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PIANO NAZIONALE VACCINI

La vaccinazione degli adulti
fa bene anche all’economia!

Ogni euro investito nei vaccini ne rende 18 peril sistema economico nazionale. Lo dimostra lo studio ‘Adulti vaccinati’, condotto adottando l’approccio dell’impatto fiscale in Italia

25 Dicembre 2017

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La vaccinazione degli adultifa bene anche all’economia!

Le politiche di prevenzione portate avanti dal ministero della salute in questi anni in ambito vaccinale sono andate in una direzione molto chiara: la tutela della salute collettiva a beneficio di tutti. Il Piano nazionale prevenzione vaccinale ha il fondamentale scopo di armonizzazione le strategie vaccinali in atto nel paese,  e tutti i vaccini contenuti nel calendario del Piano 2017-2019 sono stati inseriti nei nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea), garantendo ai cittadini che rientrano tra le categorie target per la vaccinazione il diritto di usufruire di questo fondamentale strumento di prevenzione. Ma i benefici non si fermano qui, perché la vaccinazione ha positive ricadute anche sul piano economico. Lo dimostra lo studio ‘Adulti vaccinati’, condotto adottando l’approccio dell’impatto fiscale in Italia, realizzato dall’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari (Altems) dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. L’analisi, che ha visto la partecipazione del ministero della salute, dell’Istituto superiore di sanità, dell’Inps, della Società italiana di igiene (Siti) delle università di Roma Tor Vergata, Genova e Firenze e della federazione italiana dei medici di medici generale (Fimmg), presentata negli scorsi giorni presso il ministero della salute alla presenza del Ministro Beatrice Lorenzin.

Dai risultati emerge che per ogni euro investito in vaccini in età adulta se ne recuperano in media 2 in termini di gettito fiscale e 16 in termini di maggiore produttività sul lavoro. Ogni euro investito nella vaccinazione ne rende 18 per il sistema economico nazionale. Insomma le vaccinazioni, oltre ad essere uno strumento fondamentale di prevenzione delle malattie infettive, producono importanti risultati anche per l’impatto che hanno dal punto di vista economico e fiscale che possono essere dettagliatamente valutati. Solo per la vaccinazione antinfluenzale, tra giornate di lavoro che non vengono perse e minore spesa previdenziale, la vaccinazione impatta per 500 euro a persona nell’arco dell’anno. Se si riuscisse a convincere 900 mila adulti in età lavorativa in più a vaccinarsi - rispetto ai circa 2 milioni di Italiani che attualmente si vaccinano in età adulta - il sistema economico guadagnerebbe ben 450 milioni di euro ogni anno. I numeri sono ancora più eclatanti per i vaccini anti-pneumococcici e per l’herpes zoster i cui effetti, diversamente da quanto accade per il vaccino antinfluenzale, si ripercuotono per molti anni dopo l’inoculazione: per ogni euro investito nella vaccinazione anti-pneumococcica l’impatto economico è pari a 19,5 volte l’investimento: per l’herpes zoster si arriva a 21,5 volte. “Quelli che abbiamo ricavato sono numeri impressionanti, che ancora una volta confermano il vecchio adagio che è meglio prevenire che curare – afferma Americo Cicchetti, direttore dell’Altems e guida del gruppo di lavoro – e questo anche sotto il profilo economico oltre che per quello della salute delle persone. Ancora una volta le spese per le vaccinazioni, nel caso di adulti in età lavorativa, non garantiscono solo un beneficio individuale e collettivo in termini di salute, ma aiutano il sistema economico in quanto riducono le spese previdenziali e permettono anche l’incremento del gettito fiscale grazie alla maggiore crescita economica indotta dalla maggiore produttività dei lavoratori stessi”. “Questi risultati - commenta Matteo Ruggeri, responsabile dell’area valutazioni economiche di Altems e docente di economia sanitaria presso l’università Cattolica - sono stati generati grazie allo sviluppo di un modello che ci permette di stimare gli effetti di diverse politiche vaccinali non solo in termini di minori spese per il Servizio sanitario nazionale per via della riduzione delle complicanze associate all’insorgenza delle malattie, ma anche in termini di minori spese per la previdenza sociale e maggiore produttività del lavoro che genera effetti sul ciclo economico e maggiore gettito fiscale per il bilancio dello stato”. (MATILDE SCUDERI)

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