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Milano, le prostitute nella scuola di piazzale Bacone

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Milano, le prostitute nella scuola di piazzale Bacone

La donna lo precede e gli apre il cancello, facendo strada. Come se fosse casa sua. Lui la segue e poco dopo si appartano per fare l' amore. Non ci sarebbe nulla di strano o quantomeno sarebbe tutto un déjà vu se lei non fosse una prostituta e quel cancello altro non è che l' ingresso che dà nel giardinetto delle scuole medie e del plesso sportivo di piazzale Bacone, con tanto di piscina e un campo da volley. Qui, a tarda sera, entrano ed escono lucciole e clienti. Una situazione a dir poco imbarazzante, più volte denunciata dalle mamme degli alunni, dai dirigenti scolastici e dai cittadini. Ma senza esito. Adesso il Codacons, insieme al comitato di quartiere, Abruzzi-Piccinni, capitanato da Fabiola Minoletti, ha presentato un esposto alla Procura nel quale, oltre a denunciare i fatti, punta il dito contro l' indifferenza delle Forze dell' Ordine. E si domandano: «È legittimo a fronte delle tasse che ogni cittadino paga ritrovarsi un sistema di controllo della sicurezza che omette di intervenire di fronte all' esercizio della prostituzione negli spazi di un plesso scolastico?».

La prostituzione serale nei giardinetti della scuola, non è l' unica piaga che affligge il quartiere. Nelle vie adiacenti il malcostume a sfondo sessuale è la quotidianità da anni. Anche durante il giorno. Con le "signorine" che sembrano ormai far parte integrante della zona. C' è l' albanese Areta che ha superato i 40 anni e si è comprata un appartamento a un centinaio di metri dal marciapiede sul quale batte. 

Ha un compagno e un figlio che va alle elementari. Da 10 anni fa la prostituta in viale Abruzzi, non lontano dal supermercato e, a volte, all' incrocio con via Amedeo d' Aosta. Senza molto apparire, jeans e maglietta, ricevendo i saluti anche da chi abita lì attorno e l' ha vista "crescere". Irina, 35 anni, è arrivata qui quando non aveva ancora compiuto 18 anni. Anche lei è albanese, con un sogno nel cassetto: comprarsi un albergo a Durazzo. E, visto che la si vede sempre meno in giro, c' è da credere che il sogno si sia avverato. Il suo spazio, quando lei non c' è, è preso da due ragazze di Tirana, che in poco tempo di professione si sono acquistate casa in via Vela.

Come loro ce ne sono altre 15. Sono la parte più fedele e tradizionalista della prostituzione diurna nel quadrilatero Abruzzi-Piccinni-Monteverdi-Paganini. Sono quelle arrivate nel 2007, quasi timidamente. Discrete, per niente appariscenti e mai volgari. In questo fortino a luci rosse, ci sono cinesi, albanesi, romene e bulgare. Ma anche attempate marocchine: tre donne che arrivano sempre insieme a tarda ora in via Paganini e che i residenti chiamano confidenzialmente «le tre sorelle». Le cinesi arrivano con la metro intorno alle 10 e rimangono fino alle 20.

Con un servizio pranzo che viene loro servito sul posto da connazionali fiancheggiatori. Le lucciole dagli occhi a mandorla adescano in strada e finiscono in monolocali di appoggio nella zona o in pensioncine a una stella di via Paganini, via Lulli e piazza Aspromonte. In questi giorni all' appello ne manca una, per via di un ritorno in patria, a Fushung. Si chiama Alessia, 58 anni, grande e grossa, con alle spalle un matrimonio fittizio, un' espulsione e due sfratti. Quelle dell' Est, invece, vengono accompagnate in auto, oppure raggiungo il posto di lavoro a piedi, perché hanno alloggi vicini, tipo casa e bottega.
Anche i luoghi del meretricio sono sempre gli stessi, come se tutto fosse già definito e lottizzato. E loro, le irriducibili dell' amore profano, da oltre due lustri battono il marciapiede: più forti delle contestazioni degli abitanti, dei blitz delle forze dell' ordine. Incuranti delle telecamere, del tempo. Non temono niente e nessuno, nel nome del dio denaro, del business facile e a tanti zeri. Le 18 lucciole lavorano mediamente 20, 25 giorni al mese. Ricevono in media un cliente all' ora, per 8 clienti al giorno. I prezzi per prestazione variano dai 30 ai 50 euro. E i conti sono presto fatti: 18 ragazze per 35 euro come media a prestazione per 8 rapporti giornalieri ciascuna, sono 5.000 euro al giorno. Calcolando 23 giorni di lavoro al mese, fanno 115.000 euro che in un anno diventano 1.380.000 euro. Con un calcolo per difetto.

Anche oggi che tutto è diverso. Oggi ci sono le mappe online, i siti specializzati con sedi all' estero, fin troppo espliciti. Insomma le signorine di una volta stanno scomparendo: è troppo pericoloso, ci sono i controlli e si rischiano maggiormente le malattie. In sostanza le "stradali" sono ormai roba da extracomunitari, mentre le altre sono tutte escort. Con l' eros che tende a parlare inglese e a pagare in "rose" (100 rose = 100 euro). Ma quelle di viale Abruzzi e dintorni, sono rimaste ancorate all' Italietta di una volta, fuori moda e fuori tempo: non mollano e guadagnano. «Dopo anni di battaglie», spiega Minoletti, «dobbiamo constatare che purtroppo il fenomeno della prostituzione in strada in questo quartiere non si è affatto fermato. Gli stessi residenti lo hanno accettato e ci convivono. A nostro avviso l' unica soluzione è la regolamentazione del fenomeno».

di Michele Focarete

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