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POLITERAPIA

Una guida per chi assume
fino a 10 farmaci al giorno

Assumere più farmaci contemporaneamente comporta una serie di elevati rischi per la salute. Un team di esperti ha lavorato ad una guida per aiutare gli anziani a gestire la politerapia

13 Dicembre 2017

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Una guida per chi assumefino a 10 farmaci al giorno

Il fenomeno della politerapia, ossia l’assunzione di più farmaci durante il giorno, è in costante crescita, anche a causa dell’invecchiamento della popolazione. Lo dimostrano le percentuali registrate nel nostro Paese: l’11 per cento degli ultra 65enni assume anche più di 10 farmaci al giorno, mentre il 50 per cento oscilla tra i 5 e i 9 farmaci. Gli esperti dell’Università Cattolica e della Fondazione policlinico A. Gemelli di Roma hanno lavorato ad una guida che possa aiutare nella gestione quotidiana della politerapia e che permetta di ovviare a eventuali errori e relativi effetti collaterali. La guida, pubblicata sulla rivista internazionale JAMA e redatta dal professor Graziano Onder, geriatra del Centro di medicina per l’invecchiamento di Università Cattolica e Fondazione policlinico universitario A. Gemelli di Roma, e dalla professoressa Alessandra Marengoni dell’Università di Brescia e Ospedali civili di Brescia, è stata concepita per fornire un supporto agli anziani i quali, a causa della compresenza di più patologie (soprattutto di tipo cronico, come ipertensione, osteoporosi, diabete o cardiopatia ischemica), sono costretti ad assumere anche fino a 10 diversi tipologie di medicinale ogni giorno, incappando in rischi elevati per la salute.

Come spiega il professor Onder, tra gli errori più comuni spicca una scorretta assunzione del farmaco, che a volte può essere assunto due volte se confuso con un altro o addirittura dimenticato. Può verificarsi una sorta di incompatibilità tra i vari farmaci (interazione farmaco-farmaco) che può andare ad alterarne l’effettiva efficacia; in altri casi un medicinale utile alla cura di una determinata patologia può comportare il peggioramento di un’altra condizione di cui soffre il paziente (come nel caso degli antinfiammatori che peggiorano pressione arteriosa e funzionalità renale, dunque non dovrebbero essere somministrati a chi soffre di ipertensione arteriosa e patologie renali). Stando a quanto afferma il professor Onder “é bene avere sempre uno schema preciso delle terapie assunte, inclusi gli integratori e i prodotti erboristici che possono interferire con il corretto funzionamento di alcuni farmaci. Può essere utile coinvolgere un familiare o una persona di supporto (caregiver) nella gestione delle politerapie, specie per quei pazienti che hanno difficoltà di memoria e rischiano errori di somministrazione; ci si può aiutare anche con i dispenser giornalieri e settimanali in modo da non ripetere l’assunzione più volte o, al contrario, dimenticare le pillole”.

È compito del medico essere al corrente dell’intero piano terapeutico, del quale il paziente deve conoscere efficacia ed eventuali effetti collaterali, che a volte possono verificarsi a causa delle condizioni individuali dei singoli pazienti. “Bisogna, inoltre, rivedere periodicamente con il proprio medico lo schema terapeutico – prosegue Onder – cercando insieme a lui di semplificare e ottimizzare il più possibile la terapia. È possibile, infatti, che dopo una visita specialistica il paziente riceva una prescrizione ridondante di un farmaco che già assume o che con il tempo uno o più dei farmaci assunti possano essere ‘deprescritti’, per esempio dando all’assistito opportuni consigli per modificare i propri stili di vita (dieta corretta, attività fisica costante, divieto di fumo), che possano almeno in parte rendere superflua l’assunzione di una certa medicina”. (FEDERICA BARTOLI)

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