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LISBONA SPECIALE EASD 2017

Dapagliflozin: riduce la glicemia
ed è un 'toccasana' per le arterie

Le arterie tornano subito ‘in forma’ con gli inibitori di SGLT-2, gli ultimi arrivati per il trattamento del diabete di tipo 2. A trarne vantaggio sono la salute dei reni e del cuore

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Dapagliflozin: riduce la glicemia ed è un 'toccasana' per le arterie

Il diabete di tipo 2 si associa ad una disfunzione delle cellule che rivestono la parete interna dei vasi (endotelio vascolare), che concorre allo sviluppo di ipertensione ed al danno cardio-vascolare. Una nuova classe di farmaci utilizzati per il trattamento dei diabete di tipo 2, gli inibitori del co-trasportatore sodio/glucosio (SGLT2-inibitori) oltre a ridurre la glicemia, esercita importanti effetti protettivi a livello dei reni e del cuore, attraverso meccanismi non ancora del tutto noti. Uno studio presentato al congresso annuale dell’EASD a Lisbona da Marta Seghieri e colleghi – giovani ricercatori della Società Italiana di Diabetologia grazie ad un grant della SID – ha valutato in 16 pazienti con diabete gli effetti in acuto della somministrazione di un farmaco di questa nuova classe, il dapagliflozin, a livello dell’albero vascolare sistemico e renale. Per lo studio, i ricercatori si sono avvalsi dell’ecografia e della misurazione nel sangue di una serie di molecole e ormoni in grado di modulare la funzione vascolare. I dati ottenuti sono stati confrontati con quelli ottenuti in un gruppo di controllo in trattamento con idroclorotiazide (un diuretico).

Il dapagliflozin (ma non il diuretico) si è dimostrato in grado di migliorare rapidamente (dopo appena due giorni di terapia) il grado di ‘rigidità’ delle arterie, sia della circolazione generale che di quella renale, ripristinando una normale funzione endoteliale e riducendo lo stress ossidativo. I risultati di questo studio forniscono prove preliminari delle proprietà emodinamiche e vascolari del  dapagliflozin, che sono indipendenti dal suo effetto ipoglicemizzante e dalla riduzione della pressione arteriosa. Questi dati, se confermati da studi su un più ampio numero di soggetti, potrebbero spiegare uno dei meccanismi attraverso i quali questi nuovi farmaci esercitano la loro azione benefica a livello dei cuore e dei reni. “La riduzione delle complicanze cardiovascolari costituisce un importante obiettivo della terapia del diabete tipo 2 – commenta il professor Giorgio Sesti, presidente della SID – I risultati di questo studio potrebbero avere promettenti ricadute cliniche in quanto contribuiscono a delucidare i meccanismi con cui gli inibitori di SGLT2 esercitano i loro benefici effetti renali e cardiovascolari. Sono particolarmente lieto che tali ricerche possano essere presentate in un importante congresso internazionale da una giovane ricercatrice sostenuta dalla SID”. (FABRIZIA MASELLI)

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