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MEDICINA DELLO SPORT

Quale futuro nei traumi sportivi?
“Bio-ortopedia e nuovi protocolli”

Dalla conferenza di Barcellona il professor Alberto Gobbi (nella foto), presidente dell’International Cartilage Repair Society, illustra le sfide della medicina riparativa e l’uso delle cellule staminali

3 Giugno 2018

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Professor Alberto Gobbi

Professor Alberto Gobbi

Anni fa, il pallone d’oro Marco Vam Basten dovette smettere di giocare a calcio per un infortunio alla caviglia, oggi un caso come il suo avrebbe avuto un altro esito? Quali sono i protocolli terapeutici più innovativi per la riabilitazione degli atleti e la prevenzione dei traumi procurati da uno sport? Come evolverà la medicina dello sport nei prossimi anni? Questi e molti altri sono i temi che il professor Alberto Gobbi, specialista in Ortopedia e Traumatologia e Medicina dello Sport, primo italiano nella storia a essere nominato presidente dell’International Cartilage Repair Society, il principale foro internazionale per la ricerca nell’ambito della cartilagine e della medicina riparativa, affronta durante la 27° International Conference on Sports Rehabilitation and Traumatology organizzata da Isokinetic Medical Group e FIFA Medical center of excellence e ospitata dal FC Barcelona fino a lunedì 4 giugno.

Il professore, ricercatore presso la U.C.S.D. a San Diego, nonché fondatore e presidente della OASI Bioresearch Foundation Gobbi Onlus di Milano, organizzazione di ricerca in ambito medico dal Ministero della Salute, considerato uno dei pionieri nell’utilizzo delle cellule staminali in bio-ortopedia, spiega: «Nella riabilitazione degli atleti e nella prevenzione dei traumi procurati dai vari sport sono emersi nuovi protocolli terapeutici. Fra gli ambiti di maggiore rilevanza della medicina dello sport troviamo la prevenzione dei traumi di patologie fortemente disabilitanti, come crampi muscolari, stiramenti, distorsioni e rotture dei legamenti e danni al menisco e alla cartilagine articolare. Altre patologie che sono ora facilmente diagnosticabili includono l’osteocondrite dissecante, il menisco discoide, malformazioni della rotula e dell’apparato estensore, così come anormalità del labbro glenoideo dell’articolazione della spalla». Non solo, a ciò si aggiunge un’inversione di tendenza nel modo di relazionarsi all’attività sportiva: «Da un lato assistiamo globalmente a una diminuzione nella partecipazione ad attività ludiche sportive nella maggior parte dei giovanissimi, un tempo abituati a giocare a guardie e ladri o a calcio all’oratorio, ora seduti con un tablet in mano, dall’altro lato chi pratica attività a livello agonistico vuole spingere sempre più al massimo le proprie performance - fa notare Gobbi – Ma bisogna fare attenzione perché, «attività sportive che comportano impatti o rapidi movimenti di accelerazione, decelerazione e torsione possono provocare lacerazioni al menisco e alla cartilagine articolare, mentre attività in sovrappeso e/o movimenti ripetuti possono ingenerare un quadro di condropenia (sofferenza cartilaginea). Insieme, con la bio-ingegneria dei tessuti, la medicina dello sport osserva con interesse l’opportunità di manipolare geneticamente le cellule per permettere una rapida guarigione dei tessuti o persino la rigenerazione dell’area danneggiata.«Il futuro della medicina dello sport – conclude l’esperto - dipenderà sempre più dall’ottimizzazione e dalla sinergia tra queste tecniche». (EUGENIA SERMONTI)

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