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ASCO GI – SAN FRANCISCO

Nab-paclitaxel, funziona nei pazienti
con carcinoma pancreatico avanzato

Lo studio di Fase II LAPACT su sicurezza ed efficacia della terapia di induzione con nab-paclitaxel/gemcitabina conferma buon impatto sul tumore, controllo della malattia e sintomi

26 Gennaio 2018

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Nab-paclitaxel, funziona nei pazienti con carcinoma pancreatico avanzato

In occasione dell’American Society of Clinical Oncology Gastrointestinal Cancers Symposium (ASCO GI) appena svoltosi a San Francisco, sono stati presentati i dati relativi agli endpoint primari e i dati aggiornati degli endpoint secondari dello studio internazionale di Fase II LAPACT su paclitaxel legato all’albumina formulato in nano particelle per infusione in associazione con gemcitabina in pazienti con carcinoma pancreatico localmente avanzato. L’analisi dei dati di uno studio condotto in pazienti con carcinoma pancreatico localmente avanzato di nuova diagnosi, trattati con terapia di induzione a base di nab-paclitaxel in associazione con gemcitabina per un massimo di 6 cicli (n=106) ha evidenziato un tempo mediano al fallimento terapeutico (TTF) di 8,8 mesi (IC 90 per cento: 6,67-9,82), superiore al target specificato nel protocollo di 6,6 mesi (endpoint primario). Gli endpoint secondari hanno incluso la valutazione del tasso di controllo della malattia (DCR), tasso di risposta globale (ORR), sopravvivenza libera da progressione (PFS) e sopravvivenza globale (OS) in pazienti trattati con una terapia di induzione a base di nab-paclitaxel in associazione con gemcitabina.

“Il carcinoma pancreatico rimane una sfida terapeutica estremamente complessa perché la malattia è spesso diagnosticata in fase metastatica e persino la malattia localmente avanzata è generalmente associata a una prognosi sfavorevole – ha spiegato Alberto Sobrero, responsabile della Divisione di Oncologia Medica dell'IRCCS San Martino IST di Genova – Nei pazienti affetti da carcinoma localmente avanzato, il controllo della malattia è fondamentale in quanto può consentire ulteriori interventi terapeutici, incluse la radioterapia o persino, in alcuni casi favorevoli, l’asportazione chirurgica. I risultati di questo studio sono incoraggianti poiché dimostrano che la terapia di induzione è potenzialmente in grado di aiutarci a ottenere il controllo della malattia nei pazienti con malattia localmente avanzata”.

Questo studio prospettico di Fase II è stato condotto negli Stati Uniti, in Canada e in Europa su pazienti con carcinoma pancreatico non operabile, localmente avanzato. I pazienti sono stati trattati con regime di induzione a base di nab-paclitaxelin associazione con gemcitabina per un massimo di 6 cicli, a cui ha fatto seguito una delle tre seguenti opzioni a scelta dello sperimentatore (IC): (a) prosecuzione del regime a base di nab-paclitaxel + gemcitabina, (b) trattamento con chemio-radioterapia o (c) chirurgia. Oltre la metà dei pazienti (57,5 per cento, n = 61/106) ha completato la fase di induzione con nab-paclitaxel in associazione con gemcitabina. Il 42 per cento (45/106) dei pazienti ha interrotto l’induzione a causa di motivi quali eventi avversi (n = 20), progressione della malattia (n = 8), mancata aderenza al protocollo (n = 5), decisione del medico (n = 6), decesso (n = 2) e altri (n = 4). Al cut off dei dati, 45 pazienti inclusi nella coorte ITT (Intent-to-Treat) hanno ricevuto l’IC dopo l’induzione: l’11 per cento (12/106) dei pazienti ha proseguito il trattamento con nab-paclitaxel in associazione con gemcitabina come da protocollo; il 16 per cento (17/106) è stato trattato con chemio-radioterapia; il 15 per cento dei pazienti (16/106) con malattia considerata inoperabile a inizio studio è stato sottoposto a intervento per l’asportazione chirurgica del tumore dopo la terapia di induzione con nab-paclitaxelin associazione con gemcitabina. Nella presentazione dei risultati di LAPACT sono stati comunicati anche i dati sulla qualità di vita riferita dai pazienti relativamente a 29 diversi indici di valutazione dei sintomi in base al questionario EORTC QLQ-C30.

“Dalla sua approvazione per il trattamento del carcinoma pancreatico metastatico nel 2013, il regime a base di nab-paclitaxelin associazione con gemcitabina è diventato uno standard di cura di prima linea per questa malattia – ha dichiarato Gianni de Crescenzo, medical director di Celgene – I risultati dello studio LAPACT rivelano il potenziale beneficio del trattamento con nab-paclitaxelin associazione con gemcitabina nel carcinoma pancreatico localmente avanzato. Lo studio ha raggiunto gli endpoint prefissati, con un controllo della malattia a 16 settimane pari al 77,6 per cento. Inoltre, aver ottenuto che il 15 per cento dei pazienti con malattia considerata non operabile è stato sottoposto a intervento è un dato molto incoraggiante in una patologia particolarmente aggressiva come il tumore del pancreas”. (EUGENIA SERMONTI)

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