Cerca

MICROINFUSORI E DINTORNI

Diabete: tecnologia e innovazione
al servizio del paziente del futuro

Sono circa 3,2 milioni i diabetici in Italia, senza considerare il ‘sommerso’. Durante il decimo anniversario del convegno ‘Microinfusori e dintorni si fa il punto gestione della patologia

19 Gennaio 2018

0
Diabete: tecnologia e innovazioneal servizio del paziente del futuro

Capace di utilizzare la tecnologia a sua disposizione, seguito costantemente da un team diabetologico con cui è in grado di rapportarsi al meglio e totalmente in controllo rispetto alla propria malattia. È così che gli esperti riuniti in questi giorni a Vietri sul Mare (Na) per la decima edizione del convegno ‘Microinfusori e dintorni’ vedono il paziente con diabete del futuro. In effetti il ‘fardello’ di chi soffre per questa patologia si è molto alleggerito grazie ai costanti sforzi della ricerca scientifica, che negli ultimi 10 anni impegnata a sviluppare nuove soluzioni per la gestione del diabete, come insuline con un profilo di azione sempre più simile a quello fisiologico, dispositivi per la somministrazione automatica di insulina senza più la necessita di iniezioni quotidiane, sistemi di monitoraggio in continuo della glicemia in grado di tenerla sotto controllo costantemente e di predirne l’andamento, sistemi di telemedicina e app. “Il convegno è nato per capire e utilizzare al meglio le novità tecnologiche che cominciavano ad essere disponibili, sia per quanto riguarda le terapie e la loro somministrazione sia per quanto riguarda gli strumenti per il monitoraggio in continuo dei parametri glicemici – spiega Mariano Agrusta, direttore di diabetologia e dietologia della Casa di cura Ruggiero, Cava de’ Tirreni, già direttore di endocrinologia e diabetologia dell’ospedale di Cava-Costa d’Amalfi e coordinatore nazionale del gruppo di studio ‘Psicologia e diabete’ – In questa edizione i temi di punta riguardano le innovazioni farmacologiche, la prevenzione del rischio cardiovascolare e le nuove frontiere terapeutiche nella gestione del diabete del terzo millennio come ad esempio i sensori impiantabili per il monitoraggio continuo della glicemia e la telemedicina”.

Secondo stime del 2016 sono circa 3,2 milioni in Italia le persone che dichiarano di essere affette da diabete, il 5,3 per cento dell'intera popolazione - 16,5 per cento fra le persone di 65 anni e oltre - e un altro milione che non sa di esserlo. Per tutti loro il monitoraggio della glicemia è fondamentale per gestire al meglio la patologia e ridurre il più possibile il rischio di complicanze. Mantenere costantemente la glicemia all’interno dei valori normali evitando picchi, non solo è l’obiettivo principale della terapia, ma permette di avere una migliore qualità di vita e di gestire più tranquillamente la propria condizione. “L’impegno della nostra azienda nella gestione del diabete è costante e anche per questo che abbiamo voluto fortemente sostenere questo convegno fin dal suo inizio. – afferma Massimo Balestri, AD di Roche diabetes care Italy – Con l’obiettivo di creare un momento di confronto tra i medici che 10 anni fa hanno visto l’arrivo di tecnologie sempre più sofisticate, sul corretto utilizzo e sul reale impatto che queste potevano portare al miglioramento della qualità di vita dei pazienti. L’appuntamento di quest’anno, inoltre, è una grande occasione per fare il punto su 10 anni di evoluzione nella gestione del diabete e su quello che si prospetta nel prossimo futuro. E - continua Balestri - I sistemi per il monitoraggio in continua della glicemia; la ‘nuova digitalizzazione’ che attraverso lo sviluppo di app e di Big Data permetterà di creare una connessione sempre più forte e duratura tra medico-paziente; il continuo sviluppo di software per la gestione ancora più efficiente dei microinfusori sono solo alcuni degli ambiti di sviluppo di cui oggi i pazienti e i medici possono già vederne qualche traccia”.

Un necessario equilibrio tra innovazione tecnologica e approccio alla malattia: non bisogna trattare solamente la malattia ma considerare l’intera complessità in cui vive il paziente a causa della sua malattia, nei confronti di se stesso e la società. È questa una rivoluzione copernicana richiesta a tutti i medici che non devono solo curare sulla malattia tout court ma curarla scegliendo le terapie e la tecnologia che meglio rispondono alle necessità quotidiane del singolo paziente. “I progressi tecnologici hanno aperto la possibilità al paziente di avere grandi margini di libertà e autonomia di vivere la propria vita – spiega Luigi Laviola, professore associato di endocrinologia dell’università degli studi di Bari Aldo Moro - In particolare i dispositivi come i microinfusori e i sensori della glicemia, hanno contribuito ad un miglioramento della qualità di vita delle persone. I primi, grazie all’erogazione continua di insulina controllata da un programma computerizzato, evitano anche 4 o più iniezioni al giorno e i secondi, misurando la glicemia con altissima frequenza durante la giornata, forniscono un’informazione puntuale dell’andamento glicemico riducendo la necessità di pungersi più volte nell’arco della giornata”. Risiede nei nuovi sistemi per il monitoraggio in continuo della glicemia la vera innovazione a cui oggi i pazienti con diabete possono accedere ed in particolare all’abbinamento di un sistema di controllo continuo dei valori glicemici, di un trasmettitore di dati e di un microinfusore e di insulina. “La parte essenziale in questo sistema –spiega Concetta Irace, professore associato di scienze tecniche applicate alla medicina dell’università degli studi Magna Græcia di Catanzaro - riguarda il monitoraggio. È fondamentale poter controllare i livelli di glicemia in continuo nell’arco di tutte le 24 ore attraverso dispositivi adeguati. Eversense composto da un sensore, posizionato sottopelle, raccoglie i valori che vengono inviati al suo trasmettitore il quale, tramite un algoritmo li converte in valori di glucosio. Questi dati, vengono poi trasmessi al paziente che li può monitorare con una app proprio smartphone e, a questo punto, modificare il quantitativo di insulina da assumere e condividere, eventualmente, con lo specialista. I benefici per i pazienti – conclude Irace - sono evidenti: maggior libertà e un contatto costante con gli specialisti. Insomma una migliore qualità di vita e un maggior controllo”.

Eversense, ha portato dei vantaggi importanti per il paziente e per il team diabetologico. Delle dimensioni di pochi millimetri, il sensore, attraverso una piccola incisione, senza la necessità di punti di sutura, viene posizionato sottocute ed è in grado di monitorare la glicemia per tre mesi di seguito (a breve arriverà a sei mesi), con un miglioramento sostanziale della qualità di vita del paziente. Il trasmettitore anch’esso di piccole dimensioni, viene fatto aderire alla parte superiore del braccio in corrispondenza del sensore. Il trasmettitore può essere rimosso in caso di necessità e poi nuovamente applicato come un cerotto, mentre il sensore rimane sempre nel sottocute. Le informazioni vengono inviate al proprio smartphone e in caso di ipo o iperglicemia avvertono la persona con degli allarmi. In questo modo, il paziente può prontamente modificare o meno la propria terapia, prima di arrivare a livelli troppo bassi o troppo alti di glicemia, aiutandolo in questo modo a rimanere nel range ottimale. Infine, attraverso un sistema web-based le informazioni possono, su esplicita autorizzazione della persona e nel rispetto della privacy, essere trasmesse al team diabetologico che sarà così in grado di monitorarne l’andamento ed, eventualmente, comunicare al paziente le opportune correzioni. (MATILDE SCUDERI)

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

media