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INDAGINI SANITARIE

Roma. Presentato il rapporto
'L’impatto dell’Ictus in Europa'

Lo studio permette di fare il punto della situazione circa il livello di conoscenza e sensibilizzazione nell’ambito della patologia, al primo posto tra le cause di disabilità a lungo termine

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Roma. Presentato il rapporto 'L’impatto dell’Ictus in Europa'

Presentato nei giorni scorsi a Roma il rapporto dal titolo L’impatto dell’Ictus in Europa, curato dall’Osservatorio Ictus Italia in collaborazione con S.A.F.E. – Stroke alliance for Europe e con l’intervento dell’europarlamentare onorevole Aldo Patriciello. Il lavoro rappresenta uno studio effettuato in ambito europeo finalizzato a conoscere il grado di sensibilizzazione, informazione e prevenzione della patologia, e offre un’analisi delle differenti modalità di approccio alla malattia, in termini di cure, riabilitazione e supporto al paziente nei vari paesi europei. I risultati dello studio, condotto dai ricercatori del King’s College di Londra  e commissionato dalla S.A.F.E., rivelano dati preoccupanti emersi dall’analisi delle informazioni reperite in 35 paesi compresa l’Italia: l’ictus infatti è tra le prime cause di morte in Europa, è al secondo posto in quanto causa di deficit cognitivo nell’adulto ed è la prima causa di disabilità a lungo termine. Inoltre si stima che la percentuale di casi di ictus tenderà ancora ad aumentare di circa il 30 per cento, soprattutto a  causa dell’invecchiamento della popolazione.

La versione italiana del rapporto presentata a Roma rappresenta un importante mezzo di informazione che possa coinvolgere non solo la popolazione, ma anche gli organi politici e i professionisti impegnati nell’organizzazione dei servizi sanitari. “L’ictus cerebrale è una condizione che affligge milioni di persone e famiglie al mondo, trasformando la loro esistenza in una realtà di sofferenza e perdita di autonomie - afferma la dottoressa Nicoletta Reale, presidente dell’osservatorio ictus Italia - L’Osservatorio si è quindi impegnato nella diffusione della versione italiana del Rapporto, per rendere disponibili alla popolazione maggiori informazioni sulla portata e sull’impatto della patologia, ma anche sul valore dell’impegno e del supporto che un’associazione di volontariato come A.L.I.Ce. Italia può offrire”. Stando a quanto emerge dal rapporto, lo sviluppo di Stroke unit e il tempestivo intervento tramite trombolisi contribuiscono a migliorare sensibilmente l’indice di sopravvivenza all’ictus, anche se resta ancora esigua la percentuale di pazienti europei che riceve un supporto adeguato (circa il 30 per cento). Si stima che nei prossimi 20 anni l’aumento dei casi di ictus toccherà il 34 per cento (613.148 casi nel 2015 a 819.771 nel 2035). Nel 2015 solo i costi sanitari diretti della patologia sono arrivati a 20 miliardi di euro nell’UE, mentre i costi indiretti, dovuti tanto al costo opportunità dell’assistenza informale della famiglia e degli amici, quanto alla perdita di produttività, causata dalla patologia o dalla morte, sono stati stimati nell’ordine di altri 25 miliardi di euro.

Le preoccupanti stime circa il tasso di mortalità media nei vari paesi europei (da 30 a 170 casi ogni 100 mila abitanti) costituiscono un incentivo all’incremento di un’adeguata campagna di prevenzione e all’impiego di opportune terapie. “L’Europa è il continente dove le cure per l’ictus raggiungono gli standard qualitativi più alti, ma in Italia purtroppo ad oggi non esiste una vera e propria strategia nazionale di politica sanitaria sull’Ictus e i cittadini non hanno pari accesso né alle informazioni sulla patologia né alle cure necessarie per prevenirla – afferma l’onorevole Aldo Patriciello, deputato al Parlamento europeo – La ricerca clinica degli ultimi 60 anni ha dimostrato che interventi di prevenzione e assistenza organizzata come le Stroke units possono ridurre in maniera significativa l’incidenza della malattia e migliorare la qualità della vita di coloro che ne sono colpiti e delle loro famiglie. È quindi necessario che le autorità competenti italiane si impegnino in questa direzione, nell’ottica di superare le disparità di accesso alle cure e di trattamento dei pazienti presenti sul territorio”. L’impegno del S.A.F.E. prosegue oramai da lungo tempo: al Parlamento europeo sono stati presentati i dati epidemiologici e i modelli di cura adottati nei vari Paesi. L’intento è quello di istituire un registro nazionale per l’ictus con lo scopo di controllare al meglio la patologia e organizzare strategie efficaci per contrastarla. (FEDERICA BARTOLI)

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