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IL CORAGGIO DI ARTEMISIA

Ecco la prima #metoo
della storia (dell’arte)

Presentato a Firenze il volume d’arte del Gruppo Menarini dedicato ad Artemisia Gentileschi. Ispirato a questa figura artistica anche un progetto di formazione per giornalisti sulla violenza di genere

14 Maggio 2018

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Ecco la prima #metoo della storia (dell’arte)

Firenze, Sala Bianca di Palazzo Pitti. In questo grandioso salone, trasformato in sala da ballo dal Granduca Pietro Leopoldo, tutto un trionfo di stucchi bianchi settecenteschi preziosi come merletti, sabato pomeriggio è andata in scena la presentazione del volume d’arte del Gruppo Menarini dedicato ad Artemisia Gentileschi. Con due first: è la prima volta che in 61 anni di gloriosa tradizione un volume di questa prestigiosa collana è dedicato ad un’artista donna; ed è la prima volta, da sempre, che il volume sarà tradotto anche in inglese, a sottolineare il respiro sempre più internazionale del gruppo, che tra una manciata di giorni avrà come presidente non più un membro della famiglia, ma Eric Cornut, supermanager del mondo del farmaco.

Ma torniamo a Palazzo Pitti, facendo un salto indietro nel tempo. Questa immensa sala era ancora il Salone dei Forestieri, quando la romana Artemisia fa il suo ingresso a Palazzo per presentarsi al Granduca Cosimo II de’ Medici, nell’inverno del 1612-13, reduce dal doloroso e mortificante processo per stupro intentato contro il suo violentatore Agostino Tassi e dal frettoloso e umiliante matrimonio riparatore col pittorucolo Pierantonio Stiattesi, organizzato dal padre Orazio. Un passato ingombrante e doloroso che il fermento culturale della Firenze di inizio ‘600 le fa subito dimenticare. E d’altronde, vicende private a parte, Artemisia era già una superstar di levatura europea. Non sorprende dunque che a Firenze la bella e talentuosa romana venga ammessa, prima donna in assoluto, all’Accademia delle Arti e del Disegno (1616), la stessa frequentata dal Vasari. E che il suo mentore artistico e talent scout, foriero di importanti commissioni, sia Michelangelo Buonarroti il giovane (nipote del grande Michelangelo). Tra le sue tante frequentazioni vip dell’epoca, c’è anche quella col grande Galileo Galilei, che Artemisia omaggia con l’affresco ‘L’allegoria dell’Inclinazione’ dipinto in casa Buonarroti. Affresco che verrà ‘braghettato’ qualche tempo dopo dal Volterrano (Baldassarre Franceschini) su richiesta del nipote del Buonarroti. Quella nudità, che raffigura probabilmente la stessa Artemisia, gronda infatti troppa sensualità da quel soffitto.

Grande pittrice Artemisia, dunque, ma anche donna di profonda cultura; nelle sue lettere cita versi di Petrarca e dell’Orlando Furioso, suona il liuto (bellissimo il suo autoritratto ‘zingaresco’ in veste di suonatrice di liuto) e canta come un usignolo, di certo esibendosi anche di fronte al Gran Duca in qualche sala di Palazzo Pitti. Ma la violenza e l’inganno subito da Agostino Tassi sono destinati a lasciare un’impronta durevole. Sulla sua psiche e sui suoi pennelli. Il presagio di quello che stava per accadere, col senno di poi, era già presente nella splendida tela dal classico tema biblico di ‘Susanna e i Vecchioni’, con quella bellezza che stupisce e attira il consenso, ma che può divenire pericolosa e insidiata. C’è poi la Danae, bellezza oscena nel suo abbandonarsi sensuale alla pioggia d’oro, che Artemisia dipinge subito prima del processo. Un dipinto smaccatamente erotico che mette la bella ed emancipata ragazza sulla bocca di tutti. Ed è ancora un soggetto biblico, quello di Giuditta e Oloferne, riprodotto in varie declinazioni (celebri quelle degli Uffizi e del Museo di Capodimonte), a sublimare artisticamente  la sua vendetta, in un trionfo pulp di sangue, rappresentato con ‘impassibilità ferina’ (la citazione è di Roberto Longhi) dalla pittrice, mentre Giuditta si tira indietro per non macchiarsi il magnifico abito di seta gialla, uscito dal ‘guardaroba Gentileschi’.

Giallo e prezioso anche il sontuoso abito indossato dalla Maddalena esposto (purtroppo in posizione infelice) nelle sale della Galleria Palatina di Palazzo Pitti. La bellissima donna raffigurata sulla tela è un trionfo di sensualità con le cascate di riccioli che le corrono soffici sulla schiena, con il vestito dalla generosa scollatura che le scivola lasciando nuda la spalla destra, con il bellissimo piede che le spunta dalla gonna. Solo la mano sinistra, protesa ad allontanare lo specchio sta a suggerire che la vanità e il peccato ormai appartengono al passato. Anche se si stenta un po’ a crederlo. “Il volume su Artemisia Gentileschi – dichiara Alessandro Grassi, autore della monografia - vuole essere un avvio agile e stimolante per una rilettura dell'opera di questa grande pittrice del Seicento europeo. Piuttosto che un catalogo ragionato, rivolto ai soli specialisti, è un testo che invita il lettore a cogliere le mille sfaccettature e la vivacità culturale di Artemisia”.

E ancor oggi Artemisia è una star. Non solo di mostre e musei, ma anche dei social.  “Artemisia è la seconda più amata artista degli Uffizi – rivela lo straordinario Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi di Firenze, presente al vernissage del volume – Su Instagram sono oltre 9.500 le persone che hanno tributato un like al suo capolavoro del genere splatter ‘Giuditta e Oloferne’; meglio di lei ha fatto solo Caravaggio con i 9.800 like della ‘Medusa’. L’immediatezza del linguaggio di questi due artisti è paragonabile solo alle foto postate oggi su Instagram”. Una personalità forte, un’artista importante al di là e a prescindere dalla sua biografia, che ha ispirato tanti romanzi e rappresentazioni cinematografiche. “Dedicare il volume d’arte ad Artemisia Gentileschi – commenta Lucia Aleotti, presidente del Gruppo Menarini – non solo conferma la grande vocazione artistica dell’azienda, ma omaggia anche una donna vittima di violenza che ha avuto la forza e il coraggio di rinascere. Menarini sostiene da sempre iniziative a tutela delle persone più fragili e proprio quest’anno ha dato il suo supporto non condizionato per una serie di corsi di formazione per giornalisti, in varie città d’Italia, su un tema delicato come quello della violenza di genere. Ci auguriamo che il coraggio di Artemisia sia d’ispirazione per tutte quelle vittime silenziose che ancora non hanno la forza di denunciare”. (M.R.M.)

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