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L’EPIDEMIA SILENZIOSA

State of Hearing: 3 italiani su 4
non si curano del proprio udito

In occasione la Giornata mondiale dell’udito - che mira a sensibilizzarealla prevenzione della sordità e dei problemi di udito -sono stati presentati i dati di un’indagine promossa di Cochlear

3 Marzo 2018

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State of Hearing: 3 italiani su 4non si curano del proprio udito

Oggi, 3 marzo, si celebra la Giornata mondiale dell'udito, evento annuale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che mira a sensibilizzare alla prevenzione della sordità e dei problemi di udito e per promuovere la cura dell'orecchio e dell'udito in tutto il mondo. Quale migliore occasione dunque per presentare alcuni risultati del rapporto State of hearing promosso da Cochlear? L’indagine - che ha coinvolto oltre 7.200 individui in 5 paesi europei con l’obiettivo di comprendere meglio l’atteggiamento e le abitudini delle persone rispetto al proprio udito - ha evidenziato una serie di comportamenti a rischio degli italiani, che potrebbero aumentare il numero delle persone affette da perdita uditiva. Nei bambini, si potrebbero verificare problematiche relative allo sviluppo psico-motorio, mentre negli adulti il rischio riguarderebbe un declino cognitivo precoce talvolta associato a demenza. "Esisterà sempre un segmento di popolazione con problemi di udito inevitabili, per i quali esiste un'ampia gamma di soluzioni. Tuttavia, quando è il momento di proteggere la salute dell'udito, la maggior parte delle persone ha la possibilità di scegliere - ha affermato il dottor Carlo Martinelli, general manager di Cochlear Italia - É necessario essere consapevoli che ci troviamo davanti ad una vera e propria epidemia mondiale silenziosa, con 466 milioni di persone convivono con una perdita uditiva invalidante. Obiettivo dell’indagine lanciata da Cochlear in occasione di questa importante Giornata mondiale, è soprattutto la sensibilizzazione delle persone affette da problemi di udito riguardo ai vantaggi di un'identificazione e una risoluzione precoci di questi disturbi".

'Come correre in moto senza casco'. "Sappiamo che i problemi di udito possono influire sulle relazioni, l'istruzione, il lavoro e la salute mentale delle persone. Dobbiamo inoltre considerare il futuro, con le nuove sfide che caratterizzeranno un mondo in continua trasformazione – ha continuato Martinelli - Ad esempio, l'udito sarà più importante che mai in un mondo sempre più basato sulla voce e sul suono. Basti pensare alla crescente popolarità di dispositivi come Amazon echo o Google home, e ad elettrodomestici come televisori e frigoriferi, in cui ora sono incorporati degli assistenti virtuali, per comprendere quanti problemi tutto ciò possa creare a una popolazione affetta da perdita uditiva" Secondo l’indagine il 35 per cento del campione si espone consapevolmente a livelli di rumore potenzialmente pericolosi. La maggioranza (61 per cento) non prende la minima precauzione in ambienti percepiti come dannosi per l'udito. Nonostante il 15 per cento degli intervistati sia consapevole dei rischi derivanti da questo comportamento errato decide comunque di assistere ad un concerto o guardare un film a volume molto alto. L'aspetto più preoccupante di questa evidenza, riguarda quindi la consapevolezza nel riconoscere i rischi ed esporsi comunque a tali livelli pericolosi di rumore. In particolare gli adolescenti e giovani che ascoltano musica ad alto volume sono quelli che rischiano di più. "È sorprendente il fatto che alcune persone incorrano in rischi evitabili in determinati ambienti pur conoscendone l'impatto negativo sulla salute dell'udito – ha detto il dottor Domenico Pinto, presidente dell’associazione pazienti ‘Affrontiamo la sordità insieme’ (Asi) - È come correre in moto senza casco".

