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VITA IN CITTÀ

Ben due terzi delle malattie
legate a stili di vita scorretti

Secondo l'Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation 3,2 milioni di morti all’anno per inattività fisica, 0,4 per ipertensione, 4,4 per obesità, 3,7 per inquinamento: questi i numeri dell’urbanizzazione

3 Luglio 2018

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Ben due terzi delle malattielegate a stili di vita scorretti

Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte: assieme a tumori, diabete e disturbi respiratori cronici costituiscono oggi il principale rischio per la salute e lo sviluppo umano, secondo quanto emerso nel corso dell’11° Italian Diabetes & Obesity Barometer Forum oggi a Roma, promosso dall'Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation, Università di Roma 'Tor Vergata', Health City Institute, Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, Istituto per la Competitività (I-Com) e Cities Changing Diabetes, con il patrocinio di Roma e il contributo non condizionato di Novo Nordisk. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) le malattie non trasmissibili sono responsabili di oltre i due terzi delle morti a livello globale, circa 36 milioni di persone. Una buona parte di queste è attribuibile a rischi legati all’urbanizzazione. Le città uccidono principalmente a causa di stili di vita scorretti come l’inattività fisica, responsabile di obesità e diabete, correlate a loro volta al rischio di sviluppare malattie cardiovascolarie tumori.

“L’ambiente creato dall’urbanizzazione ha un forte impatto sulla salute dei cittadini - dice Andrea Lenzi, presidente del Comitato di Biosicurezza, Biotecnologie e Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri e presidente dell’Health City Institute - I dati che abbiamo a disposizione indicano però che solo un terzo del problema sia legato all’inquinamento atmosferico; ben due terzi sono correlati a comportamenti individuali che spesso lo stile di vita cittadino porta ad adottare e che mettono in serio pericolo la salute”. L’inattività fisica, infatti, causa 3,2 milioni di morti ogni anno, l’ipertensione 0,4 milioni, l’obesità è responsabile di 4,4 milioni di morti annui e l’inquinamento di 3,7 milioni. Non solo, da un’analisi dell’impatto sui sistemi sanitari in termini economici è emerso che l’inattività fisica è costata oltre 37 milioni di dollari nel 2013, tra spese sanitarie e perdita di produttività, il diabete è stato responsabile di un aumento della spesa sanitaria da 612 a oltre mille miliardi di dollari negli ultimi 10 anni e l’inquinamento atmosferico ha avuto un impatto sulla spesa sanitaria di 21 miliardi di dollari nel 2015.

“Malattie come il diabete e l’obesità, responsabili anche di un aumento del rischio cardiovascolare, costituiscono un serio problema per le città - dice Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia (Sid) - Basti pensare al fatto che il 65 per cento delle persone con diabete vive in ambiente urbano e ben il 44 per cento di tutti i casi di diabete tipo 2 è attribuibile proprio all’obesità e al sovrappeso, malattie legate soprattutto agli stili di vita scorretti. Questi dati sono ancora più preoccupanti se si considera che il rischio complessivo di morte prematura raddoppia ogni 5 punti di crescita dell’indice di massa corporea: una persona con diabete e sovrappeso ha quindi un rischio raddoppiato di morire entro 10 anni, rispetto a una persona con diabete di peso normale, e una persona con diabete e obesa addirittura un rischio quadruplicato. Per non parlare poi del fatto che quella che viene definita 'diabesità' è strettamente legata alla principale causa di morte in assoluto: le malattie cardiovascolari. Infatti, la prevalenza delle malattie cardiovascolari nel diabete, ossia il numero di persone con diabete che vanno incontro nella loro vita ad almeno un evento cardiovascolare, è del 23,2 per cento: in pratica una su quattro”.

“Il problema non può più essere sottovalutato, tanto più considerando la crescita costante della popolazione urbana, che ogni anno aumenta di circa 60 milioni di persone - dice Domenico Mannino, presidente dell'Associazione Medici Diabetologi (Ame) - Secondo l’International Diabetes Federation (Idf) nei prossimi 25 anni 3 persone con diabete su 4 vivranno nelle città. È tempo quindi sia di pensare diversamente la nostra vita e di cambiare i nostri comportamenti come cittadini ma anche fare in modo che le città siano più salutari. Gli amministratori della città saranno sempre più in prima linea, nel collaborare con i medici, per contrastare questo fenomeno. Importante può essere quindi la sinergia tra amministrazione cittadina, università, enti di ricerca e imprenditoria privata”. “Iniziative come l’Italian Barometer Diabetes & Obesity Forum che IBDO Forundation organizza da ben 11 anni, ha un grande merito in questo senso: mette a confronto clinici, accademici, decisori politici e istituzioni nazionali, amministrazioni locali, società civile e terzo settore e favorisce il dialogo, facilitando la ricerca e l’affinamento di soluzioni condivise alle sfide di salute del terzo millennio”, conclude Renato Lauro, presidente IBDO Foundation. (FABRIZIA MASELLI)

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