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INNOVAZIONE IN OFTALMOLOGIA

SOI: il punto su cenegermin
per la cheratite neurotrofica

Intervista con Eugenio Aringhieri (nella foto), chief executive officerdi Dompé farmaceutici, sul primo farmaco biotecnologico per il trattamento della cheratite neurotrofica moderata o grave

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Eugenio Aringhieri, chief executive officer di Dompé farmaceutici

Eugenio Aringhieri, chief executive officer di Dompé farmaceutici

Quello della Società oftalmologica italiana (Soi) è un appuntamento importante a livello diaggiornamento scientifico e professionale, un punto di sintesi dei progressi in oftalmologia “che quest’anno – sottolinea Eugenio Aringhieri, chief executive officer di Dompé farmaceutici – ha assunto una rilevanza ‘chiave’ proprio per la presentazione del nuovo farmaco per la cura delle lesioni corneali”.

Di che farmaco si tratta?

Sto parlando di Cenegermin, un collirio che grazie alla biotecnologia riesce a trattare la cheratite neurotrofica da moderata a grave. Un’innovazione made in Italy che ha subito trovato mercato in Germania e che rappresenta un passo avanti in oftalmologia, come stanno già dimostrando i primi trattamenti somministrati nelle scorse settimane. Per il nostro paese per i pazienti, per la comunità scientifica e anche per l’azienda è un momento importante perché finalmente abbiamo cominciato fornire una terapia a chi era colpito da questa patologia, fino ad oggi ‘orfana’.

Lei parla di un momento importante. In che cosa consiste l’importanza di questo particolare periodo?

Per la prima volta il ‘saper fare’ diventa un elemento chiave all’interno del grande tema generale dell’innovazione. Questo non è solo un trend ma rappresenta una sfida che l’Italia deve raccogliere: il ‘nanismo’ delle nostre realtà aziendali è sempre stato un problema ma la 'grande azienda' non deve essere per forza un’azienda grande. Oggi ciò che determina la‘massa critica’ necessaria a essere realmente presenti sul mercato, è la capacità di connettersi, la capacità di creare sinergia del sapere attraverso la connessione. È il modo nuovo di fare ricerca, e l’Italia sotto questo punto di vista sicuramente può giocarsi la partita.

Per giocarsi veramente la partita dell’innovazione cosa deve fare il nostro paese?

Deve continuare la strada intrapresa e che vediamo realizzarsi sotto i nostri occhi con l’iter che sta seguendo il Cenegermin: la legislazione, ad esempio, con i famosi 100 giorni che vengono dati nel processo di discussione e approvazione ci fa ben sperare non solo per il nostro prodotto e per pazienti che lo stanno aspettando ma per la situazione generale. Negli scorsi giorni abbiamo ricevuto dalla Food and drug administration (Fda) lo stato di break true (lo status di massima innovatività) e questo si aggiunge allo stato d’innovazione che L’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ci aveva già riconosciuto in passato.Questi riconoscimenti da parte delle agenzie regolatorie del mondo significano in primo luogo che stiamo andando a soddisfare un bisogno di salute che non solo esiste ma che è alto, e in secondo luogo che la soluzione proposta è una soluzione adeguata. Adesso tocca all’Italia, mi aspetto che nelle prossime settimane si riesca a discutere del prezzo per poi assicurare a gennaio anche al paziente italiani di questo paese una soluzione made in Italy. (ANDREA SERMONTI)

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