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SOCIETÀ ITALIANA DI NEUROLOGIA

Napoli. Oltre 2mila neurologi
riuniti per il 48° congresso Sin

L’appuntamento annuale organizzato dalla Sin consente di fare il punto della situazione circa i progressi e le innovazioni terapeutiche introdotte nell’ambito della cura delle malattie neurologiche

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Napoli. Oltre 2mila neurologi riuniti per il 48° congresso Sin

Oltre 2 mila neurologi provenienti da tutto il Paese hanno preso parte al 48° congresso nazionale della Società italiana di neurologia (Sin) tenutosi nel capoluogo campano. L’evento, occasione di confronto scientifico tra i più rinomati specialisti italiani, ha permesso di evidenziare i recenti progressi scientifici emersi nell’ambito delle patologie neurologiche, in particolare l’emicrania e la demenza senile, progressi che si riscontrano anche a livello terapeutico, nella fattispecie nell’ambito della sclerosi multipla e delle malattie rare mentre, per il trattamento dell’ictus è stata posta in rilievo l’importanza di una rete capillare di Stroke unit in Italia. L’evento ha rappresentato inoltre la giusta occasione per presentare la riforma della responsabilità medica secondo la nuova normativa.

“La Clinica neurologica dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli e le Neurologie della Regione Campania – commenta il professor Gioacchino Tedeschi, presidente del 48° congresso nazionale Sin e direttore I clinica neurologica e neuro fisiopatologica A.O.U. Università della Campania Luigi Vanvitelli – sono onorate di essere state designate ad organizzare l’evento nella città di Napoli per la terza volta negli ultimi 15 anni. Si tratta di una preziosa occasione di confronto tra le diverse anime, accademica, ospedaliera e territoriale della Neurologia italiana. Il modello che la neurologia dovrà studiare – prosegue il professor Tedeschi – richiederà una profonda sinergia tra rete ospedaliera e rete territoriale, e per farlo è indispensabile che tutti i protagonisti di queste due realtà collaborino alla realizzazione del’obiettivo primario: la cura del paziente”. Non sono confortanti i numeri relativi alla situazione delle malattie neurologiche in Italia che gli specialisti hanno presentato durante il congresso: oltre 100 mila i casi di Sclerosi multipla, 170 mila i nuovi casi di ictus ogni anno (1 milione di pazienti colpiti in maniera invalidante), 5 milioni i soggetti che soffrono di emicrania (18 per cento donne, 9 per cento uomini), 800 mila gli italiani colpiti da emicrania cronica, 700 mila i pazienti che possono sviluppare una forma di demenza.

Emicrania. Si presenta sotto forma di dolore acuto e pulsante, è solitamente annunciata da disturbi collaterali quali nausea, vomito ed intolleranza alla luce ed ai suoni. Il fenomeno dell’aura, che accompagna la manifestazione, comporta la visione di lampi di luce, difficoltà nell’articolazione della parola, formicolio degli arti. Le caratteristiche del disturbo non si presentano con le medesime modalità e variano a seconda dei soggetti, differenziandosi per durata e intensità del dolore che si tende a neutralizzare immediatamente in modo da scongiurare la fase acuta. Qualora la frequenza degli attacchi emicranici aumentasse e con essa il carattere invalidante della patologia, è necessario procedere optando per una ponderata terapia preventiva che riduca gli episodi emicranici e ne smorzi l’intensità. L’iniezione di una tossina botulinica, in determinate sezioni del capo e del collo può rivelarsi risolutiva specie nei casi limite, quando cioè l’emicrania è di tipo cronico. Anticorpi sviluppati artificialmente sono utilizzati dagli specialisti contro la molecola Cgrp la quale, quando è prodotta in eccesso nei neuroni del sistema trigemino-vascolare, innesca l’infiammazione responsabile dell’insorgere dell’emicrania. In ambito terapeutico sono numerose le molecole passate alla fase 3 di sperimentazione, fase decisiva per quanto riguarda la valutazione della reale efficacia della molecola in termini di cura del disturbo. I dati fin ora registrati mostrano una sensibile diminuzione di attacchi e durata delle emicranie, dati che, se confermati, contribuirebbero a declassare la patologia che ad oggi risulta essere al sesto posto tra le cause di disabilità.

