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LISBONA SPECIALE EASD 2017

La ‘deregulation’ dei micro-RNA
mette KO le cellule del pancreas

Perdita di identità delle cellule beta pancreatiche e deregulation dei micro-RNA: due fattori coinvolti nella comparsa del diabete di tipo 2 che potrebbero diventare un nuovo bersaglio terapeutico

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La ‘deregulation’ dei micro-RNA mette KO le cellule del pancreas

Perché le cellule beta del pancreas, ad un certo punto della loro vita smettono di fare il loro lavoro, cioè di produrre insulina, contribuendo così alla comparsa di diabete di tipo 2? A chiederselo sono ricercatori di tutte le parti del mondo perché scoprire l’arcano potrebbe consentire di far tornare queste cellule a svolgere il loro lavoro, cioè produrre insuline, tenendo in questo modo alla larga il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. E un importante contributo di conoscenza a questo riguardo viene da uno studio presentato da Giusy Grieco e colleghi - ricercatori della Società Italiana  di Diabetologia grazie ad un grant della SID – al congresso annuale dell’EASD di Lisbona. La disfunzione delle cellule beta-pancreatiche, produttrici di insulina, nel diabete mellito di tipo 2 (DM2) è certamente dovuta a numerosi fattori. Uno di questi è la ‘deregolazione’ dei microRNA, frammenti minuscoli di informazione che girano per la cellula e influenzano l’espressione di altri geni. A risultare ridotto nelle isole pancreatiche dei pazienti con diabete tipo 2, così come nelle isole pancreatiche de-differenziate in vitro, sembra essere in particolare un tipo particolare di microRNA (il miR-184). Un grosso problema questo, visto che miR-184 regola tra l’altro la produzione di una molecola (CRTC1) in grado di protegge dall’apoptosi (cioè dalla morte cellulare) indotta da acidi grassi (come il palmitato dell’olio di palma) e da citochine (molecole infiammatorie).

Nel diabete di tipo 2 inoltre le cellule beta sembrano perdere la loro identità di cellule deputate alla produzione di insulina, un fenomeno questo noto come ‘de-differenziamento’.  Per fare luce sui fenomeni che regolano l’espressione del miR-184, e per comprendere se questo microRNA risulti coinvolto nel de-differenziamento delle cellule β, Giusy Grieco e colleghi hanno appunto effettuato una sofisticata analisi bioinformatica, dalla quale è emerso che il fattore di trascrizione NKX6.1 (molecola indispensabile per il mantenimento dell’identità β-cellulare) è un possibile regolatore del miR-184. Studiando isole pancreatiche di pazienti con diabete di tipo 2 e isole pancreatiche sottoposte a de-differenziazione in laboratorio, i ricercatori senesi hanno  scoperto che, in questa condizione, risultano ridotte tanto l’espressione del gene NKX6.1, che il miR-184. Un successivo studio effettuato su cellule beta pancreatiche di topo ha confermato il ruolo del miR-184 nel processo di de-differenziamento delle cellule beta-pancreatiche, evento considerato responsabile della disfunzione di queste cellule (e dunque della ridotta produzione di insulina che caratterizza il diabete di tipo 2).

Ma il miR-184 può esercitare anche un ruolo protettivo nei confronti del danno indotto dallo stress ossidativo; per questo i ricercatori senesi ipotizzano che in alcune condizioni il de-differenziamento delle cellule beta pancreatiche potrebbe rappresentare un meccanismo di protezione per queste cellule contro l’apoptosi (morte cellulare programmata), anziché un fenomeno responsabile dello sviluppo del diabete tipo 2. Gli autori concludono dunque che l’asse NKX6.1-miR-184 potrebbe rappresentare un nuovo bersaglio terapeutico nel diabete tipo 2 perché potrebbe consentire il mantenimento della funzione e dell’identità della cellula beta e permettere dunque loro di continuare a produrre insulina. “Comprendere i meccanismi molecolari che regolano la funzione delle cellule beta-pancreatiche, produttrici di insulina costituisce un importante aspetto della ricerca diabetologia – commenta il professor Giorgio Sesti, presidente della SID – Una maggiore conoscenza dei fattori responsabili dei processi di differenziamento e di de-differenziamento può portare a delucidare la patogenesi del deficit di secrezione insulinica in una fase precoce della storia naturale della malattia  e potrebbe consentire in futuro terapie mirate a correggere il difetto funzionale delle cellule beta-pancreatiche osservato nel diabete tipo 2. Sono particolarmente lieto che tali ricerche possano essere presentate in un importante congresso internazionale da una giovane ricercatrice sostenuta dalla SID”. (FABRIZIA MASELLI)

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