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MEDICINA E DEMOCRAZIA

Vaccinazione, ‘responsabilità
comune e condivisa’ per l’Oms

Dal 24 al 30 aprile l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) celebra la ‘Settimana mondiale delle vaccinazioni’. Il tema scelto per la campagna di quest'anno ‘ProtectedTogether, #VaccinesWork’

29 Aprile 2018

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Dottoressa Lucia  Craxì

Dottoressa Lucia Craxì

Un tema, quello scelto dall’Oms per la ‘Settimana mondiale delle vaccinazioni’, che pone l’accento sull'immunizzazione come responsabilità individuale e condivisa: ogni persona merita di essere immunizzata e condivide la responsabilità sociale di proteggere coloro che non possono proteggersi. L’esigenza di una copertura vaccinale adeguata oggi non è solo un problema dei paesi in via di sviluppo, ma bussa prepotentemente alle porte di casa nostra, come l’epidemia di morbillo a Catania ha ancora una volta dimostrato. È necessario interrogarsi seriamente riguardo alle responsabilità che come società dobbiamo assumerci per quelle morti e comprendere quali iniziative sia necessario portare avanti. Il Decreto legge in materia di prevenzione vaccinale approvato lo scorso luglio ha evidenziato la scelta di una linea dura da parte del precedente governo. Sul piano applicativo la situazione è molto eterogenea, ma sappiamo che nei giorni scorsi il Comune di Torino ha inviato una lettera alle famiglie dei 245 bambini delle scuole materne comunali ancora non in regola con gli obblighi di legge, dando un termine di 10 giorni per procedere alle vaccinazioni pena l’allontanamento dalla struttura scolastica.

Di fronte a questa imposizione gli anti-vaccinisti hanno invocato una presunta violazione della libertà personale di scegliere per se stessi e per i propri figli. Tale tipo di protesta è prima di tutto un atto di profondo egoismo, ma anche un grave errore concettuale: qualsiasi società per convivere pacificamente sceglie di darsi delle regole per favorire il benessere e l’esistenza stessa della comunità. Chi sceglie di vivere in una società, implicitamente sceglie di sottostare a delle leggi che proteggono se stesso e gli altri e dunque rinuncia a parte della propria libertà individuale. Nonostante la correttezza sul piano costituzionale (basti leggere l’articolo 32 della Costituzione) ed etico di tale intervento dobbiamo chiederci se l’imposizione sia l’unico strumento da utilizzare e se riuscirà a lungo termine ad essere efficace. Non sappiamo quale sarà l’orientamento del prossimo esecutivo ma una cosa è certa: va pianificato a lungo termine un intervento che aiuti a trasformare di nuovo la cultura della vaccinazione in un valore condiviso. Pur riconoscendo l’importanza di campagne come quelle dell’Oms, il problema sembra ben più profondo e non limitato alla questione dei vaccini. Siamo in una fase storica di messa in discussione della scienza che attraversa tutte le società occidentali ed è necessaria una profonda riflessione per rinnovare nella società la fiducia nella scienza e nel metodo sperimentale come unico mezzo attendibile per conoscere la realtà, per lo meno quella misurabile.

La scienza è uno strumento affidabile per garantire scelte politiche appropriate. Viviamo in un paese in cui le scelte dei singoli e della collettività sono sempre più guidati dall’emotività del momento: sull’ondata emotiva condanniamo un imputato a un processo prima di avere le prove o autorizziamo e rimborsiamo Stamina senza alcuna evidenza scientifica della sua efficacia. Tempo addietro Roberto Burioni ha dichiarato che la scienza non è democratica, perché l’ipotesi corretta non è quella suffragata dalla maggioranza ma quella suffragata dalle prove. La realtà è che come società stiamo pesantemente fraintendendo il concetto di democrazia e lo trasliamo alla scienza in modo sbagliato: la scienza non è democratica nella misura in cui garantisce che il parere della maggioranza sia quello da ritenere giusto, ma è democratica nella misura in cui garantisce strumenti solidi e affidabili per compiere delle scelte democratiche. (LUCIA CRAXÌ*)

*ricercatore di Bioetica e Storia della Medicina Univ. di Palermo

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