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Complotto spagnolo, Valentino Rossi "fuori" dal Mondiale: l'oscura e indicibile motivazione di Marc Marquez

Valentino Rossi e Marc Marquez

Chi pensa che Valentino Rossi abbia tirato «un calcetto» al motomondiale, o peggio alla sua leggenda, può anche interrompere la lettura. Certo, resterà la pagina più brutta della sua carriera. Certo, chi sostiene che un campione «non lo avrebbe dovuto fare» ha le sue porche ragioni. Quel «calcetto». Quel ginocchio che si alza, Marquez che scivola a terra, il sogno che si spezza. Già, perché ora servirà un miracolo per la «Decima», e il Dottore - che per definizione ai miracoli non può crederci - minaccia di non andarci neppure, a Valencia. La tana degli spagnoli. Il teatro dove Jorge Lorenzo è pronto a festeggiare. A godere di un titolo vinto a tavolino.

Sì, a tavolino. Un mondiale frutto di un'operazione chirurgica, sulla quale Rossi aveva alzato il velo. Lo guardavano come se fosse impazzito, come se sragionasse. Qualcuno provi a smentire che «Marquez vuole far vincere Lorenzo». Lo aveva detto. E si è visto.

Dal quarto giro, a Sepang, in pista c'è qualcosa che non va. Inizia il duello. Violento. Eccessivo. Attacchi, sorpassi e controsorpassi. Le traiettorie si incrociano in una danza esasperata. Rossi ne ha di più, eppure Marquez pur di stargli davanti è pronto a tutto. Sbanda. Scoda. Stacca oltre il limite. Rischia di cadere. Lo sfiora e si becca un «vaffa». Pedrosa e Lorenzo là davanti fanno il vuoto. Sembra la copia di quanto visto in Australia. Ma è molto peggio. Dopo sette giri di provocazioni, dopo l'ultima manovra-kamikaze dello spagnolo, Rossi rallenta. Lo aspetta. Si volta. Lo fa affiancare. Frena. Poi quel «calcetto». Il ginocchio che si alza e Marquez che va giù. E una sensazione di vuoto, perché lo hanno capito tutti come andrà a finire. La gara scivola via come fosse un dettaglio: vince Pedrosa, poi Lorenzo che sul traguardo mima a qualcuno col ditino di «stare zitto». E chissà chi è, quel qualcuno. Terzo Rossi. Soltanto dettagli. La sostanza? Tre punti in meno sulla «patente», Vale ultimo in griglia nella gara decisiva, e il disperato tentativo di difendere - se correrà - un vantaggio di sette punti. Una punizione esemplare, quella della direzione gara, degli stessi giudici che non hanno fiatato né sventolato uno straccio di bandiera mentre Marquez si dannava in pista per sabotare l'impresa di Rossi. Eppure lo sapevano, Vale li aveva avvertiti: «Occhio, che quello mi rema contro». Ma non se ne sono accorti: lo spagnolo ne esce senza macchia.

«Non trovo giusto quello che sta succedendo. Io a prenderla nel culo e stare zitto non ci sto». Puro Valentino. Pesante o meno che sia, la penalità ci può stare. Quello che però non ci sta è tutto il resto. Non ci sta Marquez. Non ci sta la faccia d'angelo con cui si presenta davanti alle telecamere per dire che «lì fuori ci giochiamo la vita». Ma si è visto, Marquez? Che faccia tosta deve avere per rimproverargli di aver «giocato con la vita?». Non ci sta neppure e soprattutto Lorenzo, perché assedia l'ufficio della direzione gara: «Urlava come un pazzo, gridava che lo dovevano squalificare», raccontano gli inviati britannici di Bt Sports. Non ci sta perché non gli basta la penalità: «Dovevano togliergli tutti i punti». Non ci sta Lorenzo che alza ancora il ditino, e spiega: «Non sarebbe giusto se vincesse il mondiale». Non ci stanno gli insulti: «Non solo io, ma molte persone perderanno il rispetto per Rossi come sportivo». Rispetto? Dove trova il coraggio per parlare di «rispetto»? Avrebbe fatto meglio a tacere. E a godere del capolavoro spagnolo, dell'operazione chirurgica, del titolo ormai a un passo.

Resta l'amarezza. E restano dei dubbi. Il primo, ce lo si conceda: giusta la penalità, eppure quando vedi e rivedi quel maledetto video, quando noti la testa di Marquez che tocca il ginocchio di Rossi che poi schizza come impazzito… ecco, quando lo vedi, quel «io non ci sto a prendermelo nel culo e a stare zitto» ti rimbomba in testa. E ancora: cosa ha trasformato Marquez in un soldato la cui missione - compiuta - è disintegrare l'apoteosi della leggenda di Valentino? Cosa ha trasformato il bimbo col poster del Dottore nella sua stanzetta nel pilota senza scrupoli - né rispetto - delle ultime due gare? C'è qualcosa che non sappiamo. Un qualcosa che potrebbe avere a che fare con la volontà, oscura e indicibile, di rovinare una delle più grandi imprese nella storia dello sport. A meno che un miracolo...

di Andrea Tempestini
@anTempestini

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Commenti all'articolo

  • al59ma63

    28 Ottobre 2015 - 06:06

    ..la seconda fazione e' la peggiore invidia mai vista, non si disdegna di crocefiggere Rossi per mera invidia, e' italiano e va sostenuto, ci dobbiamo pur difendere se i direttori di gara non sono capaci di fare i direttori..o c'e' una sorta di mafia tra sponsor spagnoli e direzione del MotoGP?? fanno finta di niente?? se ne e' accorto il pubblico da casa di una situazione insana e loro che fanno?

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  • krug1

    27 Ottobre 2015 - 15:03

    errori madornali di Valentino,misano se entra anche 2 giri dopo Marquez arriva secondo e ciao Lorenzo,attaccare Marquez il giovedì,tuttosommato MM93 all' ultimo giro in Australia gli aveva regalato 5 punti......Marquez non è Gibernau e gliel' ha giurata!

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  • angelux1945

    27 Ottobre 2015 - 14:02

    Vuole rovinare Valentino, perchè non ha soddisfatto le voglie sadomasochiste!!!!!!!!!!!!!

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  • Yobroyo

    27 Ottobre 2015 - 10:10

    Non sono tifoso di Rossi, quando ho iniziato a seguire il motociclismo c'era un certo Max Biaggi!Nella vicenda in questione credo abbiano torto tutti e due:Rossi é stato provocato ed ha reagito come un novellino.Ma non è Rossi che ha importato un modo di guidare spericolato,aggressivo, diciamo un pò sporco se paragonato allo stile di altri piloti.Adesso questo modo di correre non gli sta più bene?

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