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ENDOMETRIOSI

L’impegno di IVI: più fiducia
nel futuro e sensibilizzazione

La patologia che colpisce l’endometrio è stata inserita nella lista delle malattie croniche e invalidanti e nel nostro Paese colpisce circa 3 milioni di donne provocando infertilità. E non solo…

27 Marzo 2018

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L’impegno di IVI: più fiducia nel futuro e sensibilizzazione

L’endometriosi è una patologia che colpisce il tessuto che riveste l’interno dell’utero (l’endometrio appunto) e si verifica quando esso è presente anche all’esterno della cavità uterina (addome, ovaie o tube); reagendo alle variazioni ormonali del ciclo mestruale, il tessuto provoca il gonfiore degli organi in cui è situato, causando emorragie interne, rotture dei tessuti e infiammazione dei rispettivi organi, con conseguenti dolori, problemi intestinali, aderenze e addirittura infertilità. Il mese di marzo è stato interamente dedicato alla consapevolezza dell’endometriosi e la Giornata mondiale istituita per il 24 marzo è stata l’occasione per diffondere ulteriormente la sensibilizzazione sulle problematiche legate alla patologia. Essa, infatti, colpisce circa il 10-15 per cento della popolazione femminile in età fertile, 3 milioni di casi sono registrati solo nel nostro Paese, accompagnati da fortissimi ritardi nelle diagnosi che possono sfiorare anche i 7 anni. L’endometriosi è una malattia cronica, dolorosa e invalidante che colpisce generalmente le donne tra i 25 e i 35 anni, le cui conseguenze vanno ad inficiare sulla sfera lavorativa e personale delle pazienti colpite. Inoltre, nel 30-40 per cento dei casi, l’endometriosi conduce all’infertilità.

“Nelle donne affette da endometriosi il tasso di gravidanza naturale è inferiore al 2 per cento per ciclo mestruale - afferma la dottoressa Daniela Galliano, direttrice del centro dell’Instituto Valenciano de Infertilidad (IVI) di Roma – mentre normalmente questo valore si attesta attorno al 20 per cento. L’infertilità  è un elemento fondamentale di cui il medico deve tener conto nel momento in cui si appresta alla diagnosi e alla cura di questa patologia così come l’endometriosi influenza l’approccio diagnostico e terapeutico per la cura della infertilità. Per le pazienti – prosegue la dottoressa Galliano - la medicina riproduttiva rappresenta una opportunità da intraprendere grazie agli elevati tassi di successo che caratterizzano queste tecniche. Negli ultimi dieci anni più di 9 mila donne si sono rivolte a IVI per riuscire ad avere un bambino malgrado l’endometriosi”. IVI, la prima istituzione medica di origine spagnola interamente specializzata nella riproduzione umana, conta di unità specifiche per la cura dell’endometriosi in alcune cliniche che, attraverso diagnosi adeguate e trattamenti pertinenti che assicurano assistenza sia dal punto di vista medico che psicologico, possono provvedere al supporto delle pazienti. I progressi effettuati negli ultimi anni sono significativi, con risultati importanti anche in ambito istituzionale: nel 2016, infatti, l’endometriosi è stata inserita dal Governo italiano nell’elenco delle patologie croniche e invalidanti. Con l’entrata in vigore nel 2017 dei nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea) son previsti servizi anche per gli stati clinici di endometriosi moderata o grave.

La storia di Ilaria. “Ho scoperto di essere affetta da endometriosi intorno ai 25/26 anni, dopo numerose indagini. Non ero intenzionata ancora ad avere figli e ho avuto la fortuna di avere una forma di endometriosi asintomatica quindi, a seguito della prima laparoscopia, non mi sono preoccupata più di tanto.  Qualche anno dopo, mi sono sposata e ho iniziato a tentare di avere figli, ma ho visto che la gravidanza non arrivava. Grazie anche all’intuizione di una ginecologa, ho effettuato un’ecografia approfondita e si è scoperto che l’endometriosi non solo si era ripresentata, ma anche in una forma estremamente aggressiva. La stessa ginecologa mi ha comunicato come l’endometriosi fosse la causa della mia difficoltà di avere figli. Ho effettuato una seconda laparoscopia e nel frattempo ho iniziato a pensare di rivolgermi ad un centro di fecondazione assistita. Conoscevo il Centro IVI della dottoressa Galliano perché due mie amiche si erano già rivolte presso questo centro, di cui erano rimaste estremamente soddisfatte, sia dal punto di vista medico che umano.

La dottoressa Isama Loiudice, che ha seguito tutto il mio percorso in IVI, mi ha comunicato subito che effettuare un trattamento di fecondazione omologa (ovvero con i miei ovociti) nelle condizioni in cui mi trovavo, avrebbe potuto portare ad un insuccesso quasi garantito. Quindi ho iniziato a prendere in considerazione la fecondazione eterologa. Come molti in Italia, non conoscevo bene la fecondazione eterologa e avevo molti pregiudizi e paure connesse a questo trattamento. Mio figlio sarà veramente mio figlio? Cosa vorrà dire avere un figlio con un ovulo di un’altra donna? Per prendere questa decisione sia io che mio marito abbiamo avuto bisogno dei nostri tempi e di lunghe chiacchierate con la psicologa di supporto, la dottoressa Vincenza Zimbardi. Questo ci ha aiutato moltissimo nel prendere una decisione finale, ovvero quella di procedere con la fecondazione eterologa. Oggi sono grata al Centro IVI perché mi ha dato la possibilità di avere due bellissimi gemellini, che sono la gioia della mia vita. Senza il loro supporto, medico e psicologico, oggi, a causa dell’endometriosi, mi sarei dovuta privare di questa gioia immensa, ovvero quella di essere mamma”. (FEDERICA BARTOLI)

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