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KIDS KICKING CANCER (KKC)

Le arti marziali contro il cancro
per i piccoli pazienti del Gemelli

È stato presente alla inaugurazione del nuovo corso di karate per bambini del reparto di oncologia pediatrica anche il fondatore dell’associazione Kkc, Rabbi Elimelech Goldberg

7 Giugno 2018

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Le arti marziali contro il cancroper i piccoli pazienti del Gemelli

È partita la nuova edizione del corso di karate per i piccoli degenti dell’oncologia pediatrica della fondazione policlinico universitario Agostino Gemelli, una vera e propria terapia di supporto resa possibile grazie alla collaborazione con l’associazione internazionale ‘Kids kicking cancer’ (Kkc). Ha presenziato all’inaugurazione il presidente mondiale e fondatore, Rabbi Elimelech Goldberg - clinical assistant professor del dipartimento di pediatria del Wayne state university school of medicine di Detroit - nel corso del suo tour italiano negli ospedali pediatrici dove opera Kkc. ‘Rabbi G’, come viene chiamato da tutti, oltre a essere un bravissimo medico e docente universitario, è cintura nera nell'arte marziale coreana choi kwang do e rabbino emerito alla Young Israel di Southfield (Michigan) dove ha servito per circa 20 anni. Il professor Goldberg ha perso una figlia di 2 anni a causa della leucemia: proprio in seguito a questo immenso dolore e nella ricerca di azioni concrete per aiutare chi sta soffrendo ha intuito il potenziale enorme che i principi più alti e profondi delle arti marziali possono avere sui bambini ricoverati e sulle loro famiglie. Per questo nel 1999 ha fondato l'associazione Kkc che ha diffuso le arti marziali in Michigan, California, Florida e New York. Fuori dagli Stati Uniti Kkc è attiva a Windsor & London, Ontario, in Israele e in Italia - primo paese in Europa - nelle città di Roma, Milano, Napoli, Torino, Firenze, Bari, Palermo, Rimini, Parma, Pavia, Bergamo e Brescia.

“Sin dalla sua nascita – spiega la psico-oncologa Antonella Guido - l’unità operativa di oncologia pediatrica del Gemelli ha garantito ai piccoli pazienti affetti da patologie oncologiche e alle loro famiglie un sostegno psicologico come risposta al trauma legato alla diagnosi, al trattamento e alla prolungata ospedalizzazione. Il servizio psicologico si è posto come obiettivo quello di offrire un supporto e un orientamento all’intero nucleo familiare per migliorare la qualità di vita del bambino e della sua famiglia durante il periodo della cura. Nel corso degli anni è stato necessario adeguare le strategie di sostegno ai protocolli terapeutici e ai tempi di degenza prolungati. Da questa esigenza è scaturita l’idea di individuare e coordinare diverse ‘aree satellite’ finalizzate a favorire una migliore qualità di vita dei bambini e degli adolescenti ospedalizzati. Tra queste attività è stato attivato diversi anni fa, grazie all’associazione Kids kicking cancer, un corso per insegnare ai piccoli pazienti le tecniche e la filosofia delle arti marziali”. “Molti studi clinici – afferma il professor Antonio Ruggiero, direttore dell’unità operativa di oncologia pediatrica della fondazione Gemelli - hanno evidenziato l’importanza di intervenire con attività motorie sui bambini affetti da cancro o da malattie croniche. Dopo la diagnosi oncologica l’esercizio fisico e il recupero di un rapporto ‘positivo’ con il proprio corpo possono avere molti effetti benefici. Gli esercizi di movimento insegnati durante questi laboratori da Istruttori specializzati  favoriscono la riattivazione muscolare e articolare, la stimolazione dell’equilibrio, della coordinazione e della bilateralità. Naturalmente ai bambini viene insegnato anche a trarre beneficio dalle basi più profonde della tradizione delle arti marziali, ovvero dalla respirazione e dal rilassamento, imparando a gestire meglio il dolore, a trovare maggiore coraggio, determinazione e serenità interiore per affrontare la malattia e le terapie a cui devono sottoporsi. I bambini acquisiscono in pratica un potente strumento di autocontrollo e di consapevolezza della propria forza interiore che, attraverso il respiro, il rilassamento e la visualizzazione di situazioni e luoghi piacevoli contribuisce a migliorare la loro qualità di vita durante l’ospedalizzazione”. (MATILDE SCUDERI)

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