Sclerosi multipla. Più di 100 mila pazienti in Italia soffrono di Sclerosi multipla (Sm), malattia infiammatoria del sistema nervoso che inizia a manifestarsi in età giovanile e che comporta un progressivo indebolimento degli arti inferiori che arriva a compromettere l’andatura del soggetto, peggioramento che insorge in maniera più marcata dopo 10-15 anni dal presentarsi dei sintomi. Questa seconda fase della malattia, contrariamente a quella iniziale infiammatoria, non dispone di un supporto terapeutico pertinente: nuovi farmaci piuttosto efficaci sono stati introdotti negli ultimi anni, (natalizumab, alemtuzumab per citarne alcuni), accompagnati però da severi effetti collaterali. Stando a quanto afferma il professor Gianluigi Mancardi, presidente eletto Sin e direttore della clinica neurologica dell’università di Genova, adeguate strategie di cura, specie nella fase d’esordio della patologia, possono rivelarsi efficaci, in quanto permettono, soprattutto in fase infiammatoria, di personalizzare il piano terapeutico a seconda dei diversi casi clinici. Presto saranno a disposizione nuovi farmaci innovativi, come il daclizumab o l’ocrelizumab (quest’ultimo mirato a colpire i linfociti B) o la terapia immunosoppressiva ad ampio spettro.

Malattie rare. Rappresentano il 50 per cento dei casi che coinvolgono il sistema nervoso, nonché un’area clinica e di ricerca estremamente importante per quanto riguarda la neurologia. Come illustrato dal professor Antonio Federico, direttore Uoc Clinica neurologica e malattie neuro metaboliche, università di Siena, chairman scientific commettee della European academy of neurology, delegato internazionale della Sin, ben 3 sessioni del congresso sono state destinate all’approfondimento delle terapie innovative. Durante tali sessioni sono stati riportati i risultati riscontrati attraverso l’impiego delle terapie in alcune malattie neurodegenerative come l’atrofia muscolare spinale, le distrofie muscolari, la Corea di Huntington e la Sclerosi laterale amiotrofica.  Il denominatore comune nell’area di ricerca circoscritta alle malattie neurologiche rare consiste nell’individuazione di nuove proteine caratterizzate da funzioni fisiologiche importanti in grado di scatenare gravi patologie, e nella messa a punto di terapie innovative in grado di interferire sui meccanismi patogenetici di base delle malattie, attraverso strategie capaci di rimpiazzare il gene mutato o terapie cellulari finalizzate alla sostituzione delle cellule malate.

Ictus. Nella gestione del paziente con ictus acuto, l’intervento in Centri clinici dedicati, chiamati Stroke unit, rivela la sua efficacia in quanto ha portato alla diminuzione sostanziale del tasso di mortalità e disabilità rispetto agli interventi effettuati in centri non specializzati. La complessità gestionale delle Stroke unit, unita ai costi elevati e alla necessità di personale professionale altamente specializzato, rende impossibile la loro presenza in ogni ospedale e diventa fondamentale una distribuzione ragionata di tali strutture specializzate sul territorio, così come riportato dal professor Elio Agostoni, direttore dipartimento di neuroscienze, direttore S.C. neurologia e Stroke unit – Asst grande ospedale metropolitano Niguarda di Milano. Il decreto 70 del Ministero, fornisce i criteri guida per procedere alla classificazione di diversi livelli di cura per l’ictus (combinazione di trombolisi sistemica e procedure endovascolari) in più promuove un modello organizzativo di reti Hub e Spoke, rivelatosi particolarmente efficace perché costruito sulla base dei tempi di percorrenza dei mezzi di soccorso su ruota che devono mantenersi al di sotto dei 60 minuti. Superato tale limite il mezzo di soccorso suggerito è l’elicottero.

