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LISBONA SPECIALE EASD 2017

La metformina potrebbe ridurre
la ‘forza’ del tumore della prostata

I risultati di questo studio presentato all’EASD in corso a Lisbona suggeriscono anche un ruolo della visfatina come possibile nuovo biomarcatore di aggressività di questo tumore

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La metformina potrebbe ridurre la ‘forza’ del tumore della prostata

Uno studio presentato all’EASD in corso a Lisbona da giovani ricercatori della Società Italiana di Diabetologia grazie ad un grant della SID ha individuato un biomarcatore di aggressività del tumore della prostata, la visfatina, i cui livelli aumentano in condizioni di ridotta presenza di ossigeno e si riducono con la metformina. Una condizione nota come ‘ipossia’ ovvero la mancanza di ossigeno, che può condizionare una maggiore aggressività dei tumori. Il tumore infatti lavora meglio ‘in apnea’ visto che la mancanza di ossigeno stimola l’espressione di una serie di geni che ne facilitano la progressione. Uno di questi è quello che codifica per l’HIF1 (Hypoxia-inducible factor 1) un fattore che a sua volta induce l’espressione di altri geni, quali quello della visfatina, prodotta dal tessuto adiposo, che gioca un ruolo importante nel promuovere la proliferazione dei tumori. Un aumento dei livelli di visfatina nel sangue si riscontra sia nell’obesità che in alcuni tumori, come il cancro della prostata. In questo studio, realizzato da Sebastiano Messineo e colleghi, in collaborazione con l’istituto IMIBIC di Cordoba (Spagna), sono state indagate le variazioni del sistema HIF1 – visfatina in relazione al trattamento con metformina (farmaco utilizzato nel trattamento del diabete di tipo 2 da oltre 50 anni), nei pazienti affetti da cancro della prostata. I risultati suggeriscono un ruolo della visfatina come possibile nuovo biomarcatore di aggressività del tumore della prostata.

E’ noto da tempo che la metformina, farmaco che aumenta la sensibilità dei tessuti all’insulina, presenta anche degli effetti inibitori sulla proliferazione cellulare. Nella prima parte dello studio gli autori hanno valutato l’effetto di questo farmaco anti-diabete su cellule di cancro della prostata sia in condizioni normali, che di mancanza di ossigeno (ipossia). In una seconda fase, sono stati dosati i livelli di visfatina nel sangue di pazienti affetti da cancro della prostata, con diverso indice di massa corporea e trattati o meno con metformina. I risultati hanno evidenziato che la metformina riduce i livelli di HIF1 a livello delle cellule e quelli di visfatina sia nelle cellule tumorali, che nel sangue dei pazienti affetti da tumore della prostata. Questi risultati suggeriscono che il trattamento con metformina è in grado di ridurre i livelli di visfatina nel sangue dei pazienti con cancro della prostata, attraverso la riduzione dei livelli di HIF1. L’HIF1 non può essere facilmente misurato nel paziente ed è quindi poco adatto come biomarcatore tumorale. Al contrario invece la visfatina, direttamente controllata da HIF1, si presenta come un ottimo biomarcatore non invasivo per il monitoraggio dell’aggressività del cancro della prostata. L’ipossia (mancanza o forte riduzione di ossigeno) è un fenomeno caratterizzato da una ridotta disponibilità di ossigeno che può verificarsi sia a livello dell’intero organismo (insufficienza respiratoria), che nei singoli tessuti o a livello cellulare. Negli individui obesi una condizione di ipossia si può verificare anche nel tessuto adiposo perché le cellule si ‘allontanano’ dai vasi sanguigni. Questo tra l’altro può favorire la comparsa della sindrome metabolica e del diabete mellito di tipo 2.

Nelle cellule tumorali l’attivazione di una serie di meccanismi molecolari indotti dall’ipossia facilita la loro capacità di proliferazione e di dare metastasi. Il professor Gregg L. Semenza della John Hopkins University è stato il primo ad individuare l’HIF1 (Hypoxia Indicible Factor 1), il più importante fattore di regolazione della risposta cellulare all’ipossia, che si attiva in maniera massiva nelle cellule tumorali. In un precedente lavoro gli autori di questo studio hanno approfondito i meccanismi di regolazione di uno dei molti geni influenzati da HIF1, il gene della visfatina (NAMPT), che codifica per un enzima chiave nella regolazione del bilancio energetico della cellula. “La nostra ricerca individua un nuovo meccanismo molecolare attraverso il quale la metformina può svolgere la sua azione anti-proliferativa in pazienti con cancro della prostata, un tumore relativamente frequente nei pazienti con diabete mellito di tipo 2 e altre condizioni di insulino-resistenza – spiega il professor Antonio Brunetti, che ha coordinato lo studio – Infatti, inibendo l’asse HIF1/visfatina, la metformina agirebbe ostacolando il metabolismo della cellula tumorale. Sono necessari ulteriori studi per valutare se un simile meccanismo può essere operativo in altri tumori più frequentemente associati alla malattia diabetica”.

“I risultati di questa ricerca potrebbero avere promettenti ricadute cliniche per gli uomini affetti da tumore della prostata – commenta il professor Giorgio Sesti, presidente della SID – La visfatina sembra essere un sensibile biomarcatore non invasivo per il monitoraggio dell’aggressività del cancro della prostata e la metformina un utile trattamento di questa forma neoplastica. Sono particolarmente lieto che tali ricerche possano essere presentate in un importante congresso internazionale da un giovane ricercatore sostenuto dalla SID”. (FABRIZIA MASELLI)

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