Cerca

Sdeng

Vittorio Feltri stronca il figlio Mattia: "Mi butti nella discarica dei reietti? Sei uno smemorato"

Vittorio Feltri stronca il figlio Mattia:

Vittorio Feltri

Vittorio Feltri si è visto costretto a scrivere del libro di suo figlio Mattia, giornalista a La Stampa, nelle librerie con Novantatré. L'anno del terrore di Mani Pulite. Il racconto di Feltri Jr. su Tangentopoli ha inevitabilmente toccato anche la figura del padre, all'epoca direttore del quotidiano l'Indipendente che ha "scaraventato nella discarica dei reietti che seguirono con passione la cosiddetta Tangentopoli - scrive Vittorio Feltri sul Giornale - ricavandone la sensazione che fosse un'operazione di giustizia non sommaria, ma diretta a punire i reati commessi dai politici col pretesto di fare politica". Il padre riconosce al figlio di aver almeno tracciato un ritratto ricco di pathos di quei mesi convulsi: "Hai reso alla perfezione l'atmosfera diurna dell'epoca. Ma hai completamente trascurato cosa accadeva nelle notti della Prima Repubblica - richiama Feltri senior - Di notte entrava in azione la Banca Bassotti.l Forse ti sei lasciato trascinare dalla vena letteraria e ti sei fissato sulle nequizie della famosa e turpe inchiesta. La smemoratezza è una malattie di molte famiglie, figurati se la nostra ne è immune". La dimenticanza che rimprovera Vittorio Feltri è tutto quel fenomeno che coinvolgeva tutti i politici impegnati a mettere in tasca denaro dalle casse dei partiti e dagli appalti: "Un'opera pubblica di un milione, finiva così per costare due milioni o tre. La spartizione era assai onerosa. Risultato. Il debito pubblico impazziva. E ne soffriamo ancora gli effetti devastanti". I magistrati come Antonio Di Pietro non potevano voltarsi quindi dall'altra parte, certo avevano una grande smania di ribalta e i giornalisti facevano il resto: "Io - racconta Vittorio Feltri - come altri cronisti, ho assecondato ciecamente un sistema investigativo pressapochistico e dozzinale che, però, se non giustificabile, era comprensibile dato il momento. Un momento di forti tensioni sociali, influenzato e alimentato dal desiderio di cancellare una classe dirigente incapace (come quella attuale) di amministrare la cosa pubblica, sacrificandola alla saccoccia". Indubbiamente quel periodo ha generato anche delle grandi storture: "Ti do atto che nel casino generato da Mani pulite, accresciuto dallo sbandamento provocato dalla avanzata della Lega - ricorda Feltri - dal crollo del muro di Berlino, dalla perdita di credibilità dei partiti, si sono compiute nelle indagini delle immonde esagerazioni. Cosicché ha preso piede un giustizialismo che si spiega soltanto con la fregola di spingere la sinistra alla conquista del primato nazionale a spese degli altri partiti. E cara grazia che Berlusconi ha spaccato il giochino degli ex comunisti". I metodi discutibili di quegli anni, secondo Feltri, non possono giustificare una condanna di tutta l'azione della magistratura: "Prima di dire che il dipietrismo è stato solo schifezza occorre riflettere. Tonino non ha violentato un esercito di vergini, ma ha sbaragliato una cosca di ladri che non ebbe il coraggio di varare una legge idonea a porre ordine nella materia. Una classe politica di straccioni. Alcuni dei quali sono stati castigati ingiustamente, ma altri l'hanno fatta franca, per esempio i compoagni. E ciò è indigeribile e autorizza a sospettare che le toghe non abbiano agito con troppo zelo".

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • Happy1937

    19 Gennaio 2016 - 09:09

    Credo che Tonino fosse soprattutto interessato a costruire la sua ricca carriera politica.

    Report

    Rispondi

    • Bolinastretta

      19 Gennaio 2016 - 11:11

      .....e immobiliare!

      Report

      Rispondi

blog