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SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

Il futuro del nostro 'Sistema salute'
al centro del 6° convegno Academy

Presentate le evidenze emerse da un pluriennale lavoro di approfondimento e ricerca condotto dall’dell’Academy of health care management and economics, la partnership di Novartis e Sda Bocconi

5 Giugno 2018

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Il futuro del nostro 'Sistema salute'al centro del 6° convegno Academy

Il nostro Servizio sanitario nazionale (Ssn) compie quest’anno 40 anni ed è uno degli ultimi sistemi universalistici rimasti al mondo. Uno splendido quarantenne, considerando anche che altri modelli simili – quello inglese e quello spagnolo ad esempio – si trovano in grande difficoltà a causa di diversi fattori. Tuttavia per la salvaguardia del nostro Ssn il nostro sistema di governance dovrà cambiare e dovranno farlo nel giro di pochi anni. È stato questo il perno dell’ampia discussione che si è svolta durante la sesta edizione del Convegno nazionale, dal titolo ‘Valutare aziende, processi di cura e di ricerca: il contributo dell’Academy’, dell’Academy of health care management and economics, la partnership di Novartis e Sda Bocconi. Un incontro che si è svolto a Milano proprio presso l’università Bocconi che ha visto confrontarsi manager della sanità pubblica, accademici e rappresentanti delle istituzioni politico-sanitarie nazionali e regionali sulle evidenze emerse da un lavoro di ricerca pluriennale unico nel suo genere condotto da Academy, che ha complessivamente coinvolto oltre 40 aziende sanitarie e 10 regioni. L’Academy è nata nel 2010 per favorire il miglioramento dei processi organizzativi e della programmazione strategica dei sistemi sanitari, ha progressivamente focalizzato l’attenzione su tre distinte linee di ricerca. Il primo filone riguarda l’evoluzione delle misure di performance, con un focus sempre più esplicito sugli impatti sulla salute, da bilanciare con un’attenzione crescente all’efficienza. La seconda linea di ricerca è relativa alla trasversalità dei processi di cura, nei quali svolgono un ruolo prioritario i percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta). La terza, infine, investe il tema dell’innovazione, in particolare per quanto riguarda l’integrazione delle sperimentazioni cliniche nell’ambito delle attività delle strutture sanitarie.

“Con i risultati che vengono oggi proposti all’attenzione dei responsabili delle politiche sanitarie e degli esperti del settore, il progetto Academy dimostra la validità ed efficacia di un consolidato percorso di Bocconi e Novartis - ha sottolineato Pasquale Frega, country president di Novartis Italia - Le indicazioni che vengono dall’intenso lavoro di ricerca effettuato in questi anni, dalle solide verifiche sul campo con il coinvolgimento diretto delle strutture interessate, potranno contribuire a orientare il sistema salute in Italia verso strategie e criteri gestionali in grado da un lato di assicurare servizi sempre più aderenti alle necessità dei pazienti, dall’altro di garantire sostenibilità, valorizzando al contempo le grandi potenzialità dell’innovazione. Sempre ricordando che il mantenimento dell’equilibrio del Ssn è e deve rimanere una priorità”.

Le attività svolte in questi anni dall’Academy fanno emergere domande importanti per il ruolo che sono chiamati a svolgere i sistemi sanitari regionali e per la loro capacità di perseguire i propri obiettivi istituzionali. Riguardano, per esempio, le aree di effettiva necessità e utilità della valutazione delle performance per aziende sanitarie e regioni, l’evoluzione del disease management, il valore economico delle sperimentazioni cliniche per le strutture in cui vengono svolte. “La partnership istituzionale tra Bocconi school of management e Novartis che nel 2010 ha dato vita all’Academy non solo ha definito un modello all’avanguardia finalizzato all’innovazione del Ssn, ma è stata anche in grado di anticipare i temi diventati oggi cruciali per la sostenibilità del sistema salute -  come ha dichiarato Rosanna Tarricone, associate Sdadean for government, health and not for profit division, Bocconi - Performance management, gestione delle cronicità e sperimentazioni cliniche sono tre elementi chiave su cui si giocherà il futuro di aziende sanitarie e sistemi regionali. Il convegno è l’occasione per presentare i risultati di 8 anni di ricerche condotti su questi temi, coinvolgendo oltre 40 aziende sanitarie in 10 regioni italiane”.

I lavori sono stati aperti da un intervento di Andrea Urbani, direttore generale della programmazione sanitaria del ministero della salute che ha spiegato: “La prima sfida è rimanere universalistico e soprattutto in equilibrio economico, cosa che finora abbiamo fatto grazie a 10 anni di sacrifici. Adesso dobbiamo cambiare modello di governance e dobbiamo farlo entro 4/5 anni, poiché abbiamo perso di vista le interdipendenze di fattori di spesa. È necessario avere strumenti (informativi e di misurazione) che diano chiaramente la percezione al paziente e non solo, di quello che è il suo pdta – ha proseguito – l’attuale Invecchiamento della popolazione rende ingestibili alcune patologie: bisogna quindi impostare governance che cambino i parametri, che rendano oggettive le decisioni prese. Ma per ora manca visione sistemica e d’insieme”. Il primo momento di confronto è stato dedicato all’attività di ricerca sul performance management e si è aperto con una relazione che ha illustrato i risultati salienti del lavoro e delle sperimentazioni svolte in questi anni sul ‘cruscotto direzionale multidimensionale’ messo a punto da Academy. Questo strumento ha superato con successo la fase di test, confermando le sue caratteristiche di adattabilità e onnicomprensività, e si candida a diventare un sistema di misurazione e valutazione delle performance adatto a qualsiasi contesto. Sperimentato in ben 22 aziende sanitarie di tutta Italia, il cruscotto ha dato negli ultimi due anni una prova decisiva della sua efficacia con l’applicazione in due Regioni in piano di rientro (Lazio e Campania). La gestione delle cronicità, seconda linea di ricerca, è stata invece oggetto del secondo incontro della giornata. La ricerca, condotta in collaborazione con quattro aziende sanitarie, ha permesso di rilevare come la logica dei Psta abbia rappresentato un’occasione per distribuire e ridisegnare le competenze tra medici di base e specialisti, migliorando accessibilità e fruizione dei servizi da parte dei pazienti. Ora, con l’introduzione dei livelli essenziali di assistenza (Lea) per patologie croniche come la broncopatia cronica ostruttiva (Bpco) e la necessità di garantire gli standard richiesti dalla normativa, è lecito chiedersi se e in che misura i Pdta siano tuttora la risposta adeguata. È stato dedicato alle attività relative alle sperimentazioni cliniche il terzo dibattito del convegno. Si è aperto con una relazione che fa il punto sui risultati di un lavoro che ha visto la partecipazione diretta di 22 aziende sanitarie, nelle quali c’è una crescente sensibilità verso le sperimentazioni, in particolare sotto il profilo del loro valore economico, sia per quanto riguarda i ricavi generati sia per il cost avoidance. (MATILDE SCUDERI)

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