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Mihajlovic, coltellate a Berlusconi: "Non voleva Romagnoli e mi chiese due volte di non far esordire Donnarumma"

Mihajlovic, coltellate a Berlusconi: "Non voleva Romagnoli e mi chiese due volte di non far esordire Donnarumma"

"Diciamo che per 29 anni su 30 Silvio Berlusconi è stato il più grande presidente di calcio di tutti i tempi. Il 30° è stato il mio anno". Sinisa Mihajlovic ha il dente avvelenato e si gode la rivincita. Intervistato dal Corriere della Sera, il mister serbo del Torino rivelazione di questo inizio di stagione si toglie ancora qualche sassolino dalle scarpe nei confronti, più che del Milan, del suo presidente. 

Esonerato quando il Diavolo era in piena zona Europa League nonostante un periodo di magra, Miha verrà ricordato come l'allenatore che ha lanciato un talento che oggi è il presente e il futuro del Milan: Gigio Donnaumma e Mbaye Niang. E proprio sul portiere 17enne il mister svela un segreto ammazza-Cav: "Ha esordito tra i dubbi di tutti perché c'era Diego Lopez e lui aveva 16 anni e mezzo. Adesso è in Nazionale e non so nemmeno se ha un prezzo: resterà una mia soddisfazione. La settimana dell'esordio, Berlusconi è venuto due volte a Milanello per convincermi a mettere Diego Lopez. Gli ho detto che aveva due possibilità: mandarmi via e mettere Diego Lopez, tenermi e vedere in porta Donnarumma. Lui mi ha tenuto, per fortuna. Sua".

Su un altro giovane Berlusconi era scettico, Alessio Romagnoli. "Lui diceva che era troppo caro, io gli ho detto: Pres facciamo così, se quando vorrà rivendere Romagnoli lo fa per meno di 25 milioni la differenza la metto io; se lo vende a di più facciamo a metà. Mi sembra sia arrivata un'offerta dal Chelsea per il doppio. E poi Niang: con me ha giocato titolare, mi sono esposto io per non farlo vendere a gennaio, perché doveva andare al Leicester. Senza questi tre giocatori, il Milan oggi sarebbe meno forte. E meno ricco".

Lo stesso è accaduto sul resto della formazione. "Il Milan è stato in un momento difficile sin dall'inizio - ricorda Mihajlovic -. Abbiamo perso tempo le prime 7-8 partite perché abbiamo giocato con il 4-3-1-2, come voleva il presidente Berlusconi, anche se si capiva che non era il modulo adatto. Dopo la partita con il Napoli ho detto Basta, vado di testa mia: se mi manda via, muoio con le mie idee. E i risultati hanno cominciato a venire". Alla fine però l'hanno esonerato: "Penso che si debba considerare tutto quello che è successo per dare un giudizio: il tempo perso all'inizio; l'esonero dopo la partita con la Juve, la migliore che abbiamo giocato; il fatto che ho lasciato il Milan in finale di Coppa Italia e in Europa League e sappiamo com'è andata a finire". "L'unica cosa che mi rode è di non aver potuto giocare la finale di Coppa Italia, perché non c'è la controprova ma penso che con me in panchina potevamo vincere, visto come ha giocato la Juve. Non mi è stato permesso, ma sono esperienze che fanno crescere. Anche se io avevo già deciso di andare via anche se non mi avessero cacciato. Non potevo fare un altro anno così". L'unico pensiero dolce è per Adriano Galliani, il vicepresidente e ad rossonero che con l'arrivo dei cinesi saluterà la truppa: "Mi ha aiutato tanto, è un grande. Spero non lasci il calcio. Gli voglio molto bene, lo considero un amico, il nostro rapporto continua".

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Commenti all'articolo

  • heinreich

    14 Novembre 2016 - 14:02

    perchè stupirsi dato che è noto che il berluska di calcio non ha mai capito nulla

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