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CURA DELL’ASMA E BPCO

Dalla medicina connivente
alla medicina ‘partecipata’

Rimette i pazienti al centro del percorso di cura l’evento educational ‘Respiriamo’ promosso da FederAsma e Allergie Onlus e sponsorizzato da Novartis per una corretta informazione su asma e BPCO

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Dalla medicina connivente   alla medicina ‘partecipata’

Gli incontri organizzati da FederAsma e Allergie, impegnata a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla corretta gestione delle cronicità respiratorie e allergiche, sono una preziosa occasione per pazienti affetti da patologie respiratorie croniche e medici specialisti per stabilire un dialogo schietto e alla pari all’insegna della collaborazione e della personalizzazione della terapia. Nel corso di uno di questi eventi, sponsorizzato da Novartis, a Milano sono state trattate le criticità legate alla gestione di asma e bronco pneumopatia cronica ostruttiva. Con un’esposizione chiara arricchita da esempi di pratica clinica, medici esperti come Walter Canonica, professore di Pneumologia presso l’HumanitasUniversity di Milano e presidente della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC) e Paolo Banfi, pneumologo responsabile della riabilitazione pneumologica della Fondazione Don Gnocchi Onlus di Milano, hanno spiegato l’eziopatologia e i sintomi di asma e bpco. Presto, però, la parola è stata data ai pazienti e alle loro testimonianza del vissuto della malattia e sono emersi dubbi riguardanti soprattutto l’uso dei farmaci e dispositivi e il loro profilo di sicurezza, la possibilità di svolgere attività sportiva, problemi di comunicazione paziente-medico, il comportamento da tenere di fronte alle alternative offerte dal farmacista, al momento dell’acquisto del farmaco. Questo modello di interazione esemplifica il cambiamento che si sta verificando nella moderna pratica medica e nel rapporto paziente-curante. Colui che vive quotidianamente la patologia è una fonte di informazione irrinunciabile per il clinico nella gestione terapeutica. Come ha affermato il professor Canonica “siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione nella storia della medicina. Si è partiti da un modello di totale connivenza del paziente nei confronti del medico per arrivare a una relazione di collaborazione fattiva. Fino a pochi anni fase il curante prescriveva una terapia non efficace il paziente tornava da quel medico e ritentava con un altro farmaco, così per molte volte. Oggi fortunatamente il paziente ha a disposizione più alternative, oltre ad essere mediamente più informato”.

Il modello da cui si è partiti è, infatti, quello di una medicina per tentativi e riconducibile all’espressione inglese one drug fits all (un solo farmaco va bene per tutti i pazienti con la stessa patologia) ossia le procedure terapeutiche si basavano su armi non precise, non tenevano conto della complessità delle patologie allergiche, curavano i sintomi e non i meccanismi. E’ il caso dell’asma allergico grave per il quale si è presso abusato nella prescrizione di corticosteroidi. Questa patologia complessa è caratterizzata da eccessiva produzione di immunoglobuline E (IgE) in risposta ad allergeni ambientali quali acari, polveri e muffe. “La grande maggioranza dei pazienti con asma allergico grave è polisensibilizzata - ha sostenuto il professor Canonica - cioè il soggetto è diventato sensibile a più allergeni, per questo la terapia deve essere personalizzata sul singolo paziente. Abbiamo oggi a disposizione il farmaco biologico monoclonale anti IgE, che agisce solo su questo bersaglio a monte della cascata infiammatoria, omalizumab ”. Si tratta di un anticorpo che si lega selettivamente alle IgE ed è indicato solo nell’asma allergico non controllato da corticosteroidi inalatori per adulti o in età infantile dai 6 anni d’età. Non viene somministrati quindi in presenza di altre patologie allergiche o altri tipi di asma. La terapia con omalizumab viene costruita sul singolo paziente in quanto la dose e la frequenza di somministrazione variano in base alla quantità ematica di IgE, responsabili del processo infiammatorio che causa l’attacco in questo tipo di asma, che vanno quindi dosate prima di iniziare il trattamento. Il farmaco è somministrato da un medico o un infermiere per via sottocutanea ogni due o quattro settimane.

L’asma ha rilevanza mondiale: globalmente ne soffrono tra 250 e 300 milioni di persone. In Italia 50 mila persone soffrono di asma allergico grave. La complessità della patologia e la varietà dei meccanismi d’insorgenza impone la necessità di conoscere nel dettaglio il tipo di malattia caso per caso, i trigger (ovvero le sostanze scatenanti o allergeni) coinvolti nell’insorgenza dei sintomi o degli attachi, le situazioni e gli ambienti a rischio. Un paziente informato eviterà che la malattia diventi invalidante anche in fase non acuta e, soprattutto in età pediatrica, la corretta gestione dell’asma consentirà uno sviluppo psico-fisico normale, senza inutili privazioni di attività ludico-sportive e momenti di socialità. Per un bambino asmatico, ad esempio, praticare il nuoto in piscina può essere consentito se non esiste ipersensibilità ai vapori di cloro, o in presenza di essa,i genitori potrebbero optare per impianti in cui la sterilizzazione avviene a ozono. Infine, la terapia dell’asma non è da considerarsi definitiva, ma soggetta a periodici aggiustamenti, a seguito di controlli frequenti: “un paziente con asma deve sottoporsi a spirometria ogni sei mesi” ha affermato Walter Canonica.

Se l’asma bronchiale è un’ostruzione reversibile delle vie aeree, non lo è la Bpco, che con l’asma ha alcuni sintomi in comune come difficoltà respiratoria, senso di costrizione al torace e tosse. Nella Bpco l’ostruzione è cronica e i fattori di rischio più importanti sono rappresentati dal fumo di tabacco e l’esposizione a inquinanti aerei. La grave dispnea “riduce inevitabilmente la qualità di vita, condiziona lo svolgimento di abituali attività fisiche quotidiane (camminare, salire le scale, persino vestirsi o lavarsi)” ha affermato  Banfi. Per questo, come nell’asma, anche per la Bpco, il ruolo del paziente nella gestione del percorso di cura è fondamentale, così come il rapporto medico-paziente. Si tratta di una condizione largamente sotto-diagnosticata in quanto la necessità di abolire il vizio del fumo o modificare alcuni comportamenti quotidiani (come adottare uno stile di vita sano e perdere peso) ritarda il ricorso al consulto medico fino al verificarsi di eventi acuti di insufficienza respiratoria.Anche in presenza di diagnosi, però, la gestione deve essere partecipata in quanto spesso proprio a causa di dispnea da sforzo il paziente si rassegna a una vita sedentaria e riduce al minimo l’attività, instaurando un circolo vizioso che aumenta la dispnea per mancanza di allenamento. L’adesione a un programma di riabilitazione respiratoria riporta l’attività a livelli normali con beneficio psicologico del paziente e riduzione del carico assistenziale delle famiglie. Gli incontri organizzati da FederAsma e Allergie Onlus sono gratuiti e rivolti sia a pazienti che famigliari e si focalizzano su riniti, asma e Bpco. Per informazioni visitare le pagine Facebook: @BPCOSocial, @federasma. Onlus. (MARTINA BOSSI)

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