta e senza novità terapeutiche”.

Tumore dello stomaco. Il pembrolizumab, come evidenziano i risultati dello studio di fase II KEYNOTE-059, è efficace anche nel trattamento del tumore dello stomaco in fase avanzata, un altro tumore ‘difficile’ e senza grandi prospettive di terapia. Il farmaco è stato utilizzato su pazienti con adenocarcinoma dello stomaco, già trattati in precedenza con chemioterapia o in prima linea di trattamento. Il pembrolizumab ha mostrato, nei vari gruppi di trattamento, una buona attività antitumorale e una maggior durata di risposta alla terapia. Il farmaco dà i risultati migliori nei pazienti che presentano elevati livelli di un biomarcatore, il PD-L1. “I risultati dello studio KEYNOTE-059 confermano l’efficacia di pembrolizumab nel trattamento del tumore dello stomaco - afferma il professor Alfredo Falcone, direttore Oncologia Medica all’Università di Pisa -. Si tratta di una neoplasia che colpisce ogni anno 13mila italiani e per la prima volta da 15 anni si registrano reali passi in avanti nel trattamento di questa patologia. L’immunoterapia apre quindi un’altra prospettiva terapeutica, che va ad integrarsi ai trattamenti che già utilizziamo. E in alcuni sottogruppi di pazienti può portare benefici più duraturi rispetto a quelli delle cure tradizionali. Per quanto riguarda l’efficacia il tasso di risposta obiettiva indica una riduzione significativa della massa tumorale”.

“Questi risultati in diverse linee di terapia nel tumore dello stomaco e della giunzione gastro-esofagea continuano a supportare il potenziale di pembrolizumab, e di PD-L1 come biomarcatore, in pazienti con questa malattia in stadio avanzato - aggiunge Roger Dansey – Siamo incoraggiati dalle risposte osservate nei pazienti pesantemente pretrattati e guardiamo con fiducia alle prossime analisi dei dati sui pazienti naïve al trattamento”. La sopravvivenza media dei pazienti con tumore dello stomaco è di circa un anno. Anche per questo i risultati di questo studio sono stati accolti con grande interesse dalla comunità scientifica. Il pembrolizumab in Italia è attualmente indicato in monoterapia nel melanoma avanzato (non operabile o metastatico) e nel trattamento (di prima linea o successivo ad un trattamento chemioterapico) del carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico con espressione del biomarcatore PD-L1 in pazienti adulti. Qualche giorno fa l’Ema lo ha approvato anche nel trattamento dei tumori uroteliali localmente avanzati o metastatici. (M.R.M.)

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