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IMMUNOTERAPICI

Nivolumab: la commissione europea
approva due nuove somministrazioni

Il farmaco in monoterapia è da oggi anche nel dosaggio a ogni 2 settimane, in infusione di 30 minuti, e 4 settimane, per 60 minuti per i pazienti con melanoma e carcinoma a cellule renali

27 Aprile 2018

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Nivolumab: la commissione europeaapprova due nuove somministrazioni

Disponibile una nuova opzione terapeutica per i pazienti con melanoma avanzato e con carcinoma a cellule renali avanzato trattato in precedenza: nivolumab in monoterapia nel dosaggio di 480 mg ogni quattro settimane, in infusione di 60 minuti. L’approvazione giunge dalla Commissione europea, che ha inoltre un ulteriore dosaggio di 240 mg ogni due settimane - in infusione di 30 minuti - in sostituzione del dosaggio basato sul peso corporeo per tutte le sei indicazioni approvate nell’Unione europea di nivolumab in monoterapia. “Questa approvazione rappresenta un importante traguardo nel nostro impegno a lungo termine teso a fornire ai pazienti e ai clinici opzioni di trattamento più flessibili e opportune - ha affermato Fouad Namouni, head of development, oncology, Bristol-Myers Squibb - la nostra azienda è impegnata nel rispondere alle specifiche necessità dei pazienti: con questa approvazione, saremo in grado di offrire per un nostro farmaco immuno-oncologico approvato nell’Unione europea un ampio range di opzioni di dosaggio”. “La nostra priorità è promuovere la ricerca medico-scientifica per ottenere armi efficaci contro il cancro che migliorino la sopravvivenza dei pazienti e garantiscano una buona qualità di vita – ha spiegato Emma Charles, general manager, Italy di Bristol-Myers Squibb – Questo duplice obiettivo si concretizza non solo nel ricercare sempre nuove soluzioni terapeutiche ma anche nella continua messa a punto di nuovi schemi terapeutici, per andare incontro sia alla necessità dei clinici di avere un ventaglio sempre più ampio di opzioni sia alle esigenze dei pazienti. La possibilità di dimezzare la frequenza di somministrazione passando da due a quattro settimane, ad esempio, è un aspetto non di poco conto nel vissuto di malattia e, in definitiva, per l’impatto sulla qualità di vita del paziente”. (MATILDE SCUDERI)

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