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#PERCHÉSÌ

Il 44 per cento dei genitori
si informa sui vaccini sul web

Una ricerca condotta dall'Health web observatory ribadisce la necessità di una buona informazione sui social. Per questo motivo nasce un contest che premia le campagne informative d’eccellenza

4 Aprile 2018

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Il 44 per cento dei genitori si informa sui vaccini sul web

L’Health web observatory, con il contributo incondizionato di Sanofi Pasteur, ha presentato nei giorni scorsi a Roma nella sede della Fondazione Primoli lo studio ‘I vaccini per l’infanzia sul web’. La ricerca rivela i comportamenti delle persone in rete nei tre mesi immediatamente successivi all’entrata in vigore del 'decreto vaccini', ovvero dal 1 agosto al 10 ottobre 2017. L’obbligo vaccinale ha infatti generato un dibattito in Italia che si è fortemente riversato anche in rete. È qui che il 44 per cento dei genitori di bambini in età da vaccino ammette di aver cercato informazioni al momento della decisione. Ma cosa accade quando persone interessate ad un tema così delicato usano Internet ed i social media per interagire, condividere contenuti ed esperienze, scambiarsi opinioni? E come influiscono internet e i social sui processi decisionali?

I dati dello studio. La ricerca, effettuata attraverso parole chiave centrate sul tema, evidenzia la presenza di 39.500 menzioni in soli tre mesi, per una media di 556 al giorno, quasi il doppio della media giornaliera relativa ad altre patologie. E il ruolo dei social media appare centrale: qui si concentrano il 60 per cento delle menzioni, distribuite soprattutto su Twitter e Facebook, rispettivamente il 31 e il 20 per cento a fronte del 40 per cento relative a siti web. In questo 40 per cento spicca una netta prevalenza dei siti di informazione di tipo generalista - 85 per cento delle menzioni - mentre ad altre fonti come i siti istituzionali sono riconducibili solo il 5 per cento delle menzioni. I protagonisti delle navigazioni sono soprattutto utenti di una fascia di età intermedia, presumibilmente genitori: il 30 per cento ha un’età compresa tra i 45 e i 54 anni e il 23 per cento tra i 35 i 44 anni. I soggetti più attivi sono cittadini comuni a cui fanno capo il 37 per cento dei post generati, movimento no vax - 31 per cento - e stampa generalista, il 25 per cento. Ma se si considera il potenziale pubblico totale raggiunto - 186.857.845 persone nel periodo di rilevazione per circa 2 milioni e 700 mila utenti al giorno - è la stampa generalista, in terza posizione per percentuale di post generati, ad avere un ruolo più rilevante perché può evidentemente contare sul pubblico potenziale più consistente. Diminuisce passando da Nord a Sud la frequenza di ricerca del termine vaccino: è il Friuli Venezia Giulia la regione che su Google registra il maggior numero di ricerche, seguita da Valle D’Aosta, Marche, Lazio e Veneto. Il sentiment che emerge, ovvero l’analisi dell’opinione, è prevalentemente negativo, il 44 per cento del totale delle menzioni a fronte di un 40 per cento neutrale e un 16 per cento positivo. È importante tuttavia sottolineare che le menzioni più popolari nei due canali social più rilevanti - oltre 3 milioni e 300 mila utenti su Twitter e oltre 1 milione e 100 mila su Facebook - risultano positive. “Il volume delle ricerche effettuate in rete ed il numero dei post sul tema analizzati nel periodo di osservazione conferma il ruolo crescente di internet come canale di informazione sulla vaccinazione per l’infanzia - ha commentato Ketty Vaccaro, presidente dell’Health web observatory - Tuttavia, nonostante ricerche e menzioni prendano spunto soprattutto dall’attualità, il riferimentoa fonti informative non è prevalente, anzi è il ruolo dei social a risultare preponderante con 23.416 menzioni, pari al 60 per cento del totale. Fondamentale appare il ruolo degli influencer, dal momento che capacità di penetrazione e diffusione dei messaggi non appare necessariamente legata al volume di post generati: agli esperti è riconducibile solo l’1 per cento del totale dei post generati sui due principali social, ma la loro capacità di diffusione raggiunge l’11 per cento del totale. Nei meccanismi di circolazione delle informazioni in rete, infatti, ha un forte peso non solo l’ampiezza e la intensità della loro diffusione, ma anche la componente interattiva, che spesso è maggiore nelle fonti non di tipo istituzionale, insieme ad un meccanismo generale della comunicazione che cerca il rinforzo delle proprie opinioni e tende ad escludere quelle divergenti”.

Comunicare i vaccini sui social. Per far emergere le buone pratiche e promuovere una corretta informazione, Sanofi Pasteur va alla ricerca  delle campagne di eccellenza realizzate dagli operatori di sanità pubblica con il contest #Perchésì. Al progetto vincitore, valutato da una giuria composta dai rappresentanti del ‘Calendario per la vita’ ed esperti di comunicazione, verrà offerto un master intensivo in comunicazione vaccinale in una struttura italiana di eccellenza. “Oggi comprendere l’importanza dei social network nella comunicazione scientifica, anche per chi fa ricerca e produce farmaci, significa trasmettere messaggi sempre più efficaci e trasparenti, in grado di contrastare il fenomeno dilagante delle fake news - ha dichiarato Mario Merlo, general manager di Sanofi Pasteur Italia e Malta - anche per questo abbiamo lanciato #Perchésì, il progetto per promuovere la cultura della prevenzione, il suo valore per la persona e per la sanità pubblica”. Al contest si affianca il primo hackathon dedicato alla comunicazione vaccinale in Italia. Un laboratorio di idee che vedrà la partecipazione degli studenti e futuri comunicatori medico-scientifici. Al team vincitore sarà offerto un viaggio-studio all’Institute of interaction design di Copenaghen. Informazioni e iscrizioni aperte fino al 30 aprile sul sito www.laboratorioperchesi.it. (MATILDE SCUDERI)

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