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L'allenatore umilia il baby calciatore di 10 anni con una lettera: "Non rientri nei miei piani"

L'allenatore umilia il baby calciatore di 10 anni con una lettera: "Non rientri nei miei piani"

Lo Juventus Club Parma - squadra che ha una scuola calcio tra le più rinomate della città, ma che non c’entra nulla con i bianconeri - ha scartato dalla propria formazione dei Pulcini, in vista della prossima stagione, sei bambini di 10 anni. Ed è scoppiato il caos. Proteste dei genitori. Accuse. Articoli sui giornali con conseguenti - ovvio - lezioni di educazione e morale.
Eppure, a pensarci bene, non c’è nulla di male. A parte i modi, forse.

Sì, perché il club ha spedito una lettera direttamente ai piccoli calciatori (mancando di tatto) e dai toni fastidiosi (mancando di diplomazia) nella quale spiegava: «Inviamo la presente per comunicarti che non rientri più nei quadri tecnici della nostra Società in vista della prossima stagione. Nel ringraziarTi per l'impegno profuso a favore dei colori bianconeri, ti salutiamo cordialmente e ti auguriamo Buona Fortuna per gli eventuali tuoi prossimi impegni sportivi». Una bocciatura secca, un’offesa difficile da metabolizzare per chiunque e figuriamoci per un baby che sogna di diventare famoso e ricco grazie al pallone. Ma una volta stabilito che le modalità sono da cartellino rosso, va anche detto che sul principio non c’è nulla di scandaloso. Perché è vero che stiamo parlando di bambini - che dovrebbero solo divertirsi e crescere facendo attività fisica - , ma anche di una società ambiziosa e organizzata (fondata nel 1961) che oltre alla crescita punta al risultato e fa da serbatoio al Parma e ad altri club professionistici (di recente un ragazzo del ’97 è andato a giocare nell’Entella). Un club importante e selettivo in tutte le categorie giovanili e soprattutto nei Pulcini, che giocano a sette e la cui rosa, quindi, è estremamente ridotta.

Ai genitori di uno dei tagliati, però, la questione non è andata giù. E così papà e mamma hanno scritto alla Gazzetta di Parma. «Da poco più di due anni nostro figlio giocava con passione e divertimento presso la società Juventus club. Ai primi di luglio però, troviamo nella cassetta della posta una lettera indirizzata a nostro figlio, da parte della Direzione Sportiva con tanto di logo Juventus club, Figc, Coni-Settore Giovanile e Scolastico. Essendo presente nostro figlio quando abbiamo letto la lettera lei può immaginare la reazione di un bambino che ha appena saputo d'essere stato separato dai propri compagni di squadra: ha pianto molto senza capire come mai e soprattutto si è sentito ingiustamente escluso e giudicato. Noi ci chiediamo, come si possa fare della macelleria sociale e pensare di mandare delle lettere a dei bambini». Non solo. La madre, poi, ha spiegato a voce in un’intervista. «Mi chiedo quale principio educativo stia alla base un comportamento del genere. Stiamo parlando di bambini di dieci anni. Come genitori abbiamo anche partecipato alle attività del club, aiutato a preparare le feste, mio marito ha svolto varie mansioni, insomma, non ci saremmo aspettati questo trattamento. E neanche mio figlio, il quale addirittura era convinto di essersi comportato bene sul campo. Dalla squadra dei Pulcini 2006 dello Juventus Club cinque ragazzi sono passati al Parma e sei, compreso mio figlio, non sono stati confermati. E questo per fare spazio a un gruppo di ragazzi nuovi. La società avrà anche diritto di fare le sue scelte ma credo ci debba essere più chiarezza quando si tesserano i bambini anche perché i genitori possano valutare i pro e i contro a fronte di certe strategie societarie. Invece si sente tanto parlare di progetti educativi, di valori, ma sono cose che restano sulla carta. E mi chiedo perché la Figc, e anche, in questo caso, la Juventus di Torino, non controllino l’attuazione dei buoni propositi. Attendo risposte».

Già, la delusione del piccolo (che fa il portiere) ma soprattutto la delusione dei genitori. Che spesso (probabilmente non sarà questo caso, ma purtroppo quasi sempre è così: è questo il problema principale dei settori giovanili) sognano - anzi, pretendono - un ricco futuro da campione per il proprio bambino e non accettano bocciature.

Eppure, la selezione è sempre esistita nel calcio (come nella scuola, dopotutto) e anzi l’accesso alla categoria successiva o il taglio sono state grandi lezioni di vita (così come una promozione o una retrocessione) per chi ha giocato e a nessuno è mai stato impedito di continuare a tirare calcio al pallone (gli altri cinque bambini scartati hanno già trovato un’altra squadra per il prossimo anno). Perché a volte per capire meglio in nostri figli basterebbe fare e farsi una semplice domanda: è meglio giocare sempre divertendosi con gli amici nella squadra scalcinata della parrocchia o stare tutto l’anno in panchina, con il nervoso e il magone, in un grande club?

di Alessandro Dell'Orto

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