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18° CONGRESSO DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI CARDIOLOGIA DELLO SPORT

Innovazione 'al cuore' dello sport:
ecco le nuove tecnologie salvavita

Sviluppato dal Boston scientific, il Subcutaneous implantable cardioverter defibrillator (S-icd) è un defibrillatore impiantabile sottocutaneo che evita i rischi dell'impianto in sede cardiaca

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Innovazione 'al cuore' dello sport:ecco le nuove tecnologie salvavita

"Gli atleti sanno fare con il corpo cose che il resto di noi può solo sognarsi", questo passo del libro 'Il tennis come esperienza religiosa' di David Foster Wallace ben sintetizza l'ammirazione che la maggior parte dei 'comuni mortali' nutre per gli sportivi di professione, spesso innalzati ad emblema della perfetta forma fisica e quindi della salute. Eppure non mancano nella storia dello sport gli episodi di atleti, anche giovanissimi, morti in campo causa di arresti cardiaci improvvisi. Durante il 18° congresso della Società italiana di cardiologia dello sport (Sic sport) che si terrà a Roma il 28 settembre e che affronterà in tre giornate i temi più attuali della cardiologa in ambito sportivo, dando una grande rilevanza agli strumenti salvavita. Il professor Antonio Pelliccia - responsabile di cardiologia presso l'istituto di medicina e scienza dello sport del Comitato olimpico nazionale italiano (Coni) e presidente del congresso - aprirà infatti i lavori parlando di defibrillatori e del loro ruolo chiave per intervenire sul campo tempestivamente. Ogni anno, in Italia, circa 50 mila persone - oltre 350 mila in Europa - vengono colpite da arresto cardiaco improvviso, un’aritmia maligna che può diventare letale se non si interviene tempestivamente con un defibrillatore, ripristinando il normale ritmo cardiaco e il flusso di sangue nel corpo attraverso una sorta di 'choc elettrico'. I defibrillatori che siamo abituati a conoscere – e che una recente normativa rende obbligatori in tutti i luoghi dove si pratichi attività sportiva – sono quelli esterni. Vengono utilizzati per gli interventi di emergenza e, secondo i dati più recenti portano da 9 a 93 per cento le possibilità di sopravvivenza in caso di arresto cardiaco. Ma la tecnologia medica ha fatto passi da gigante in questo settore e le soluzioni terapeutiche più evolute prevedono, oggi, anche defibrillatori impiantabili che forniscono al paziente un supporto di 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno e sono destinati a soggetti a rischio di aritmie cardiache maligne. Due le tipologie oggi disponibili: i defibrillatori che per funzionare necessitano di elettrocateteri da inserire direttamente nel cuore tramite l’albero venoso, e quelli che funzionano senza toccare né il cuore né i vasi sanguigni. Quest'ultima tipologia, meno invasiva, è rappresentata da un dispositivo sviluppato da Boston Scientific, il Subcutaneous implantable cardioverter defibrillator (S-icd), che di recente ha ottenuto il marchio di conformità europea. Il sistema è costituito da due parti: un generatore di impulsi - che monitora l’attività del cuore e eroga una scarica quando necessario - e  un elettrocatetere - che rileva il ritmo cardiaco e trasmette le scariche - che vengono impiantati sottopelle con un intervento minimamente invasivo. L’assenza di rischi, altrimenti connessi all’inserimento dei cateteri transvenosi, è ampiamente certificata e per questo il mondo della medicina sportiva guarda con grande attenzione a questa soluzione terapeutica che consente di affrontare in sicurezza patologie cardiache ad elevato rischio. Ulteriore  elemento a favore dell’impianto sottocutaneo è la sua ridotta invasività anche sul piano estetico, un fattore niente affatto trascurabile e apprezzato soprattutto dai pazienti più giovani. (MATILDE SCUDERI)

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