Udito sano oggi, sordità domani. Tre italiani su quattro (75 per cento) dichiarano di ascoltare i propri dispositivi mobili oltre il livello degli avvisi di volume. La percentuale aumenta tra i giovani dai 18 ai 24 anni, che ammettono nella quasi totalità (95 per cento) di seguire questo comportamento. Uno dei motivi potrebbe consistere nella convinzione di essere troppo giovani per avere problemi di udito. Infatti, il 28 per cento degli intervistati crede che la perdita uditiva faccia parte del processo naturale di invecchiamento. "I problemi di udito non fanno distinzione di persone e possono diventare gravi indipendentemente dall'età e dallo stile di vita. I giovani dovrebbero essere consapevoli che, una volta perduto, l’udito non ritornerà mai più – ha continuato Pinto - Per evitare queste difficoltà, è meglio conoscere le cause del problema, a prendere misure preventive per prendersi cura del proprio udito durante tutta la vita, in modo da poter godere delle attività preferite in età più avanzata".

Paura di chiedere aiuto. Dalle evidenze dell’indagine emerge un forte timore nei confronti di questa patologia. La maggior parte degli intervistati (83 per cento), infatti, non è nemmeno informato sul dove effettuare un test dell'udito oppure teme una scoperta spiacevole dopo una visita specialistica. "Un primo passo importante è certamente la conoscenza e l’informazione, fondamentale sia per se stessi sia se ci si preoccupa di una persona cara - ha commentato il professor Alessandro Martini, direttore clinica otorinolaringoiatria e dipartimento di neuroscienze azienda ospedaliera università di Padova - Esistono modi semplici e di buon senso per proteggere l'udito nella vita quotidiana - come abbassare il volume dei dispositivi personali e adottare misure protettive durante i concerti  ma senza aver raggiunto prima una forte consapevolezza della patologia non saremo mai nella giusta direzione. È importante, in tal senso, che tutti gli attori coinvolti, governo, esperti e specialisti, associazioni pazienti – investano in maniera capillare sul territorio prendendo in carico i pazienti e le attività di awareness sull’importanza del trattamento della patologia”.

Impatto e segni premonitori. I segni premonitori acquistano tutto il loro significato se consideriamo le risposte di persone alle quali sono stati già diagnosticati dei problemi di udito e che non utilizzano impianti o protesi acustiche, né dispositivi di ascolto assistito. Di questo campione specifico:

· Circa la metà (47 per cento) ammette che i problemi di udito hanno peggiorato e/o reso frustranti le proprie relazioni sociali

· Il 41 per cento riferisce di aver avuto problemi sul lavoro

· Il 40 per cento ammette di essere stato costretto ad evitare alcuni contesti di socializzazione

· Il 37 per cento riferisce uno stress che si ripercuote su familiari, amici o colleghi

· Un quarto (25 per cento) segnala l'impossibilità di partecipare ad attività di gruppo

· Un altro quarto (25 per cento) riferisce un impatto negativo sulla salute mentale

Il 51 per cento delle persone che non utilizzano un impianto cocleare curerebbe questi problemi se influissero sulla propria capacità di comprensione o interazione con familiari, amici o colleghi. Il 32 per cento curerebbe i problemi di udito solo se fossero accompagnati da dolore. “La maggior parte dei problemi di udito è graduale e indolore - ha concluso Martinelli - Per questo motivo, determinate persone potrebbero non ricorrere ad alcun trattamento pur avendone bisogno. Cochlear sostiene la richiesta di interventi sulla perdita dell'udito con la sua campagna di sensibilizzazione ‘Vivere e sentire’ attraverso la quale promuove la salute dell'udito esortando le persone ad approcciarsi a questa patologia così come si farebbe con dei problemi alla vista. Chiunque si preoccupi del proprio udito dovrebbe rivolgersi ad uno specialista, in quanto esistono molte possibilità di trattamento e di assistenza”. (MATILDE SCUDERI)

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