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GINEVRA SPECIALE EADV 2017

“Secukinumab è il nuovo standard
nel trattamento della psoriasi grave”

Secondo il professor Giuseppe Argenziano (nella foto) responsabile della Clinica Dermatologica dell’Università campana Luigi Vanvitelli “è un farmaco che cambia radicalmente la vita dei pazienti”

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Il professor Giuseppe Argenziano

Il professor Giuseppe Argenziano

Una patologia fastidiosa sotto molti punti di vista e che può arrivare a creare problemi veramente ‘pesanti’ per il paziente. Stiamo parlando della psoriasi, malattia comune, non contagiosa e autoimmune che colpisce oltre 125 milioni di persone in tutto il mondo, e di cui la psoriasi a placche è la forma più comune e si manifesta con placche cutanee rosse, in rilievo e in genere ricoperte da uno strato biancastro di cellule cutanee morte. Ma la psoriasi non costituisce soltanto un problema estetico: è una malattia persistente, cronica e talvolta fastidiosa che può influire negativamente anche sui più piccoli aspetti della vita quotidiana. E un paziente su tre può sviluppare successivamente l’artrite psoriasica, una malattia che interessa anche le articolazioni, causando sintomi debilitanti, tra cui dolore, rigidità e, talvolta, lesioni articolari irreversibili. La psoriasi è inoltre associata ad altre gravi patologie, quali diabete, cardiopatia e depressione.

Un quadro, quindi tutt’altro che ‘piacevole’, dove però arriva una buona notizia per i pazienti: i dati di uno studio scientifico presentato al 26° Congresso della European Academy of Dermatology and Venereology (EADV) a Ginevra, in Svizzera sul secukinumab di Novartis, primi nel loro genere, dimostrano una significativa e duratura risoluzione delle lesioni cutanee in pazienti con psoriasi a placche da moderata a severa, anche dopo 5 anni di trattamento. Essendo diretto contro l’interleuchina-17A (IL-17A), il secukinumab agisce su una citochina chiave implicata nello sviluppo della psoriasi. L’IL-17A svolge un ruolo importante nella patogenesi della psoriasi a placche, dell’artrite psoriasica (AP) e della spondilite anchilosante (SA). L’inibizione dell’IL-17A è fondamentale, in quanto fino al 30 per cento dei pazienti affetti da psoriasi può andare incontro ad artrite psoriasica.

“Un farmaco che cambia radicalmente la vita dei pazienti – ha dichiarato il professor Giuseppe Argenziano, responsabile della Clinica Dermatologica dell’Università della Campania ‘Luigi Vanvitelli’ – per almeno 5 motivi:

● oltre il 90 per cento dei pazienti ne trae un reale beneficio,  e nel 40-50 per cento addirittura la psoriasi scompare completamente;

● per la prima volta disponiamo di una terapia ‘cronica’ per una patologia ‘cronica’, mentre fino ad oggi eravamo costretti ad interrompere i trattamenti e riprenderli solo in presenza di peggioramenti evidenti;

● con questo farmaco non si assiste, come negli altri trattamenti, ad una progressiva diminuzione della risposta: a 5 anni di distanza non c’è alcun ‘calo di rendimento’,  e questo perché si tratta di un anticorpo umano;

● assistiamo ad una rapidità d’azione a dir poco incredibile – a livello di settimane – mentre prima dovevamo attendere tempi molto più lunghi;

●E’ il primo farmaco che può essere utilizzato in prima linea – cioè all’apparire della patologia – perché garantisce risultati ‘unici’: la riprova è che possono prescriverlo tutti i dermatologi,  e non solo gli ex-Centri Psocare”.

 “Questi dati sono particolarmente significativi per i dermatologi – aggiunge l’esperto – in quanto dimostrano che l’elevata efficacia e la sicurezza del secukinumab sono state mantenute per l’intero periodo di trattamento di 5 anni. Una pelle libera dalle lesioni, la clear skin, è un importante obiettivo terapeutico che permette ai pazienti di raggiungere un miglioramento significativo della qualità di vita. L’obiettivo del trattamento è la risoluzione delle lesioni cutanee e l’ottenimento di una risposta PASI (Psoriasis Area and Severity Index) 75, 90 o 100, considerato un importante metodo di valutazione del successo terapeutico. Per un periodo di trattamento prolungato, dall’anno 1 (settimana 52) alla fine dell’anno 5 (settimana 260), i tassi di risposta PASI 75/90/100 si sono mantenuti coerenti. I tassi di risposta PASI 75 e PASI 90 sono stati ottenuti, rispettivamente, dall’89 per cento e dal 69 per cento dei pazienti con psoriasi all’anno 1 (analisi dei dati osservati) e questo elevato tasso si è mantenuto nell’anno 5 (rispettivamente, nell’89 per cento e nel 66 per cento dei pazienti). Inoltre, il 44 per cento dei pazienti con psoriasi ha ottenuto una risoluzione completa delle lesioni cutanee (PASI 100) all’anno 1 e questo tasso si è mantenuto fino all’anno 5 (41 per cento). Il secukinumab ha continuato a dimostrare un profilo di sicurezza favorevole e coerente e una bassa immunogenicità”.

Ad oggi, oltre 100 mila pazienti sono trattati con il secukinumab in tutto il mondo e per tutte le indicazioni. Inoltre, dieci anni fa è stato arruolato il primo paziente in uno studio clinico con il secukinumab. “Lo studio presentato al Congresso EADV di quest’anno – ha concluso Argenziano – ha confermato un’altra importante caratteristica del secukinumab: la bassa immunogenicità. Questo potrebbe offrire di fatto un’efficacia a lungo termine del trattamento che si traduce in un risultato duraturo della clear skin”. (ANDREA SERMONTI)

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