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RICONOSCIMENTI INTERNAZIONALI

Al professore Ermanno Greco
premio internazionale Forward

Assegnato allo specialista italiano, direttore scientifico del Centro di Medicina della Riproduzione dell’European Hospital di Roma, il riconoscimento per le ricerche sugli embrioni geneticamente sani

4 Luglio 2018

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Professor Ermanno Greco

Professor Ermanno Greco

Italia protagonista al Congresso della Società Europea di Riproduzione ed Embriologia (ESHRE), che chiude oggi i battenti a Barcellona: il professor Ermanno Greco, direttore scientifico del Centro di Medicina della Riproduzione dello European Hospital di Roma, è il vincitore del premio FORWARD (Finox Offers Research Work Award in Reproductive Development), per le ricerche sugli embrioni sani geneticamente, con un corretto numero di cromosomi, cioè quelli che davvero si impiantano nell’utero materno. In particolare lo studio oggetto del premio ha valutato tutte le caratteristiche della coppia e del ciclo di fecondazione in vitro, che influenzano il numero e il tasso di ‘bastocisti euploidi’. L’obiettivo è stato di creare un modello predittivo, con le varie caratteristiche femminili e maschili della coppia, che consenta di capire quale siano la possibilità di formare un embrione geneticamente sano. Il premio scientifico di ricerca è stato assegnato dopo una severissima selezione che ha interessato oltre 65 ricercatori, provenienti da 16 paesi europei.

«Sappiamo come sia difficile affrontare il percorso della fecondazione in vitro per la coppia infertile che spesso si rivolge al medico piena di aspettative ma senza la certezza di ottenere il risultato tanto sperato – spiega il professor Greco – Grazie alle nostre ricerche condotte su migliaia (più di 5 mila blastocisti) di embrioni trasferiti nell’utero materno oggi sappiamo che per ottenere la gravidanza la coppia deve produrre almeno un embrione sano geneticamente (euplodide). Ciò dà alla coppia circa il 70 per cento di gravidanza con un abortività inferiore al 10 per cento ed un tasso di gemellarità inferiore al 4 per cento».Tramite una tecnica di diagnosi genetica preimpianto PGT-A (preimplantation genetic test for aneuploidies) è possibile conoscere lo stato di salute cromosomica di un embrione: con un prelievo di 4/10 cellule dalla blastocisti, cioè dell’embrione che fisiologicamente si dovrebbe impiantare nell’utero, si può esaminare l’assetto cromosomico mediante la nuovissima tecnica ‘NGS’, che ha completamente rivoluzionato la fecondazione artificiale.

«E’ ormai superata l’idea di scegliere gli embrioni da trasferire nell’utero materno solo su criteri morfologici che non corrispondono affatto con la salute genetica degli embrioni – sottolinea l’esperto – con conseguenti rischio non solo di insuccesso ma anche rischi per la donna o di abortività o di dover interrompere una gravidanza di un feto malato». Infatti non esiste nessuna correlazione tra qualità morfologica degli embrioni e salute genetica e l’obiettivo è di ottimizzare il successo, diminuendo le gravidanze multiple, tramite la diagnosi genetica pre-impianto, e minimizzando i rischi clinici (sindrome da iperstimolazione ovarica) e genetici (impianto di feti malati). Altra questione ancora più sconosciuta riguarda poi le variabili della coppia, che possono comportare la formazione dell’embrione euploide. «L’unico dato certo fino ad oggi è l’età materna, cioè più la donna è in età avanzata tanto più aumentano le anomalie cromosomiche delle uova e quindi degli embrioni ma ci fermiamo qui – aggiunge il professor Greco - Scopo della nostra ricerca è stato di individuare tutte le variabili ulteriori, che possono determinare la possibilità di formare embrioni sani, in modo da creare un algoritmo matematico, per illustrare alle coppie che consultano i nostri Centri quali siano le probabilità di ottenere la gravidanza».

Durante il congresso ESHRE è stato presentato dalla dottoressa Valentina Cascaini anche uno studio coordinato dall’equipe medico-biologica dello European Hospital, su circa 300 casi di eterologa femminile con ovodonazione in Italia, e in particolare sulla correlazione tra età paterna e anomalie seminali, che possono minare il successo della fecondazione. Scopo del lavoro è stato quello di evidenziare comunque l’efficacia della tecnica di ovodonazione anche con ovociti congelati in Italia, benché molti ovuli congelati arrivino dalla Spagna, dove, a differenza dell’Italia, c’è la possibilità di dare un compenso (seppure limitato) alle eventuali donatrici. Questo aspetto ha fatto anche sì che diversi gruppi spagnoli siano giunti in Italia per reclutare pazienti ed offrire loro tutto ciò che nella penisola è vietato, a totale svantaggio dei Centri italiani. Tuttavia se il laboratorio in Italia è in grado di assicurare alti standard di qualità, ossia un percentuale di sopravvivenza degli ovociti scongelati non inferiore al 70 per cento ed una percentuale di fertilizzazione ugualmente elevata, si può raggiungere ben il 60 per cento di gravidanza e il 50 per cento di bambini nati. I risultati si abbassano al 38 per cento se l’età paterna supera i 45 anni e contemporaneamente le caratteristiche del liquido seminale non rientrano nei parametri di normalità. Tuttavia le percentuali di successo restano elevate anche se l’uomo è over 45 ma il liquido seminale si presenta normale, eventualmente anche mediante specifiche terapie andrologiche. (PIERLUIGI MONTEBELLI)

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