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APPROCCI TERAPEUTICI INNOVATIVI

Le due parole-chiave del diabete,
innovazione e personalizzazione

Solo il 6,5 per cento delle persone con diabete in Europa raggiunge gli obiettivi previsti dalla terapia. Per cambiare questo trend occorre modificareare radicalmente approccio nella gestione della patologia

15 Febbraio 2018

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Le due parole-chiave del diabete,innovazione e personalizzazione

Provengono dall’undicesima edizione dell’International conference on advanced technologies & treatments for diabetes (Attd 2018)  in corso a Vienna le ultime novità per la gestione del diabete targate Roche diabetes care.

L’inerzia clinica. A livello globale il quadro di questa patologia appare preoccupante: nel mondo sono 425 milioni i pazienti, numero che continua a crescere, con evidenti implicazioni economiche, e che potrebbe arrivare a quota 630 milioni nel 2045. Ma un altro dato provoca allarme nella comunità degli specialisti ed è la bassa percentuale di raggiungimento degli obiettivi terapeutici che arriva solo al 6,5 per cento dei pazienti europei. Recenti studi, dimostrano che queste difficoltà sono attribuibili principalmente a una serie di fattori noti come ‘inerzia clinica’ che comprende fattori relativi al paziente, al medico e al sistema assistenziale. Ne sono un esempio, la negazione della malattia, le difficoltà di tipo clinico, la depressione, la scarsa educazione alla salute, il troppo poco tempo nell’ambulatorio del medico o comunicazione di scarsa qualità. “L’inerzia clinica contribuisce a far sì che le persone con diabete vivano con un controllo sub-ottimale della glicemia per molti anni, con conseguenze drammatiche in termini di qualità della vita, morbilità e mortalità. Ma anche l’impatto sui costi del Servizio sanitario nazionale è rilevante a causa degli elevati costi associati al mancato controllo della malattia – ha spiegato Jörg Hölzing, global head of strategy, marketing & portfolio management presso Roche diabetes care – il nostro compito è quello di raggiungere i numerosissimi attori del sistema diabete e di proporre loro un approccio nuovo che abbia come fulcro il paziente ma che tenga in considerazione la complessità dei fattori che gravitano intorno ad esso, come la famiglia e il personale medico di riferimento oppure la dieta e l‘attività fisica. Un approccio olistico insomma, che implica però un grande cambiamento nell’assistenza: l’uso di diverse soluzioni tecnologiche integrate nell’ambito di terapie estremamente personalizzate”.

Pdm-provalue. Condotto in Germania su oltre 900 pazienti affetti da diabete seguiti da specialisti e medici generici il programma di studio Pdm-provalue ha dimostrato come la gestione integrata personalizzata del diabete (Ipdm) sia la risposta al problema dell’inerzia clinica. “Esiste un grande gap tra i trial clinici eseguiti in laboratorio e la real world evidence disponibili nel lungo periodo. Questo gap è originato dalla cecità nei confronti delle esigenze e delle attitudini dei singoli pazienti, nonché dalle difficoltà che incontrano gli specialisti nella gestione di un così grande numero di malati – ha illustrato il professor Bernhard Kulzer del centro sul diabete di Mergentheim, BadMergentheim, Germania – i risultati dello studio Pdm-Provalue dimostrano che l’emoglobina glicata (Hba1c, un valore di laboratorio che rispecchia la media delle glicemie degli ultimi 3 mesi) ha subito una significativa diminuzione dello 0,5 per cento nel gruppo che ha seguito una Ipdm durante i 12 mesi della durata dello studio. Questa riduzione della Hba1c è stata significativamente più pronunciata rispetto al gruppo di controllo che ha raggiunto solo lo 0,3 per cento. La gestione personalizzata del diabete è un processo sistematico incentrato sull’interazione tra medico e paziente – ha proseguito Kulzer – la frequente visualizzazione dei risultati della terapia ottenuti mediante soluzioni digitali facilmente fruibili comporta correzioni della terapia significativamente più numerose e precoci, di tipo sia farmacologico che non farmacologico. Ciò migliora il controllo della glicemia, ma anche i parametri legati alla qualità di vita”.

La tecnologia. “Grazie alla tecnologia messa a disposizione da Roche diabetes care, che agisce in un ecosistema aperto (cioè in grado di comunicare con diverse tecnologie e sistemi digitali) intendiamo rendere possibile la raccolta, la contestualizzazione e l’analisi della moltitudine di dati rilevanti per la malattia, in sostegno delle decisioni dei medici, per prevenire o ritardare la progressione della malattia - ha spiegato Tim Jürgens, global head di Roche diabetes care health solutions & services - l’ecosistema di Roche non integra solo prodotti fisici come misuratori di glicemia, soluzioni per il monitoraggio continuo del glucosio, penne o microinfusori, ma anche servizi e soluzioni che favoriscano la connessione di tutte le parti coinvolte nella terapia del diabete. Grazie ai sistemi di monitoraggio continuo del glucosio, i pazienti insulino-dipendenti, riescono, ad esempio, a migliorare il controllo glicemico complessivo grazie alla disponibilità di dati accurati, in grado aiutare il proprio medico a prendere le migliori decisioni terapeutiche per il singolo paziente”. “Questa maggiore disponibilità di dati – commenta il professor Steven Russell, del Massachusetts general hospital diabetes research center, Harvard medical school, Boston - aiuta i professionisti sanitari a interpretare in maniera efficiente pattern glicemici e tendenze, nonché a trarre decisioni terapeutiche migliori. I risultati iniziali dello studio con il sistema Ipdm, dimostrano che ciò si può tradurre in maggiore aderenza, migliori livelli di Hba1c e minore rischio di ipoglicemia”.

L’impatto in Italia. Il monitoraggio in continuo dei livelli di glucosio è forse la tecnologia che più delle altre consente di avviare una terapia basata sulla gestione integrata personalizzata del diabete, poiché permette al singolo paziente di comprendere i meccanismi del ‘proprio’ diabete. “Sono 400 i pazienti italiani che usano il microinfusore Eversense – ha affermato Massimo Balestri, amministratore delegato di Roche diabetes care Italy – e abbiamo avuto modo di verificare come il suo utilizzo dia un sollievo reale, poiché consente di passare da un atteggiamento attivo a un atteggiamento pro-attivo. Negli ultimi 20 anni non siamo riusciti a ottenere un miglioramento sistematico, perché fino ad oggi non ci era possibile intervenire sui comportamenti delle persone. L’impatto reale sulla gestione del diabete non ci può essere finché non c’è una guida attraverso le decisioni dello stile di vita,e questo ruolo, ne siamo certi, può essere ricoperto dal monitoraggio”. (MATILDE SCUDERI)

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