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Lacrime

Anna Marchesini segreta, il commovente saluto della figlia Virginia

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Anna Marchesini segreta, il commovente saluto della figlia Virginia

"Eccoci qua, poeta!". Comincia così il commovente "ultimo messaggio" di Virginia a sua mamma, Anna Marchesini. È la prefazione del libro postumo dell'attrice morta lo scorso 30 luglio, È arrivato l'arrotino, pubblicata dal Corriere della Sera. E, appunto, non può non suonare come un saluto intimo, pieno di dolore e gioia insieme. "Io mi ricordo bene quando tu lavoravi e stavi dietro ai miei vissuti di emotività e di ansia, e di quel vivere noioso e quotidiano", scrive la figlia. "Erano tutti in silenzio ad applaudirti e tu con il senso di una persona fragile e notturna, che rifletteva in una piccola barca di eterno temporale". Si parla di un nido rotto e poi ricomposto, di voglia d'amore e canzoni, di sorrisi e dei "tuoi momenti bui con cui un poeta deve convivere".

"Il senso della tua vita era quello di onorare i giovani e di istruirli e di educarli all'arte di andare da soli e in autonomia come me, anche se non ti ascoltavo, e tu mi rimproveravi per questo e io ti davo i baci dopo gli schiaffi", scrive Virginia, tratteggiando un rapporto difficile, intenso. "Io ero una bella ragazza in preda alla paura e tu mi cullavi con le tue canzoni e le tue preghiere, ti potevo chiedere consiglio, dormire con te e stare in tranquillità con te, andare a fare shopping, andare a cercare emozioni insieme anche nel salone di un parrucchiere o di un estetista, o a portare il gelato alle amiche, o andare in macchina con una persona speciale e che ti voleva tanto bene, era tua figlia quella persona".

E poi c'era la Anna Marchesini attrice e artista, che amava stare a contatto con i fan per "creare un dialogo con loro, anche solo con un semplice benvenuto o buongiorno, era la tua situazione ideale, anche solo per vedere una lacrima scendere dai loro occhi o una risata durante i tuoi spettacoli". Sullo sfondo i dolori quotidiani, forse la malattia. "Ma tu avevi il tuo solito modo di sdrammatizzare tutto anche per telefono e di ridere degli incidenti della vita e di ridere, ridere e ridere ancora di tutto, e anche piangere". 

"Mamma, ricordati che le cose belle sono nella vita semplice e nelle piccole e grandi sconfitte, quelle piccole vittorie che tu o noi ci prendevamo erano vittorie contro un mondo assurdo e banale che stava sempre a vedere le apparenze e mai il dettaglio o la sostanza delle cose - conclude Virginia -. Mamma, mi manchi e sarai sempre nei miei pensieri più intimi, cercherò i tuoi occhi in qualsiasi altro sguardo umano, ti ricordo e ti ripenso nelle nostre cene a letto e nei nostri abbracci notturni. Ti stringe forte tua figlia, quella ragazza che hai allevato e che sempre rimarrà tua".

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