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ONCOEMATOLOGIA

“Con la tecnologia Car-t si scrive
un nuovo capitolo dell’oncologia”

Avere terapie efficaci anche per pazienti con gravi tumori ematologici che non rispondono ai trattamenti sembrava un sogno. Ma adesso, grazie ad una sofisticata tecnologia, il sogno è reale

8 Marzo 2018

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“Con la tecnologia Car-t si scriveun nuovo capitolo dell’oncologia”

Esiste un prima e un dopo nelle terapie oncologiche e l’evento che ha cambiato le regole del gioco - a vantaggio di medici e pazienti - è stato l’avvento della terapia cellulare. In particolare, nell’ambito dei tumori ematologici, dà ottime speranze Car-t, acronimo che sta per Chimeric antigen receptor t-cell, una tecnologia in grado di riprogrammare i linfociti T in modo che possano combattere il tumore dall'interno. Un approccio che è riuscito a ridare speranze a pazienti altrimenti destinati a morire e che, si spera, potrà essere modello per terapie in grado di debellare anche altri tipi di tumore. Questa tecnologia è già approvata negli Stati Uniti grazie agli studi clinici, che hanno recentemente dimostrato tassi di sopravvivenza oltre 5 anni. Di questa innovazione e delle sue applicazioni nel campo dell'oncoematologia si è discusso a Milano durante il media tutorial ‘Car-t e terapia cellulare: la nuova frontiera della lotta al tumore’. Finora i principali risultati sono stati raggiunti su pazienti affetti da leucemia linfoblastica acuta (Lla) e linfoma diffuso a grandi cellule B (Dlbcl): due successi importanti per quei pazienti per i quali i farmaci tradizionali non avevano più efficacia. “È vero che la cura dei tumori infantili rappresenta un importante esempio di successo della ricerca scientifica medica: basti pensare che oltre 50 anni fa la probabilità di guarigione dei bambini con diagnosi di Lla era inferiore al 10 per cento e che invece oggi supera l’85 per cento - afferma Franca Fagioli, presidente dell’Associazione italiana ematologia e oncologia pediatrica (Aieop) e direttore di oncologia pediatrica, dell’ospedale infantile Regina Margherita, Torino - Purtroppo però c’è ancora un 15 per cento di pazienti in cui i risultati non sono soddisfacenti. È fondamentale introdurre nuovi farmaci e nuovi schemi di trattamento, ma anche studiare strategie terapeutiche innovative e di qualità, sicure ed efficaci”.

Car-t. Grazie a questa tecnologia, i linfociti T del paziente, cellule del suo sistema immunitario, vengono prelevati e programmati in laboratorio per riconoscere una particolare sostanza presente sulla superficie delle cellule tumorali; nel caso della Lla e del Dlbcl questa molecola è la stessa, ossia il Cd19. Una volta re-infusi nel paziente, i linfociti T ingegnerizzati scovano e attaccano le cellule tumorali. “I risultati più recenti della terapia Car-t per la cura della Lla recidivante o refrattaria sono quelli dello studio Eliana, che ha coinvolto 25 centri a livello internazionale e 75 pazienti in età pediatrica o giovani adulti in recidiva o resistenti alla chemioterapia - ha spiegato Andrea Biondi, direttore della clinica pediatrica dell'università di Milano Bicocca, Fondazione Monza e Brianza per il bambino e la sua mamma(Mbbm) ospedale San Gerardo, Monza, uno dei centri che ha partecipato allo studio - A tre mesi dall'infusione, l'81 per cento dei pazienti era in remissione, dopo sei mesi l'80 per cento e dopo 12 mesi il 59 per cento”.

La disponibilità. Sulla base dei risultati ottenuti nell'ambito dello studio Eliana, la terapia Car-t prodotta da Novartis, tisagenlecleucel, ha ricevuto nell'agosto 2017 l'autorizzazione da parte della Food and drug administration (Fda) per i bambini e i giovani adulti con Lla di tipo B, refrattari o recidivanti dopo almeno due linee di terapia.“La terapia con cellule Car-t rappresenta un’importante opportunità per tutti quei pazienti affetti da leucemia linfoblastica acuta B-cellulare che non avrebbero altre possibilità di cura dopo il fallimento delle terapie attualmente disponibili -aggiunge Franco Locatelli, direttore del dipartimento di onco-ematologia pediatrica, terapia cellulare e genica dell’ospedale Bambin Gesù di Roma e professore ordinario di pediatria all’università di Pavia - Fino a cinque o sei anni fa non avremmo potuto immaginare questi risultati ma, grazie agli anticorpi monoclonali prima e ora alle cellule Car-t, disponiamo di nuove armi che agiscono in maniera completamente diversa da quelle precedenti. Stiamo vivendo l’inizio di una nuova era e si aprono nuove prospettive che potrebbero portare nuove speranze ai pazienti”.

Il linfoma diffuso a grandi cellule B (Dlbcl). In parallelo ai risultati ottenuti per la Lla, sono state avviate sperimentazioni cliniche per provare l'efficacia di tisagenlecleucel in un'altra patologia in cui Cd19 risulta particolarmente espresso: il linfoma diffuso a grandi cellule B (Dlbcl), una forma di linfoma non Hodgkin (Lnh) molto aggressiva e difficile da trattare. Lo studio registrativo Juliet valuta la sicurezza ed efficacia di tisagenlecleucel nei pazienti con Dlbcl. “Applicheremo anche nei pazienti con Dlbcl la terapia che è già stata sperimentata con successo nei pazienti con Lla - ha spiegato Umberto Vitolo, direttore della struttura complessa di ematologia,Città della Salute e della Scienza di Torino - la terapia con CartT ha ottenuto risultati molto soddisfacenti nella popolazione di pazienti affetta da linfoma diffuso a grandi cellule B. La sperimentazione clinica sta proseguendo e si sta esplorando la possibilità di applicazione della tecnologia Car-t anche per altri tipi di linfomi e patologie ematologiche”. La European medicine agency (Ema) sta valutando con procedura accelerata tisagenlecleucel per entrambe le indicazioni, Lla e Dlbcl. (MATILDE SCUDERI)

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