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LISBONA SPECIALE EASD 2017

Le staminali ci svelano i danni
fatti dal diabete in gravidanza

Dalle staminali presenti nello ‘spartiacque’ madre-feto le alterazioni metaboliche presenti nell’utero delle mamme obese o con diabete gravidico, che possono influenzare il normale sviluppo

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Le staminali ci svelano i danni fatti dal diabete in gravidanza

Una mamma obesa e la comparsa di diabete durante la gravidanza rappresentano due condizioni metaboliche sfavorevoli per il normale sviluppo del bambino. Una condizione di obesità già presente prima di affrontare la gravidanza e l’eccessivo aumento di peso durante la gravidanza, soprattutto se complicato dal diabete gestazionale (GDM), si associano a conseguenze sfavorevoli sia a livello ostetrico (cioè per la madre) che neonatale (rischio di parto pre-termine, ricorso a parto cesareo, aumentata mortalità perinatale, maggiore frequenza di macrosomia cioè di peso alla nascita superiore a 4 Kg e difetti dello sviluppo nella prole). Le alterazioni metaboliche materne, condizionando l’ambiente uterino, possono influenzare la traiettoria di sviluppo fetale che proseguirà fino alla vita adulta e condizionerà il rischio metabolico a lungo termine. Uno studio di Sara Parrettini e colleghi della Società Italiana  di Diabetologia grazie ad un grant della SID presentato al congresso annuale dell’EASD in corso a Lisbona, ha analizzato in un gruppo di 504 pazienti affette da diabete gravidico, gli effetti di un trattamento multidisciplinare ed intensivo (stretto controllo glicemico e nutrizionale per garantire parametri metabolici sovrapponibili a quelli di una gravidanza fisiologica). Questo approccio è in grado di ridurre notevolmente la frequenza di complicanze neonatali, e si associa ad un abbattimento delle ipoglicemie neonatali e della prevalenza di macrosomia o di neonati ‘grandi per epoca gestazionale’ (LGA).

Raggiungere gli obiettivi metabolici in gravidanza e tenerli sotto stretto controllo è dunque fondamentale. Ma gli autori hanno ipotizzato che quello che succede a livello dell’ambiente uterino, cioè l’ambiente metabolico presente nell’utero, potrebbe essere in parte indipendente dal grado di controllo metabolico raggiunto e ‘misurabile’ ad esempio con la determinazione della glicemia per questo sono andati ad analizzare le variazioni presenti in un tipo particolare di cellule staminali, le cellule staminali mesenchimali cordonali del gel di Wharton (hUCMS), localizzate nell’interfaccia materno-fetale ed isolabili in modo non invasivo, nell’ipotesi che queste potessero dare informazioni sui meccanismi attraverso i quali diabete gravidico e obesità condizionano lo sviluppo del feto. L’analisi preliminare di queste particolari cellule staminali di madri con diabete gestazionale ed obese, sottoposte a stretto monitoraggio metabolico, ha dimostrato una ridotta plasticità differenziativa di tali cellule rispetto a quelle di gestanti normopeso/normoglicemiche (in particolare queste cellule mostrano una ridotta capacità di generare fenotipi cellulari adiposi ed ossei). Inoltre l’aumentata espressione, da parte di queste cellule staminali di donne obese con diabete gravidico, rispetto a quelle non complicate, dei marcatori di immunoregolazione (IDO, iNOS, HLA-G) verosimilmente riflette l’esposizione ad un ambiente pro-infiammatorio materno (confermato dai più elevati livelli di citochine pro-infiammatorie dosate nel sovranatante delle cellule in coltura).

In attesa di ampliare l’analisi sul profilo immunitario/infiammatorio sistemico, gli autori concludono che le cellule staminali mesenchimali hUCMS, a livello dell’interfaccia materno-fetale, possono rappresentare un utile strumento in grado di rispecchiare l’ambiente metabolico materno. Ciò implica la possibilità di individuare altri fattori, rispetto alla sola iperglicemia, in grado di influenzare la programmazione metabolica post-natale. “L’obesità soprattutto se complicata dal diabete gestazionale è una condizione di rischio sia per la gestante che per il neonato – commenta il professor Giorgio Sesti, presidente della SID – Questo studio volto ad analizzare il potenziale utilizzo delle cellule staminali mesenchimali cordonali del gel di Wharton come marcatore dell’ambiente metabolico materno potrebbe aprire nuove prospettive nell’individuazione di altri fattori, oltre all’iperglicemia, in grado di influenzare la programmazione metabolica post-natale. Sono particolarmente lieto che tali ricerche possano essere presentate in un importante congresso internazionale da una giovane ricercatrice sostenuta dalla SID”. (MARTINA BOSSI)

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