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PIANO DI ERADICAZIONE

“L’obiettivo è definire il percorso
di cura del paziente con epatite C”

Debellare l’Hepatitis C Virus (Hcv) è possibile grazie alla disponibilità di farmaci innovativi altamente efficaci, ma occorre un impegno comune per migliorare la presa in carico dei malati

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“L’obiettivo è definire il percorso di cura del paziente con epatite C”

Si è tornato a parlare di epatite C nel convegno ‘Hcv regione Lombardia: clinici, pazienti ed istituzioni a confronto', promosso da MA Provider e realizzato grazie al contributo incondizionato di Abbvie. Obiettivo dell’incontro la definizione del percorso gestionale ottimale del paziente con Hcv, con particolare focus sui centri di riferimento, le best practice e le possibili criticità della Lombardia. “La regione Lombardia ha già fatto molti passi avanti – ha dichiarato Giulio Gallera, assessore al welfare della regione - e prosegue nel suo percorso di eradicazione dell'epatite C che è una di quelle malattie che di più è stata investita dall’innovazione che la scienza medica ha fornito”. La lotta per l’eradicazione dell’Hcv, è cosa nota, è tutt’altro che limitata ad una regione: si stima che in Italia ci siano circa 300 mila pazienti diagnosticati con il virus dell’epatite C (Hcv) e un numero imprecisato di persone inconsapevoli di aver contratto l’infezione. Negli ultimi tre anni è profondamente mutato lo scenario della terapia delle malattie epatiche da virus C e, con la disponibilità dei nuovi farmaci ad azione antivirale diretta, è oggi possibile curare la maggior parte dei pazienti a prescindere dallo stadio della malattia. A livello nazionale sono stati realizzati due importanti interventi al fine di realizzare il piano di eradicazione Hcv, che prevede l’arruolamento di 80 mila pazienti all’anno, per 3 anni: nel 2017 è stato confermato il fondo per i farmaci innovativi, 500 milioni di euro annui, precedentemente istituito per il biennio 2015-2016, dei quali la maggior parte è dedicata a farmaci per la cura dell’Hcv. A marzo 2017 sono stati ampliati i criteri di arruolamento. Se fino a quel momento solo i pazienti più gravi potevano beneficiare della cura con i nuovi farmaci antivirali diretti, da aprile 2017 tutti i pazienti affetti dal virus Hcv possono accedere alle cure.

Nonostante ci siano farmaci efficaci e fondi disponibili, ad oggi il ritmo di arruolamento è ben lontano da quello previsto dal piano di eradicazione stando agli stessi registi dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa): da gennaio 2017 al 3 aprile 2017 sono stati arruolati circa 7.337 pazienti e dal 3 aprile – data di apertura dei criteri - ad oggi sono stati arruolati 31.716 pazienti: il totale è di 39.053 nuovi pazienti. “A seguito della recente decisione dell’Aifa, affinché il piano di eradicazione Hcv abbia effetto, è indispensabile che intervengano le istituzioni regionali - ha detto Alessio Aghemo, professore associato di gastroenterologia presso Humanitas university - l’assessore alla sanità e il presidente della regione devono dare un segnale forte di priorità e di indirizzo, altrimenti l'obiettivo non sarà assolutamente facile da raggiungere”. “La disponibilità dei medicinali per l’epatite C per tutti i pazienti e non solo per i malati più gravi è la grande conquista che siamo riusciti ad ottenere - ha dichiarato Stefano Fagiuoli, direttore della unità strutturale complessa di gastroenterologia, epatologia trapiantologia e dipartimento di medicina dell’azienda socio sanitaria territoriale Papa Giovanni XXIII di Bergamo - grazie alle nuove terapie sarà poi possibile, per ogni medico autorizzato, fare la scelta migliore di cura per ogni singolo paziente”.

“Grazie alla sanità italiana, da marzo 2017 tutti i pazienti hanno diritto alla cura per guarire dall’epatite C - ha spiegato Ivan Gardini presidente Epac onlus - nonostante ciò, per ottenere l’obiettivo fissato da Aifa di curare 240 mila pazienti nei prossimi tre anni è necessario un percorso diagnostico-terapeutico assistenziale (Pdta) unico nazionale che includa tutte le attività necessarie per la presa in carico di pazienti mai giunti a un centro autorizzato come, ad esempio, riorganizzare le reti di cura regionali sulla base del reale fabbisogno e obiettivi concordati, con personale aggiuntivo dove necessario, eventuali ulteriori centri prescrittori, e percorsi di presa in carico che includano le carceri, i servizi per le tossicodipendenze (Sert) e il coinvolgimento dei medici di famiglia se vogliamo curare fino all’ultimo paziente noto nei tempi prestabiliti”.(MATILDE SCUDERI)

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