Terapie della demenza. Attualmente sono numerosi i trial clinici in corso in cui lo studio è concentrato sulla sperimentazione di farmaci che potrebbero risultare efficaci, qualora verificato, se somministrati nella fase prodromica della malattia (ossia prima della sua manifestazione effettiva). Per questo motivo è stato istituito un Tavolo di esperti, istituzioni (Ministero ella salute, Aifa; Istituto superiore di sanità)  e associazioni di pazienti che lavora dall’inizio dell’anno alla creazione di un modello organizzativo che si concentri sull’intercettazione delle forme prodromiche di Alzheimer. Questo quanto dichiarato dal professor Paolo Maria Rossini, ordinario di neurologia e direttore dell’istituto di neurologia presso l’università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, il quale pone l’accento sulle necessità di individuare, attraverso uno screening di massa, i soggetti che effettivamente svilupperanno la malattia. Si calcola che in Italia i pazienti a rischio siano circa 700 mila. Il modello organizzativo, di cui esiste una bozza di progetto di ricerca, si prefigge di individuare i marcatori (esami strumentali e test neuropsicologici) con il miglior rapporto costi/benefici, che conducano ad una diagnosi precisa, che non siano invasivi, che siano facilmente reperibili sul territorio nazionale e che non comportino un eccessivo onere per il Servizio sanitario nazionale.

Durante il congresso, una Tavola rotonda presieduta dall’onorevole Federico Gelli ha permesso di fare luce sulla nuova riforma della responsabilità medica: l’onorevole e autore del testo della legge Bianco-Gelli ha evidenziato la necessità di ridurre il contenzioso, civile e penale, avente ad oggetto la responsabilità medica, ma al tempo stesso ha assicurato un più efficace sistema risarcitorio nei confronti del paziente. Scopo della legge è fare chiarezza circa l’appropriatezza delle competenze attribuibili ad ogni disciplina attraverso l’identificazione delle linee-guida specifiche per ogni malattia, con una valorizzazione del ruolo dei medici più competenti nelle diverse situazioni cliniche. Saranno inoltre definite le modalità assistenziali più idonee per ogni malattia del sistema nervoso, in modo da garantire migliori risposte in ogni setting di cura. Secondo le nuove normative, le Società scientifiche possono essere accreditate presso il Ministero della salute se raggruppano, come iscritti, il 30 per cento degli specialisti della disciplina di riferimento, rispecchiando in questo modo le caratteristiche della Società italiana di Neurologia all’interno della quale i vari raggruppamenti di specialisti condividono con la Sin regolamento e finalità. Inoltre la Sin ha disposto iniziative di aggiornamento e supporto per gli specialisti iscritti, in modo da assicurare interventi tempestivi e assistenza qualificata a tutti coloro i quali sono affetti da sintomatologia neurologica.

L’evento partenopeo è stato preceduto da un grande risultato in ambito internazionale: alla Sin è infatti stato assegnato il Congresso mondiale di neurologia 2021, che si terrà negli spazi della Nuvola di Fuksas del Roma convention center. Nella capitale, che ha battuto Copenhagen, Londra e Marsiglia, arriveranno più di 8 mila neurologi e circa 4 mila accompagnatori. “Si tratta di un riconoscimento – dichiara soddisfatto il professor Leandro Provinciali, presidente Sin e direttore della clinica neurologica e del dipartimento di scienze neurologiche degli ospedali riuniti di Ancona – che da un lato premia il lavoro incessante, testimoniato a Kyoto dai professori Antonio Federico e Bruno Giometto, della Società italiana di neurologia da sempre al fianco delle istituzioni governative, delle organizzazioni sanitarie e delle associazioni di malati, e dall’altro raprresenta la possibilità di dimostrare che le capacità e le professionalità delle nostre eccellenze medihe occupano i primi posti al mondo”. (FEDERICA BARTOLI)

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