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DIABETE

Roche: la 'Smart digital clinic'
migliorerà la qualità delle cure

Malgrado i progressi della ricerca il controllo del diabete è ancora un ostacolo per i pazienti. Una cartella clinica digitale si popone di migliorare la gestione di questa patologia

20 Aprile 2018

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Roche: la 'Smart digital clinic'migliorerà la qualità delle cure

Una cartella clinica digitale, frutto dell’accordo tra Roche diabetes care e Meteda si propone di migliorare la gestione del diabete. Terapie sempre più efficaci e strumenti tecnologici sempre più avanzati sono ormai a disposizione delle persone con diabete, questo grazie agli sforzi messi in campo dai ricercatori per arrestare l’avanzata impetuosa di questa patologia. Eppure i pazienti ad oggi hanno ancora numerosi problemi nel tenere sotto controllo i propri livelli metabolici. Secondo lo studio Guidance, un’indagine compiuta in otto paesi europei, tra cui l’Italia, per determinare il grado di adesione alle raccomandazioni delle linee guida per il trattamento del diabete di tipo 2 e valutare i risultati di cura ottenuti, la gestione del diabete evidenzia alcuni dati preoccupanti. Il livello dei processi di cura è incoraggiante – dicono gli autori – meno, tuttavia,lo sono i risultati che si conseguono. Infatti, solo 1 persona con diabete su 2 - esattamente il 53,6 per cento del campione esaminato - raggiunge valori di emoglobina glicata (HbA1c) inferiori al 7 per cento, considerato la soglia di buon controllo, e solo il 6,5 per cento delle persone ottiene contemporaneamente i target di cura per HbA1c, pressione arteriosa e colesterolo Ldl, due tra le condizioni più frequentemente associate al diabete di tipo 2.

“Sul mancato raggiungimento di un buon controllo del diabete da parte dei pazienti gravano fattori come la scarsa percezione, da parte della persona con diabete, di alcuni medici e di parte della società, della pericolosità della malattia, il numero di malattie croniche che il paziente deve gestire in contemporanea, i determinanti sociali, come reddito, cultura e lavoro, che influiscono sulla capacità di gestione della malattia stessa - spiega Riccardo Fornengo, diabetologo presso la Struttura semplice dipartimentale di diabetologia di Chivasso - Inoltre, non dobbiamo dimenticarci dell’inerzia terapeutica, cioè la ritardata o mancata attuazione di una corretta intensificazione della terapia, che sfocia nell’insuccesso del controllo del diabete”.

“Affrontare le molteplici problematiche che emergono dalla gestione del diabete e dall’inerzia clinica in particolare, è una sfida enorme – interviene Massimo Balestri, amministratore delegato di Roche diabetes care - Riteniamo che, coniugando le opzioni tecnologiche e terapeutiche possibili con il concetto di personalizzazione della gestione della malattia, possiamo dare un contributo importante a rispondere in maniera efficace alle necessità di tutti gli interlocutori (comunità medico-scientifica, ma soprattutto persone con diabete) e migliorare l’assistenza e gli outcome clinici. Da sempre Roche diabetes care ha creduto nell’importanza della gestione dei dati per la personalizzazione della terapia, e ha voluto investire in questo. L’ultimo frutto è la nuova alleanza con Meteda che porterà la cartella clinica diabetologica Smart digital clinic ad una implementazione in tutti i centri di diabetologia in Italia. Uno strumento per i diabetologi che per semplicità d’uso, chiarezza e possibilità di personalizzazione dovrebbe contribuire a valorizzare i dati clinici, ottimizzare il tempo della visita e, in ultima analisi, favorire una miglior gestione della persona con diabete”.

“La strada oggi segnata, non solo per la cura del diabete, ma anche per altre malattie, è quella dei processi di analisi dei dati, resa possibile dalla digitalizzazione applicata alla sanità - spiega Marco Vespasiani, sales & marketing manager di Meteda, società che negli anni ha sviluppato, in collaborazione con i centri di diabetologia italiani, la cartella clinica informatizzata diabetologica, al fine di soddisfarne i bisogni - Questo strumento è risultato fondamentale per l’analisi di numerosi parametri legati alla cura delle persone con diabete e per il miglioramento della gestione della malattia. Ne è testimonianza il progetto Annali dell’Amd che, tra le altre cose, ha dimostrato come i centri diabetologici che raccoglievano e analizzavano da più tempo i dati dei loro assistiti, utilizzando la cartella clinica diabetologica digitale, ottenevano migliori performance nella cura delle persone”aggiunge Vespasiani.

Uno studio pubblicato dal gruppo Annali Amd su Diabetic medicine, infatti, ha mostrato, che i centri diabetologici che avevano raccolto e valutato i dati di processo - ossia le visite e i diversi esami effettuati - e clinici - cioè i risultati ottenuti - su un arco temporale di 4 anni e su una media di 100 mila persone con diabete tipo 2 curate annualmente, ottenevano un aumento del 6 per cento del numero di assistiti con target di HbA1c inferiore a 7 per cento, ma ottenevano anche buoni risultati nel controllo del colesterolo Ldl (+10 per cento) e della pressione arteriosa (+ 6,4 per cento). Risultati statisticamente superiori a quelli riscontrati nei centri che avevano iniziato la raccolta dei dati solo negli ultimi 12 mesi, impiegati come termine di paragone. “La peculiarità della realtà italiana, in cui esiste una rete diabetologica diffusa abbastanza capillarmente sul territorio, ha permesso di diffondere in quasi tutti i centri un software unico per la gestione dei pazienti e la creazione di un database che contiene i dati di oltre 500mila persone con diabete. Questa digitalizzazione ha determinato uno stimolo a migliorarsi, favorendo l’elaborazione e la valutazione dei risultati anno su anno, con un impatto indubbiamente positivo, con una più efficace ed efficiente gestione della malattia e con evidenti vantaggi tanto per il paziente che per il medico - sottolinea Fornengo - Si spera che in un prossimo futuro si possa ottenere, grazie alla digitalizzazione, l’integrazione con i software della medicina generale e i database aziendali e regionali, che possa ulteriormente produrre informazioni utili alla gestione dei pazienti. L’integrazione e la rielaborazione dei dati contenuti nei diversi database è una delle nuove frontiere da esplorare”. (MATILDE SCUDERI)

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