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CURVE PERICOLOSE

Pene curvo, una condizione
di cui parlare con il medico

Nonostante l’impossibilità di avere una vita sessuale e il dolore molti uomini i cui genitali presentano curvature anomale non si rivolgono agli specialisti. Eppure esistono varie soluzioni

24 Aprile 2018

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Professor Salvatore Sansalone

Professor Salvatore Sansalone

La perfezione non è di questo mondo, questa massima è - purtroppo – vera anche quando si parla del corpo umano. Più nello specifico, l’asta del pene maschile in erezione è rare volte perfettamente ‘dritta’ e per lo più presenta una curvatura, che in alcuni casi arriva ad essere anomala. Nonostante il disagio funzionale e l’imbarazzo estetico però, gli uomini non ne parlano col medico. “Il pene curvo è una situazione abbastanza comune - illustra il professor Salvatore Sansalone, co-presidente e direttore scientifico del congresso 'Frontiers in genito-urinary reconstruction' che si è da poco concluso a Tor Vergata e direttore del centro di chirurgia genito-urinaria della clinica Sanatrix di Roma - può avere diversi gradi di importanza ed essere congenito oppure acquisito. Le forme congenite sono malformazioni presenti dalla nascita e interessano il 3-6 per cento della popolazione che però si evidenziano solo con la pubertà perché l’asimmetria nello sviluppo dei corpi cavernosi che formano l’asta peniena si manifesta solo con l’erezione, quando l’organo si riempie di sangue e aumenta la lunghezza e la circonferenza necessari alla penetrazione”.

Traumi. Nelle forme acquisite – che riguardano circa il 7 per cento degli uomini - la causa ad oggi è sconosciuta. Una delle teorie più accreditate e quella dei micro-traumi durante l’attività sessuale. Una attività sessuale troppo energica può determinare micro traumi o vere e proprie fratture che determinano lo sviluppo di un tessuto cicatriziale e fibrotico che altera l’anatomia del membro. Questo tipo di incidente richiede che vi sia uno stato di erezione, e quindi si verifica di solito durante i rapporti sessuali quando il pene scivola fuori dalla vagina e si piega bruscamente contro il perineo o la sinfisi pubica, con conseguente lacerazione della tunica albuginea dei corpi cavernosi.

Malattia di la Peyronie. La malattia di La Peyronie, anche chiamata ‘induratio penis plastica’, è un disturbo che oltre alla curvatura che può rendere difficili o impossibili i rapporti sessuali, determina dolore o indolenzimento, sia a riposo che in erezione. La malattia di La Peyronie si caratterizza con la comparsa inizialmente di tessuto fibrotico e poi di vere e proprie placche calcifiche a livello della tonaca albuginea - una tonaca di tessuto connettivo e cellule muscolari lisce e fibre elastiche che avvolge tutto il pene - che provocano dolore nelle fasi iniziali della malattia e spesso disfunzione erettile. Le placche fibrotiche possono avere un diametro da pochi millimetri sino a 2-3 centimetri o oltre. Nonostante possa svilupparsi anche in maschi giovani, il picco di frequenza si riscontra nella fascia tra i 40 e i 60 anni in cui si conta il 59,2 per cento dei soggetti, tra i diabetici che hanno un rischio nove volte maggiore di svilupparla, gli ipertesi e le persone con aterosclerosi. Il morbo di La Peyronie può essere l’indesiderato corollario di altre condizioni patologiche come la malattia di Dupuytren (una patologia benigna a carico della mano caratterizzata dall'ispessimento e della retrazione sclerotica dell'aponeurosi palmare, una robusta fascia fibrosa sottocutanea e ha una comorbidità del 17 per cento), la timpanosclerosi e la malattia di Ledderhose, entrambe riscontrate nel 2 per cento dei pazienti con induratio. Le conseguenze hanno un impatto sulla vita sessuale dei soggetti che devono confrontarsi con una penetrazione difficile o francamente impossibile, eiaculazione precoce, disfunzione erettile, accorciamento del pene e nei giovani un vero e proprio evitamento dell’attività sessuale con un corollario di aspetti psicologici legati a vergogna e insicurezza. Le placche che si formano in età adulta possono essere inizialmente, quando la malattia non è ancora stabilizzata, trattate con successo mediante laser e ionoforesi, ma la maggior parte dei pazienti si rivolge al medico quando il problema è stabilizzato. Per fortuna la chirurgia urologica ha diverse possibilità di trattamento: sono infatti oltre 50 le tecniche messe a punto così come sottolineato anche in una delle sessioni del congresso in corso al Policlinico di Tor Vergata.

Chirurgia risolutiva. La correzione della curvatura e il ripristino della funzione sessuale e si avvale sostanzialmente di tre modalità terapeutiche: agendo su tessuto sano controlaterale alla placca fibrosa con la chirurgia di accorciamento, con la chirurgia di allungamento condotta sul tessuto patologico e con la chirurgia protesica. Se è vero che alcuni trattamenti medici riescono a tamponare il problema e diminuire il dolore, nel caso in cui la placca si sia stabilizzata la chirurgia è l’unico trattamento in grado di correggere e risolvere la curvatura e avere un impatto positivo sulla vita sessuale. Eppure gli uomini sono restii a parlare di queste problematiche per imbarazzo. “La scelta del tipo di intervento dipende da una accurata selezione del paziente - prosegue Sansalone - se alla curvatura si aggiunge una disfunzione erettile che non risponde ai farmaci come gli inibitori della 5-fosfodiesterasi è quasi sempre necessario un intervento che preveda l’inserimento di una protesi peniena. ‘Corporoplastica per le curvature non eccessive, al di sotto dei 40°-60° eseguite in day o one day surgery. Il paziente però deve essere informato che con l’intervento avrà un minimo accorciamento dell’asta, in media 1,5 cm per questo è necessario un intervento di counseling pre operatorio e un ascolto attento delle aspettative della persona”. (MATILDE SCUDERI)

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