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LISBONA SPECIALE EASD 2017

Inibitori di SGLT-2, 'scudo'
per le staminali ‘ripara-vasi’

Questi farmaci proteggono le staminali ‘ripara-vasi’ delle persone con diabete dagli effetti tossici dei grassi della dieta (lipotossicità). Svelato uno dei meccanismi cardioprotettivi

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Inibitori di SGLT-2, 'scudo' per le staminali ‘ripara-vasi’

La ‘lipotossicità’, una condizione associata a insulino-resistenza e diabete, conferisce un aumentato rischio cardiovascolare. Recenti ricerche hanno dimostrato che livelli fisiologici di acido stearico (SA), un acido grasso saturo che abbonda nelle diete occidentali, inducono lipotossicità e alterano la funzione delle cellule angiogeniche circolanti (staminali deputate alla produzione di nuovi vasi), importanti per i processi di riparazione vascolare. Una nuova categoria di farmaci contro il diabete di tipo 2, i cosiddetti SGLT 2-inibitori (inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio tipo 2), oltre a controllare la glicemia, riduce in maniera importante anche il rischio di eventi cardiovascolari. Tra i vari meccanismi d’azione di questi farmaci vi è quello di bloccare a livello cardiaco il trasportatore sodio/idrogeno (NHE), un’azione indipendente da quella anti-diabete che si esercita sul co-trasportatore sodio-glucosio tipo 2 (SGLT-2).

Valentina Spigoni e colleghi – giovani ricercatori della Società Italiana di Diabetologia grazie ad un grant della SID – in uno studio presentato al congresso annuale dell’EASD di Lisbona, sono andati a studiare i potenziali effetti di due inibitori di SGLT-2 (empagliflozin e dapagliflozin) sulla lipotossicità indotta da acido stearico nelle sulle cellule angiogeniche circolanti (CAC). Le CAC sono state isolate da volontari sani e trattate in vitro con gli inibitori di SGLT-2 e con acido stearico. Nonostante le CAC non posseggano l’SGLT-2, empagliflozin e dapagliflozin hanno ridotto drasticamente l’infiammazione e lo stress ossidativo nelle cellule angiogeniche trattate con acido stearico, proteggendole così dagli effetti lipotossici di questo grasso. Gli effetti di questi farmaci sulla riduzione dello stress ossidativo sono risultati paragonabili a quelli di un noto anti-ossidante naturale, la N-acetilcisteina.

Dallo studio è emerso anche che gli effetti anti-infiammatori di empagliflozin erano sovrapponibili a quelli dell’amiloride, un diuretico che blocca lo scambiatore sodio/idrogeno (NHE), suggerendo così che queste due molecole abbiano un meccanismo d’azione simile, ovvero il blocco di NHE. Questo lavoro dimostra dunque che gli inibitori di SGLT-2, una nuova categoria di farmaci usati nel diabete di tipo 2, proteggono dalla lipotossicità le cellule coinvolte nei processi di riparazione vascolare, attraverso meccanismi molecolari indipendenti dell’inibizione di SGLT-2. Il paziente con diabete è un soggetto ad elevato rischio cardiovascolare e questo è dovuto, tra le altre cause, alla lipotossicità. A differenza di altri farmaci utilizzati per la cura del diabete, i farmaci inibitori di SGLT-2 hanno mostrato effetti sorprendenti nella riduzione delle malattie cardiovascolari nei pazienti diabetici. Tuttavia i meccanismi  alla base di questi benefici non sono del tutto noti. Questa  ricerca, volta a studiare gli effetti di questi farmaci sui processi di riparazione endoteliale contribuisce a svelare almeno alcuni dei meccanismi alla base della protezione cardiovascolare degli inibitori di SGLT-2 e identifica nuovi possibili bersagli terapeutici.

"Questi dati rappresentano per il nostro laboratorio un’ulteriore sfida per individuare nuovi meccanismi off-target di questa recente classe di farmaci che sta avendo risvolti clinici benefici importanti ed, in parte, inaspettati – sottolinea la professoressa Alessandra Dei Cas della Divisione di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo del Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Università di Parma e AOU di Parma Ospedale Maggiore – Un ringraziamento alla 'Fondazione Diabete Ricerca' che finanzierà la prosecuzione dello studio”. “La lipotossicità è uno dei fattori patogenetici che contribuiscono allo sviluppo delle complicanze cardiovascolari nei soggetti con diabete tipo 2 – commenta il professor Giorgio Sesti, presidente della SID – I risultati di questo studio suggeriscono che gli inibitori di SGLT-2 potrebbero esercitare un effetto protettivo sui danni indotti dalla lipotossicità a livello delle angiogeniche circolanti coinvolte nei processi di riparazione vascolare. I risultati di questo studio potrebbero avere promettenti ricadute cliniche in termini di identificazione di nuovi bersagli terapeutici. Sono particolarmente lieto che tali ricerche possano essere presentate in un importante congresso internazionale da una giovane ricercatrice sostenuta dalla SID”. (MARTINA BOSSI)

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